Salvataggi in mare: Panama revoca iscrizione alla nave Aquarius 2

Pubblicato il 24 settembre 2018 alle 12:34 in Europa Immigrazione

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L’autorità marittima di Panama (PMA) ha revocato la registrazione per le attività di ricerca e salvataggio alla nave Aquarius 2, che non potrà più effettuare tali attività fino a quando non le verrà assegnata una nuova bandiera.

Come spiega Reuters, Aquarius 2 sta continuando ad operare nel Mediterraneo, al largo della Libia, insieme ad altre imbarcazioni di Ong. Al momento la nave, che opera sotto SOS Meidterranee, si trova in mare con a bordo 58 migranti. La decisione dell’autorità marittima di Panama indica che, una volta che Aquarius 2 giungerà in porto per portare gli stranieri in salvo, non potrà più operare se non troverà una nuova bandiera. SOS Mediterranee ha dichiarato che la decisione di Panama è legata alle pressioni esercitate dal governo italiano. “La squadra dell’Aquarius è rimasta scioccata dalla comunicazione dell’autorità marittima di Panama, la quale ha spiegato che le autorità italiane avevano chiesto di attuare un’azione immediata contro l’Aquarius”, recita il comunicato della ong. Da parte sua, il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha dichiarato di non aver esercitato alcuna pressione su Panama.

Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle ong e delle missioni europee. A suo avviso, le ong fungono da taxi dei migranti nel Mediterraneo, intralciando spessi le attività della Guardia Costiera libica. Proprio domenica 23 settembre, il capo del Viminale ha accusato Aquarius 2 di aver ostacolato l’operato degli ufficiali libici, affermando che Panama avrebbe dovuto revocale l’iscrizione della nave dal proprio registro navale. “Possono cambiare bandiera e nome mille volte, ma i porti italiani rimarranno chiusi per questi gentiluomini”, ha dichiarato Salvini.

A metà luglio, il ministro aveva chiesto alle autorità europee di considerare la Libia un porto sicuro, così da permettere anche alle imbarcazioni delle missioni straniere e delle ong che effettuano attività di soccorso in mare di riportare i migranti nel Paese nordafricano. Tuttavia, l’Unione Europea aveva replicato che nessuna operazione europea o nave europea faceva sbarchi in Libia perché non la considerano un porto sicuro, in linea con la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, grazie all’appoggio dell’Italia e dell’UE, la Guardia Costiera libica ha aumentato significativamente la propria attività, con il risultato che il numero di sbarchi sulle coste italiane è diminuito dell’80% rispetto al 2017. Secondo le stime del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 24 settembre 2018, sono sbarcati 21.014 migranti in Italia, di cui 12.389 provenienti dalla Libia. Nello stesso periodo del 2017, invece, nel nostro Paese erano sbarcati 103.302 stranieri, di cui oltre 97.000 provenienti dal Paese nordafricano. Più volte, la Guardia Costiera libica è stata accusata di interferire con le operazioni di salvataggio condotte dalle imbarcazioni delle Ong nel Mediterraneo.

Nonostante tali dati, la UN Refugee Agency (UNHCR) ha messo in guardia le autorità europee, rendendo noto che i viaggi nella tratta del Mediterraneo centrale, che collega la Libia all’Italia, stanno divenendo sempre più rischiosi. Secondo un report intitolato “Desperate Journeys”, pubblicato il 3 settembre dall’agenzia dlel’Onu, i trafficanti di esseri umani che operano in Libia stanno correndo rischi sempre più grandi per fare le traversate verso l’Europa, dal momento che la Guardia Costiera libica è molto più attiva rispetto agli anni passati, intercettando sempre più imbarcazioni cariche di migranti. Ciò, secondo la UNHCR aumenta il rischio di morte in mare nel corso dei viaggi verso i Paesi europei.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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