Caos Libia: militanti di al-Qaeda hanno preso parte agli scontri

Pubblicato il 24 settembre 2018 alle 14:38 in Africa Libia

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I militanti di al-Qaeda si sono uniti agli scontri di Tripoli, peggiorando la situazione di sicurezza della capitale libica. È quanto ha dichiarato una milizia locale legata al governo di Fayez Serraj, premier di Tripoli, secondo cui combattenti del Benghazi Revolutionary Council, che al suo interno conta fazioni che hanno giurato fedeltà all’ISIS e ad al-Qaeda, sono stati avvistati nella capitale. The National riferisce che è la prima volta in cui il Benghazi Revolutionary Council viene accusato di aver preso parte agli scontri.

Dall’inizio delle offensive, tra il 26 e il 27 agosto, sono morte complessivamente 115 persone, mentre oltre 300 sono state ferite, nonostante il cessate il fuoco raggiunto sotto la guida dell’Onu il 4 settembre. Ahmed Ben Salim, portavoce delle Special Deterrence Force, conosciuta anche con il nome di Rada, legata al governo di Tripoli, ha spiegato che molti criminali e terroristi stanno prendendo parte ai disordini nella capitale, combattendo al fianco di Salah Badi, leader della coalizione islamista Libya Dawn, che giocò un ruolo chiave negli scontri che rasero al suolo Tripoli nel 2014. In seguito al suo ritorno dalla Turchia, dove ha instaurato il suo quartier generale dal 2016, Badi è accusato di aver condotto uno dei recenti attacchi contro la capitale, alla guida della Al Samound Brigade, conosciuta anche come la brigata Kani. Nel corso delle settimane passate, Badi ha rilasciato un video in cui esorta ad intervenire negli scontri. “Porremo fine alle distorsioni emerse dalla rivoluzione del 2011 e combatteremo contro coloro che hanno causato l’umiliazione dei cittadini di Tripoli”, dichiara Badi. Tra le accuse mosse contro di lui c’è quella di aver favorito l’ascesa in Libia di Ansar al-Sharia, organizzazione fondata nel 2011 e legata ad al-Qaeda, scioltasi nel maggio 2017.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha descritto la situazione nel Paese nordafricano “disperata”, con combattimenti continui, un’economia collassata e infrastrutture distrutte che rendono migliaia di persone sempre più vulnerabili. “Sette anni di guerra in Libia hanno spinto oltre 500mila persone a lasciare le proprie case, e ora non è rimasto molto in cui poter tornare”, ha scritto su Twitter l’associazione umanitaria, aggiungendo che case e scuole sono state spesso completamente distrutte. Il gruppo ha altresì citato il sabotaggio di alcuni presidi sanitari, riserve idriche ed elettriche, e il pericolo di resti di ordigni rimasti inesplosi nelle strade.

Nel frattempo, i sindaci di diverse città della Libia occidentale, quali Tajoura, Misrata, Souq Al-Jumua e Abu Salim hanno chiesto alle parti coinvolte negli scontri di rispettare il cessate il fuoco affinché vengano adottate più velocemente le misure di sicurezza per riportare la stabilità nella capitale. Il 17 settembre, Serraj, in qualità di capo dell’esercito, ha annunciato la creazione di una forza congiunta per la risoluzione dei conflitti e per ripristinare la sicurezza a Tripoli. Il nuovo corpo, guidato dal brigadiere generale Osama Al-Juwaili, sarà formato da 3 brigate di fanteria e avrà il compito di comunicare con gli attori in conflitto, indirizzandoli a un altro comitato che verrà formato a breve.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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