Cina: posticipate trattative militari con USA dopo sanzioni per acquisto armamenti da Russia

Pubblicato il 23 settembre 2018 alle 12:02 in Cina USA e Canada

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La Cina ha convocato l’ambasciatore statunitense presso Pechino, decidendo altresì di posticipare le trattative militari congiunte, in segno di protesta contro la decisione di Washington di sanzionare un’agenzia militare cinese e il suo direttore per aver acquistato alcuni caccia e sistemi missilistici terra-aria dalla Russia.

Il vice ministro degli Esteri della Cina, Zheng Zeguang, ha convocato l’ambasciatore statunitense, Terry Branstad, per discutere gli ultimi avvenimenti e le sanzioni statunitensi imposte su Pechino. Il Ministero della Difesa cinese, da parte sua, ha dichiarato che richiamerà il capo della marina, Shen Jinlong, in visita negli Stati Uniti, e posticiperà gli incontri previsti a Pechino tra i funzionari militari cinesi e statunitensi, organizzati per l’ultima settimana di settembre. Inoltre, il Ministero ha spiegato che si riserverà il diritto di prendere ulteriori contromisure, senza tuttavia fornire dettagli a riguardo.

Il portavoce del Ministero, Wu Qian, ha spiegato che la decisione della Cina di acquistare alcuni caccia e i sistemi missilistici dalla Russia è stata un normale atto di cooperazione tra due Paesi sovrani, sottolineando che gli Stati Uniti non hanno diritto di intervenire nella vicenda. “L’approccio statunitense è una mera violazione delle regole di base delle relazioni internazionali, una piena manifestazione di egemonia e una seria rottura dei rapporti tra due Paesi e tra i loro due eserciti” ha spiegato Wu, sottolineando che, se gli Stati Uniti non elimineranno le sanzioni, dovranno affrontarne le conseguenze.

Il 20 settembre, il Dipartimento di Stato americano aveva sanzionato l’Equipment Development Department delle forze armate cinesi e il suo direttore, Li Shangfu, per aver intrapreso “operazioni significative” con il principale esportatore di armi russe, Rosoboronexport. Nello specifico, il Dipartimento cinese sanzionato è stato accusato di aver acquistato 10 caccia SU-35 e un sistema di difesa missilistica terra-aria S-400 dalla Russia. Un alto funzionario americano ha riferito che le consegne sono state effettuate a dicembre e a gennaio, ma che non è chiaro quanto Pechino abbia speso per tali acquisti. Le restrizioni includono un divieto di visto per Li Shangfu e limitano tanto quest’ultimo quanto la Chinese agency, che fa parte della Commissione Militare Centrale del Paese, dall’intraprendere transazioni con il sistema finanziario statunitense. Le misure prevedono altresì il blocco del loro accesso a proprietà e interessi all’interno della giurisdizione statunitense.

Sabato 22 settembre, un funzionario statunitense del Dipartimento di Stato ha spiegato che il motivo per il quale sono state imposte restrizioni sulla Cina è perché l’acquisto del sistema missilistico dei caccia dalla Russia è avvenuto in violazione delle leggi sulle sanzioni, note come CAATSA, che Washington aveva imposto in risposta al “comportamento maligno” di Mosca. Il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA), era stato firmato nel 2017 dagli Stati Uniti per punire la Russia a causa del suo coinvolgimento nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, dell’aggressione in Ucraina e della sua partecipazione alla guerra civile siriana. Tuttavia, il funzionario ha insistito nel sottolineare che le restrizioni sono volte a punire Mosca, e non Pechino. È la prima volta che un Paese esterno viene punito in base alla legge CAATSA. La Russia, da parte sua, ha avvisato Washington di “non giocare con il fuoco”, accusandola di cercare di espellere Mosca dal mercato globale delle armi.

Il sistema missilistico S-400, che include radar, un sistema di controllo e missili dalla gittata di circa 402 chilometri, era stato utilizzato per la prima volta dalla Russia nel 2007 ed è considerato la più efficace difesa di Mosca contro aerei, razzi e droni. Il Cremlino utilizza tale sistema in Siria, secondo quanto riferito dai media ufficiali russi, e gli Stati Uniti hanno messo in discussione l’interesse di altri Paesi, quali ad esempio la Turchia, nell’acquistare l’S-400. Washington è preoccupata del fatto che il potenziale utilizzo del sistema da parte di Ankara potrebbe minacciare alcune armi e altre tecnologie “made in USA” impiegare in Turchia, inclusi alcuni caccia F-35.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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