Accordo tra Cina e Santa Sede spaventa Taiwan

Pubblicato il 23 settembre 2018 alle 15:02 in Asia Cina

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La Cina e lo Stato Vaticano hanno siglato uno storico accordo, seppur denominato “provvisorio”, che rappresenta un importante avvicinamento tra i due Paesi, i cui rapporti ufficiali sono interrotti dal 1951 con l’espulsione dell’ultimo nunzio apostolico dal territorio cinese.

L’Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi è stato siglato a Pechino sabato 22 settembre, durante la riunione che si è svolta a Pechino tra mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i rapporti della Santa Sede con gli stati, e Wang Chao, viceministro degli affari esteri della Repubblica Popolare Cinese. L’accordo rappresenta un importante passo in avanti nel riavvicinamento già iniziato sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Papa Francesco, dall’inizio del suo mandato pontificio, ha mostrato apertura nei confronti della Cina, ciò ha permesso lo stabilimento dei contatti istituzionali con le Autorità cinesi.

L’Accordo Provvisorio è il risultato di un lungo percorso di trattativa e prevede valutazioni periodiche circa la sua attuazione. L’argomento principale dell’Accordo è quello su cui la Cina e il Vaticano sono in maggiore disaccordo: la nomina dei vescovi. Per cogliere l’importanza di questo momento storico, occorre comprendere la situazione attuale della Chiesa Cattolica in Cina.

La Cina, in quanto Stato comunista è ufficialmente atea, ma permette l’esistenza di diverse fedi religiose, seppur sotto la rigida supervisione dell’Ufficio Statale per gli Affari Religiosi e i fedeli devono “essere subordinati e servire gli interessi della nazione e del popolo cinese e sostenere la leadership del Partito Comunista Cinese”.

Questa situazione influenza direttamente la nomina dei vescovi cinesi, che devono essere scelti e nominati dalla Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi, controllata dallo Stato, e non dal Vaticano come avviene nel resto del mondo. Finora, i vescovi cinesi nominati dall’Associazione Patriottica hanno ricevuto la scomunica ufficiale del Papa, perché scelti senza la sua approvazione.

Al contempo, in Cina, sono presenti alcuni vescovi legittimamente nominati dalla Santa Sede, ma non riconosciuti dall’Associazione Patriottica, che vengono considerati parte della cosiddetta “Chiesa Clandestina” cinese e che esercitano le loro funzioni ecclesiastiche privi di riconoscimento nel Paese.

L’Accordo Provvisorio ha l’obiettivo di far trovare un accordo alle due Parti proprio sul processo di nomina futura dei vescovi e prevede, da parte della Cina, il riconoscimento di Papa Francesco come capo della Chiesa Cattolica Cinese con  l’ultima parola nelle nomine future e da parte del Vaticano il riconoscimento dei 7 vescovi cinesi attualmente scomunicati.

L’Accordo non è stato accolto con favore da tutti. Le comunità cattoliche di Hong Kong e degli Stati Uniti hanno scritto una lettera aperta in cui affermano di essere profondamente scioccate e deluse dai negoziati e che ogni accordo definitivo debba essere “fondato nella tutela della libertà religiosa e sulla fine delle persecuzioni religiose”. Il riferimento indiretto appare essere quello ai presunti campi di detenzione e di rieducazione che le autorità cinesi avrebbero creato, secondo le accuse mosse dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni per i diritti umani, nella regione occidentale del Xinjiang a danno della minoranza etnica uigura di fede musulmana.

Chi potrebbe soffrire particolarmente dell’avvicinamento tra la Cina e il Vaticano è l’isola di Taiwan. La Repubblica di Cina, denominazione ufficiale di Taiwan, è stata ufficialmente riconosciuta dalla Santa Sede nel 1942 e l’ambasciata taiwanese alla Città del Vaticano è l’unica presente in Europa. Il Vaticano non ha però un nunzio apostolico a Taipei.

Visto il numero sempre crescente di alleati di Taiwan che stanno ponendo fine alle relazioni diplomatiche con quest’ultima a favore dell’allacciamento di quelle con Pechino – la Repubblica Domenicana, il Burkina Faso ed El Salvador solo dall’inizio del 2018 -, Taipei teme che il Vaticano possa diventare il prossimo sulla lista. Se ciò avvenisse sarebbe una vittoria importante per Pechino. L’ambasciatore taiwanese alla Santa Sede, Matthew S.M. Lee, ha affermato di essere stato tranquillizzato dagli ufficiali del Vaticano in merito ai contenuti dell’accordo – che per il momento rimangono segreti – che vertono esclusivamente “sulla gestione degli affari religiosi in Cina e non ha connotazioni politiche o diplomatiche”.

È difficile pensare che un avvicinamento tra la Cina e la Città del Vaticano non possa avere, nel lungo periodo, il fine di riallacciare i rapporti diplomatici. Questo per Taiwan vorrebbe dire una perdita maggiore di quanto lo siano state quelle degli altri alleati, poiché comporterebbe anche una importante connotazione morale. Se la Santa Sede accettasse un accordo diplomatico con Pechino senza ricevere in cambio un impegno fattivo per la fine delle persecuzioni religiose – subite anche da quella che è stata finora la Chiesa Cattolica Clandestina Cinese – questo comporterebbe una grave perdita di autorità morale e di fiducia nei confronti della Chiesa di Roma in tutto l’Estremo Oriente, secondo l’analisi di The Diplomat.

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Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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