Maldive: polizia chiude uffici dell’opposizione alla vigilia del voto presidenziale

Pubblicato il 22 settembre 2018 alle 16:59 in Asia Maldive

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La polizia delle Maldive ha sequestrato il quartier generale della campagna elettorale dell’opposizione mentre migliaia di persone stavano manifestando per le strade della capitale, il giorno prima delle elezioni presidenziali.

Sabato 22 settembre, la polizia per le operazioni speciali ha bloccato l’entrata degli uffici dell’opposizione a Male con la giustificazione di una indagine per corruzione, secondo quanto dichiarato da Hisaan Hussein, avvocato della parte lesa, che ha altresì spiegato che le forze dell’ordine non permettono a nessuno di entrare nell’edificio. “È un tentativo disperato di fermare il voto di domani” ha sottolineato la donna, che ha aggiunto che la polizia non ha un mandato per entrare nell’edificio, ma sembra sicura del fatto che lo otterrà.

Da parte sua, le forze dell’ordine hanno pubblicato un post su Twitter dove hanno dichiarato che i loro ufficiali si sono recati sul luogo per porre fine ad attività contro la legge. Al momento del raid, l’ufficio era chiuso e i funzionari dell’opposizione stavano partecipando a una marcia in occasione dell’ultimo giorno di campagna elettorale.

Il voto di domenica 23 settembre è considerato una prova per la democrazia nell’isola musulmana. Le elezioni avverranno in un clima di crescente paura, poiché i cittadini temono che gli esiti verranno truccati, e in un momento nel quale le forze dell’ordine stanno attuando un ampio giro di vite contro gli oppositori. L’attuale presidente maldiviano, Abdulla Yameen, vorrebbe essere rieletto per un secondo mandato quinquennale. Durante i suoi primi 5 anni in carica, l’uomo è stato accusato di corruzione, abusi dei diritti umani e politicizzazione dell’Islam. Il presidente, inoltre, ha incarcerato o costretto all’esilio quasi tutti i suoi rivali, sospeso il Parlamento, chiuso alcuni media critici e indipendenti e dichiarato per 2 volte lo stato di emergenza in base a presunte minacce alla sicurezza nazionale.

Yameen concorre contro il legislatore Ibrahim Mohamed Solih, sostenuto da una coalizione di partiti d’opposizione guidata dal Partito Democratico delle Maldive. L’obiettivo dell’uomo è riportare la democrazia nel Paese, rilasciare i dissidenti e indagare sulle accuse di corruzione contro Yameen.

Saranno circa 260.000 i cittadini delle Maldive che parteciperanno alle elezioni presidenziali, le prime dal 2008. La Commissione Elettorale ha aperto circa 472 seggi, anche in Paesi quali India, Sri Lanka, Malesia e Regno Unito ma, secondo il quotidiano The Indu, non ha fornito il visto d’entrata nell’isola a molti osservatori internazionali delle elezioni. La Commissione, inoltre, non ha portato nessuno di tali funzionari ai centri dove avverrà il voto, preferendo indirizzarli verso località turistiche.

Le Maldive, abitate da circa 400 mila persone e conosciute prettamente come località turistica e balneare, hanno sperimentato un periodo di agitazione politica sin da quando Mohamed Nasheed, il primo leader del Paese a essere eletto democraticamente, nel 2008, era stato obbligato a dimettersi dalle forze dell’ordine, in seguito a un ammutinamento e golpe della polizia, nel 2012. Poco dopo l’annuncio delle sue dimissioni forzate, il vice di Nasheed, Mohammed Waheed Hassan, aveva giurato come nuovo presidente delle Maldive. Nasheed si era ricandidato alle presidenziali del 2013, ma era stato sconfitto al ballottaggio da Yameen.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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