Arabia Saudita accusata di voler chiudere le indagini per crimini di guerra in Yemen

Pubblicato il 22 settembre 2018 alle 15:49 in Arabia Saudita Yemen

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L’Arabia Saudita è stata accusata di voler chiudere l’indagine per crimini di guerra in Yemen sponsorizzata dalle Nazioni Unite.

Venerdì 22 settembre, l’agenzia Human Rights Watch ha dichiarato che Riad sta mandando avanti “uno spudorato tentativo di evitare lo scrutinio” della sua condotta in Yemen, dove una coalizione a guida saudita ed emirata agisce, dal 2015, per supportare il presidente del Paese, Rabbo Mansour Hadi, nel conflitto contro i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran.

Tale accusa ha fatto seguito alle due opposte Risoluzioni sullo Yemen proposte durante l’attuale sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, a Ginevra. Uno dei 2 documenti è stato proposto da un gruppo di Paesi europei e dal Canada e richiede l’estensione di un anno dell’inchiesta dell’ONU che, ad agosto, aveva riportato una serie di prove secondo le quali entrambe le parti in conflitto avevano commesso crimini di guerra.

Invece, la seconda Risoluzione, proposta dalla Tunisia a nome del gruppo degli Stati arabi, del quale fa parte anche l’Arabia Saudita, non parla di estendere l’indagine, ma richiede che sia la Commissione Nazionale d’Inchiesta yemenita a continuare a monitorare il conflitto. È probabile, secondo Al Jazeera in lingua inglese, che i negoziati diplomatici relativi alle due opposte Risoluzioni continueranno fino alla fine dell’attuale sessione del Consiglio per i Diritti Umani, che terminerà alla fine di settembre.

Lo stallo è arrivato dopo 3 settimane dalla pubblicazione del resoconto da parte degli investigatori delle Nazioni Unite che, il 28 agosto, avevano citato l’esistenza di violazioni dei diritti in Yemen, inclusa la privazione del diritto alla vita, la detenzione arbitraria, stupri, torture, sparizioni forzate e reclutamento di bambini da parte delle forze del governo yemenita e i suoi alleati sauditi ed emirati. Inoltre, l’ONU ha dichiarato che anche i ribelli Houthi si sono resi colpevoli degli stessi crimini.

Secondo Al Jazeera in lingua inglese, l’argomento non è nuovo ai membri del Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra. Olandesi e canadesi hanno ripetutamente cercato, negli anni, di assicurare che gli investigatori dell’ONU avessero accesso a quanti più territori yemeniti possibili, incluse quelle aree colpite da incursioni aeree da parte della coalizione a guida saudita, per capire quale fosse la situazione, ma l’Arabia Saudita ha ripetutamente bloccato le indagini, facendo pressioni invece perché fosse la Commissione nazionale per i diritti umani, sostenuta dal governo dello Yemen, a mandare avanti tali ricerche, consultandosi e facendosi consigliare dalle Nazioni Unite. L’organo locale, tuttavia, non ha accesso alle aree sotto il controllo dei ribelli.

La guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015, è entrata ormai nel suo terzo anno. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’esistenza di gruppi secessionisti e dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. L’Arabia Saudita ritiene che Teheran si celi dietro il rifornimento di armi ai ribelli yemeniti, nonostante, da parte sua, Teheran abbia più volte respinto tali accuse. Sia la coalizione araba sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. Circa 10.000 persone sono state uccise nel corso del conflitto in corso nello Yemen, tra cui 2.200 bambini, secondo le stime dell’ONU, che ha definito la situazione nel Paese la “peggiore crisi umanitaria del mondo”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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