USA: l’Iran è il principale Stato sponsor del terrorismo a livello globale

Pubblicato il 20 settembre 2018 alle 14:31 in Iran USA e Canada

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L’Iran rimane il principale Stato sponsor del terrorismo a livello globale e dispone di reti di finanziamento e di cellule operative attive in tutto il mondo. È quanto riferisce un rapporto del governo statunitense che conclude l’indagine annuale del Dipartimento di Stato americano sul terrorismo globale. In tale rapporto, il Dipartimento di Stato ha accusato l’Iran di svolgere un’attività di ingerenza destabilizzante nella regione mediorientale. In particolare, Teheran è accusata di intensificare numerosi conflitti e di tentare di rovesciare alcuni governi in Medio Oriente e altrove.

A riguardo, il coordinatore del Dipartimento americano per l’antiterrorismo, Nathan Sales, ha dichiarato che alcune attività riconducibili all’Iran, come le reti di raccolta fondi attive nell’Africa occidentale, i depositi di armi in Sud America e l’attività operativa in Europa, dimostrano che la Repubblica islamica “non ha riserve sull’uso del terrorismo in qualsiasi continente” e che “l’Iran rimane il principale Stato sponsor del terrorismo a livello mondiale, è responsabile dell’intensificarsi di molteplici conflitti e di minare gli interessi degli Stati Uniti in Siria, Yemen, Iraq, Bahrein, Afghanistan e Libano”. Pertanto, secondo quanto affermato dal rapporto e riportato da The National, “i terroristi affiliati all’Iran hanno dimostrato una portata terroristica quasi globale”.

Washington ha inserito l’Iran nella lista degli stati sponsor del terrorismo, che attualmente include Paesi come la Corea del nord, la Siria e il Sudan, nel 1984. L’Iran da parte sua sostiene che le sue attività sono dirette al sostegno dei popoli oppressi del Medio Oriente. Come riporta The National, il rapporto americano arriva in un momento in cui l’amministrazione Trump sta portando avanti una linea dura nei confronti dell’Iran. L’8 maggio, gli stati Uniti si sono ritirati dall’accordo sul nucleare iraniano, firmato, il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’accordo prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali contro Teheran, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica né a interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, in seguito al recesso, il 7 agosto, gli Stati Uniti hanno annunciato la reintroduzione di sanzioni dirette contro il settore siderurgico e automobilistico iraniano nonché contro il settore finanziario. L’Iran, da parte sua, ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida che ha dato luogo ad una guerra di parole tra i leader dei due Paesi, iniziata il 22 luglio. Intanto, per il mese di novembre, è prevista l’entrata in vigore di una seconda tranche di sanzioni statunitensi contro l’Iran, diretta stavolta contro il settore petrolifero e bancario. Secondo l’amministrazione Trump, l’imposizione delle sanzioni è diretta a interrompere l’afflusso delle risorse che Teheran utilizza per sostenere le sue “attività maligne”, incluso il terrorismo. Il supporto iraniano alle organizzazioni terroristiche attive nel mondo proviene in larga parte, secondo il rapporto, dalle Guardie Rivoluzionarie, guidate dal generale Qassem Suleimani.

Con riferimento alla realtà attuale del terrorismo internazionale, il rapporto riferisce che gli attacchi a livello mondiale sono diminuiti del 23% nel corso del 2017 rispetto all’anno precedente. Tale riduzione è dovuta in gran parte al ridimensionamento dello Stato Islamico in Siria e in Iraq, dove ha subito numerose sconfitte territoriali. Tuttavia, nel 2017, il gruppo terroristico si è reso responsabile di attacchi in 20 Paesi. Tale riduzione della minaccia terroristica a livello globale, tuttavia, mette in luce il rapporto, non garantisce agli Stati Uniti la sicurezza nazionale. Al contrario, le minacce di attacco contro gli Stati Uniti e i loro alleati in tutto il mondo sono “più complesse”, a causa della decentralizzazione di molti gruppi terroristici, inclusi l’ISIS e Al-Qaeda, del loro ricorso a nuove tecnologie, come armi chimiche e droni, nonché di Internet come nuovo terreno di radicalizzazione che li rende sempre meno propensi “all’azione militare convenzionale”. Gli attacchi terroristici effettuati nel 2017, conclude il rapporto, si sono verificati in 100 paesi, ma sono stati geograficamente concentrati. In particolare, il 59% degli attacchi è stato compiuto in soli cinque paesi, cioè l’Afghanistan, l’India, l’Iraq, il Pakistan e le Filippine.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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