Bulgaria e Repubblica Ceca appoggiano Orban contro le sanzioni

Pubblicato il 20 settembre 2018 alle 11:16 in Bulgaria Ungheria

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Dopo la dichiarazione della Polonia, anche la Bulgaria e la Repubblica Ceca hanno espresso il loro supporto nei confronti dell’Ungheria di Orban e la loro disponibilità a porre il veto sulle sanzioni politiche che potrebbero essere imposte a Budapest come conseguenza della procedura prevista dall’Articolo 7 del TUE, attivata con il voto del 12 settembre.

Per quanto riguarda la Bulgaria, la notizia è arrivata mercoledì 19 settembre da Krasimir Karakachanov, ministro della Difesa e membro di Patrioti Uniti, partito nazionalista e anti-immigrazione, nonché membro di minoranza della coalizione che governa Paese. Karakachanov ha riferito che, durante una riunione di gabinetto, il Governo bulgaro ha accettato all’unanimità di adottare una posizione comune per opporsi alle sanzioni nei confronti dell’Ungheria. Facendo eco alle affermazioni del ministro degli Esteri polacco, rilasciate poco dopo la votazione, Karakachanov ha difeso Budapest dichiarando ai giornalisti: “Riteniamo che questa sia una violazione della sovranità di uno Stato membro dell’Unione Europea”.

Tuttavia, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borissov, alleato del cancelliere tedesco Angela Merkel all’interno dell’UE, ha, come riferisce Reuters, minimizzato l’importanza dell’accordo di gabinetto, affermando che è stato preso in una riunione operativa e che non ha alcun valore legale. L’agenzia di stampa britannica ha altresì riportato che Borissov ha detto ai giornalisti che “non c’è niente di deciso”, ma anche che il suo Governo ha convenuto che se venisse adottata una decisione per togliere all’Ungheria i suoi diritti di voto, Sofia sarebbe contraria. Il Primo Ministro bulgaro ha aggiunto che, a suo avviso, una tale decisione potrebbe essere adottata tra due anni.

Il ministro degli Esteri Karakachanov ha inoltre sottolineato la necessità, per i Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale, che hanno problemi comuni, di fare squadra in opposizione a tali misure, perché “oggi è l’Ungheria, domani potrebbe essere la Polonia, e un giorno potrebbe essere la Bulgaria sul banco degli imputati”. La dichiarazione fa riferimento al fatto che anche Varsavia è oggetto di indagini da parte dell’UE, avviate dalla Commissione, in seguito all’approvazione di una riforma del settore giudiziario aspramente contestata. In quel caso, fu Budapest a dare il suo sostegno a Varsavia, quando il Parlamento ungherese adottò una risoluzione affermando che la Commissione “non ha il diritto di intromettersi”, negli affari interni degli Stati membri. La Bulgaria, invece, non sta affrontando alcuna indagine di questo tipo.

Per quanto riguarda la Repubblica Ceca, la notizia è arrivata il 13 settembre, all’indomani della votazione al Parlamento Europeo. A trasmetterla è stato il Primo Ministro, Andrej Babis, che ha dichiarato: “Io sto con Orban. Siamo alleati”. La Repubblica Ceca e l’Ungheria, insieme alla Polonia e alla Slovacchia compongono il Gruppo Visegrad, alleanza culturale e politica attraverso la quale i quattro Paesi promuovono la loro integrazione all’interno dell’UE.

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Cristina Lipari

di Redazione

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