La Polonia chiede aiuto agli USA contro la “minaccia russa”

Pubblicato il 19 settembre 2018 alle 14:24 in Polonia USA e Canada

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Donald Trump ha dichiarato, martedì 18 settembre, di voler valutare la richiesta di istituire una base militare permanente composta da truppe NATO e USA in Polonia. La proposta è arrivata dal Presidente polacco, Andrzej Duda, che, durante un incontro con il Presidente americano alla Casa Bianca, ha spiegato che la base militare, che si è offerto di chiamare “Fort Trump”, sarebbe un baluardo contro la minaccia costituita dalla Russia.

Il Presidente degli Stati Uniti ha ha riferito di condivide le preoccupazioni di Varsavia in merito ad una possibile aggressione russa e di essere d’accordo con Duda sul fatto che Mosca “abbia agito in modo aggressivo”. Trump ha inoltre apprezzato la disponibilità di Varsavia a contribuire al progetto con più di 2 miliardi di dollari. Il segretario della Difesa americano, Jim Mattis, ha chiarito che non sono ancora state prese decisioni, sottolineando la grande quantità di dettagli che è necessario definire prima di arrivare ad una conclusione. “Non si tratta solo di una base. Bisogna pensare anche ai di campi di addestramento, alle strutture di manutenzione, e a questo genere di cose. Ci sono una miriade di dettagli che dobbiamo studiare insieme a Varsavia”, ha ricordato Mattis. Attualmente, le truppe statunitensi vengono stanziate temporaneamente in Polonia, per via degli alti costi che comporta lo stazionamento permanente, tra cui quello degli alloggi per le famiglie dei militari, delle scuole e degli ospedali.

Mosca, già nel mese di maggio, aveva espresso delle preoccupazioni in merito alla richiesta della Polonia, specificando che l’espansione della NATO ad est, ed il conseguente avvicinamento dei confini dell’Alleanza Atlantica alla Federazione Russa, hanno minato la stabilità in Europa. La Polonia, insieme alla Repubblica Ceca e l’Ungheria, è entrata a far parte dell’Alleanza nel 1999. Nel 2004 è stata la volta dei Paesi Baltici (che confinano con la Russia), insieme a Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia; nel 2009 sono entrate l’Albania e la Croazia e per ultimo, nel 2017, il Montenegro. Inoltre, il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, si è detto pronto ad accogliere la Macedonia come trentesimo membro dell’Alleanza, qualora la sua popolazione approvi, tramite il referendum del 30 settembre, l’accordo con la Grecia. Queste successive ondate con cui si è protratto l’allargamento della NATO ad est hanno allarmato Mosca, specialmente se si tiene conto che alcuni dei Paesi coinvolti erano precedentemente membri dell’ormai estinto Patto di Varsavia, ed altri, come i Paesi Baltici, confinano con la Russia.

Trump e Duda hanno toccato un’altra tematica durante il loro incontro: il progetto Nord Stream 2, che prevede la realizzazione di un gasdotto lungo 1.200 chilometri destinato al trasporto del gas dalla Russia orientale alla Germania settentrionale, passando attraverso il Mar Baltico. Il gasdotto, seguendo lo stesso percorso del già esistente Nord Stream, sarebbe in grado di raddoppiare la quantità di petrolio trasportato dalla Russia alla Germania, che passerebbe da 55 a 110 miliardi di metri cubi per anno. In occasione dell’incontro alla Casa Bianca, i leader di Polonia e Stati Uniti hanno riferito che il Nord Stream 2 potrebbe rendere l’Europa troppo dipendente da Mosca per l’approvvigionamento di energia, e Trump ha dichiarato: “Pensiamo che sia molto spiacevole per il popolo tedesco che la Germania stia pagando miliardi e miliardi di dollari alla Russia per la sua energia”, continuando la polemica contro il Nord Stream 2 che aveva iniziato l’11 luglio, durante il vertice della NATO. In quell’occasione, il Presidente degli Stati Uniti aveva criticato la Germania, definendola “prigioniera della Russia”, e  disse alla Merkel: “Dobbiamo parlare dei miliardi e miliardi di dollari che vengono pagati al paese da cui dovremmo proteggervi”, come riporta il Washington Post.

In una dichiarazione congiunta, Trump e Duda hanno affermato che continueranno a coordinare gli sforzi “per contrastare i progetti energetici che minacciano la nostra sicurezza reciproca, come il Nord Stream 2”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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