Israele: 2 palestinesi uccisi a Gaza

Pubblicato il 19 settembre 2018 alle 12:03 in Israele Palestina

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2 palestinesi sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano nei presso del confine tra Gaza e Israele, lunedì 17 settembre. Gli uomini, identificati come Naji Abuasi, 18 anni, e Alaa Abuasi, 21 anni, sono stati portati all’ospedale Nasser di Khan Younis dopo essere stati rivenuti dai medici della Mezzaluna Rossa.

A tal riguardo, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira un gruppo di terroristi avvistasti aggirarsi nei pressi del confine meridionale in modo sospetto. Secondo il Ministero della Salute, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro almeno 26 palestinesi, lunedì 17 settembre.

La popolazione palestinese protesta settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza dal 30 marzo, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Almeno 172 palestinesi sono stati uccisi dall’inizio delle proteste mentre altri 18.000 sono rimasti feriti.

Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948.

I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

Israele ha accusato Hamas di aver sobillato le proteste per sviare l’attenzione dei cittadini dai problemi economici e dalla grave carenza di scorte energetiche di cui soffre Gaza, patria di 2 milioni di palestinesi, oltre metà dei quali sono rifugiati di guerra o loro discendenti. A partire da giugno del 2007, lo Stato Ebraico, insieme all’Egitto, ha imposto un blocco terrestre, aereo e marittimo dell’entrata nell’area della Striscia di Gaza governata da Hamas.

Nel 2018, la morsa di Israele su Gaza è aumentata e nella regione si sta verificando una severa crisi umanitaria. La Striscia di Gaza, la quale accoglie circa 2 milioni di palestinesi, è affetta da profonda povertà. Le sue infrastrutture vitali stanno collassando a causa del blocco israeliano volto a contenere le minacce alla sicurezza da parte di Hamas. Da parte sua, anche l’Egitto mantiene chiuso il suo attraversamento di confine con Gaza. I funzionari delle Nazioni Unite e diversi attivisti per i diritti umani hanno ripetutamente chiesto ad Israele di sollevare l’embargo, facendo appello al deterioramento delle condizioni umanitarie. Anche Hamas stesso ha condannato la decisione israeliana, descrivendola come “un crimine contro il popolo di Gaza” e criticando il silenzio della comunità internazionale. Ultimamente, inoltre gli Stati Uniti hanno deciso di tagliare tutti i fondi destinati al sostegno del popolo palestinese, provocando ulteriori disagi alla già difficile situazione in Palestina.

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Alice Bellante

di Redazione

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