Asmara: colloqui di pace tra Etiopia e gruppo separatista della regione Somali

Pubblicato il 19 settembre 2018 alle 11:02 in Eritrea Etiopia

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Il governo dell’Etiopia ha intrattenuto colloqui di pace con i membri dell’Ogaden National Liberation Front (ONLF) ad Asmara, in Eritrea.

Il ministro dell’Informazione eritreo, Yamane G. Meskel, ha diffuso la notizia tramite Twitter, riferendo che le parti hanno concordato di collaborare pacificamente e di proteggere gli interessi dei cittadini della regione Somali. La delegazione etiope era formata dal ministro della comunicazione federale e presidente del Somali People’s Democratic Party, mentre la delegazione dell’OLF era diretta dal presidente Admiral Mohamed Omar.

L’ONLF è un gruppo separatista fondato nel 1984 nella regione Somali, che è stato designato un’organizzazione terroristica dal governo etiope fino a qualche mese fa, quando il nuovo premier, Abiy Ahmed, in carica dal 2 aprile, ha rimosso dalla lista tre organizzazioni, tra cui anche l’Oromo Liberation front (OLF) e il Patriotic Ginbot (PG7). Da allora, l’ONLF ha indetto un cessate il fuoco ed ha avvito i colloqui con il governo di Addis Abeba. Il segretario degli esteri, Ahmed Yassin Abdi, ha reso noto che l’organizzazione chiederà l’organizzazione di un referendum per l’autodeterminazione. “Vogliamo ottenere l’autodeterminazione riconosciuta dal diritto internazionale e dalla Costituzione etiope”, ha spiegato Abdi.

Da quando Etiopia ed Eritrea hanno firmato una dichiarazione congiunta di pace e amicizia, il 9 luglio, ponendo fine allo stato di guerra in corso dal maggio 1998, i due Paesi hanno rilanciato le relazioni, inaugurando una nuova stagione di pace nell’area. Già a fine agosto, l’Eritrea aveva ospitato colloqui tra le autorità etiopi e il Tigray People’s Democratic Movement (TPDM), gruppo di ribelli della regione Tigrè.

Sotto il premier Abiy Ahmed, l’Etiopia ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista politico, ma anche economico e sociale. Il Paese del Corno d’Africa era caratterizzato da tensioni politiche dal novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa dello Stato. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste erano continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese. I cittadini avevano cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti e maggiore rappresentanza politica per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi. In seguito alle dimissioni dell’ex premier, Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio, la coalizione governativa Ethiopia Peoples Revolutionary Democratic Front (EPRDF), ha proclamato lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi, con l’obiettivo di interrompere le proteste. Tale condizione, revocata il 5 giugno scorso grazie ad Ahmed, ha previsto una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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