Yemen: escalation degli scontri a Hodeidah

Pubblicato il 18 settembre 2018 alle 17:35 in Medio Oriente Yemen

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I contingenti dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e del governo yemenita, il 17 settembre, hanno lanciato una nuova offensiva per riconquistare la città portuale di Hodeidah, attualmente sotto il controllo dei ribelli Houthi.

L’agenzia di stampa statale degli Emirati Arabi Uniti, WAM, ha altresì riferito che l’alleanza militare ha lanciato un’offensiva su larga scala, con le forze di terra yemenite concentrate nelle aree di Kilo 7 e kilo 10, le quali si trovano a meno di 5 chilometri dal trafficato mercato del pesce della città.

La rete televisiva Houthi, al Masirah, ha dichiarato che le incursioni aeree hanno colpito una scuola della marina. Da parte loro, invece, i residenti della città portuale hanno riferito che i raid aerei hanno preso di mira postazioni Houthi sia all’interno, sia intorno a Hodeidah, la quale al momento ospita circa 600.000 persone. In questo contesto, è importante notare che le forze yemenite stanno rafforzando la loro presenza anche nell’area di Kilo 16, la quale tagli le linee di rifornimento per Houthi tra Sanaa e la città portuale.

I combattimenti di Hodeidah, la principale porta d’accesso per le importazioni di aiuti umanitari e beni commerciali nel Paese, sono aumentati dal 13 giugno, dopo che l’alleanza Emirati Arabi Uniti ha lanciato un’operazione per riconquistare il porto strategico. L’offensiva viene condotta da un gruppo di forze eterogenee, tra cui la Resistenza Nazionale, un gruppo di combattenti fedeli all’ex presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, la Resistenza al Tihama, un gruppo di combattenti fedeli al presidente dello Yemen Abd-Rabbu Mansour Hadi, e il Giant Brigades, un’unità militare sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti.

Riyad e Abu Dhabi considerano il porto di Hodeidah come il principale punto di ingresso di armi per gli Houthi e hanno accusato il loro rivale regionale, Iran, di inviare missili ai ribelli, accusa che Teheran ha negato.

Le agenzie umanitarie hanno avvertito che un attacco a alla città portuale potrebbe bloccare una delle ultime linee di vita rimanenti per milioni di civili affamati, mentre le Nazioni Unite provano a negoziare una pace tra le parti in guerra. L’inviato speciale dell’ONU per lo Yemen, Martin Griffiths, è arrivato a Sanaa per incontrarsi con gli Houthi, domenica 16 settembre, e, il giorno seguente, un portavoce dei ribelli ha scritto su Twitter che Griffiths ha incontrato il leader del gruppo, Abdul Malik al-Houthi.

Dal collasso delle trattative di pace sponsorizzate dall’ONU, avvenuto l’8 settembre, la crisi umanitaria in Yemen è peggiorata drammaticamente e sono ripresi gli scontri nella città di Hodeida. La coordinatrice umanitaria per lo Yemen, Lise Grande, ha spiegato che, se le parti continueranno a combattere nell’area, nel Paese potrebbe verificarsi un periodo di carestia che andrebbe a peggiorare le già gravi condizioni di circa 8,4 milioni di persone che vivono in una situazione di inedia. La guerra nel Paese, in corso ormai da 3 anni, ha causato la più grave crisi umanitaria del mondo. Più di 22 milioni di persone, su un totale di 28 milioni, dipendono dagli aiuti per sopravvivere. Come se non bastasse, secondo le stime dell’ONU, almeno 10.000 persone sono morte da quando la coalizione saudita è intervenuta in Yemen, nel 2015. A tal proposito, Al Jazeera English ha sottolineato che il numero di vittime potrebbe essere molto più alto, dal momento che i dati non vengono aggiornati da tempo.

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Alice Bellante

di Redazione

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