Perù: Vizcarra sfida il Parlamento

Pubblicato il 18 settembre 2018 alle 15:34 in America Latina Perù

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Il presidente del Perù, Martín Vizcarra, ha posto la questione di fiducia su quattro progetti di legge di riforma del sistema giudiziario, sfidando così il parlamento a maggioranza assoluta fujimorista che da 40 giorni fa ostruzionismo sulle riforme. Nel sistema peruviano, infatti, se il consiglio dei ministri viene sfiduciato, il presidente può sciogliere il parlamento e convocare nuove elezioni.

Martín Vizcarra è diventato presidente lo scorso aprile, quando il predecessore, Pedro Pablo Kuczynski è stato costretto a dimettersi travolto dagli scandali. Indagato per corruzione il presidente aveva concesso l’indulto all’ex dittatore Alberto Fujimori in cambio dell’astensione di 9 deputati fujimoristi che gli avevano evitato l’impeachment. Kuczynski tuttavia è rimasto vittima della guerra interna alla famiglia Fujimori. Keiko, figlia dell’autocrate e capo del partito di maggioranza, ha reso pubblici i video del presidente che si accordava con il fratello Kenji. Lo scandalo ha costretto Kuczynski a dimettersi, lasciando il potere a Vizcarra, fino ad allora vicepresidente solo pro forma, poiché dopo l’elezione aveva svolto la funzione di ambasciatore ad Ottawa. 

Presidente, dunque, quasi per caso, Vizcarra ha promosso, lo scorso 28 luglio, una riforma radicale del sistema giudiziario per “liberarlo dalla corruzione dilagante” dopo la scoperta del gruppo di pressione illegale “Cuellos blancos del Callao”, di cui farebbe parte anche il procuratore generale del paese Gonzalo Chávarry. 

La trama di corruzione coinvolge giudici della corte suprema, alti magistrati, pubblici ministeri, membri del Consiglio nazionale della magistratura (CNM), imprenditori e politici è stata rivelata dalla stampa, che continua a diffondere intercettazioni della polizia su richiesta del pubblico ministero che indaga sulle bande di narcotrafficanti nel porto di Callao, da cui il nome del gruppo, letteralmente “colletti bianchi del Callao”. Secondo le intercettazioni gli avvocati dei narcos conversavano con i membri del Tribunale superiore della provincia che, a loro volta, girano informazioni ad altri esponenti del sistema giudiziario, politici e imprenditori. Le inchieste giornalistiche rivelano che le sentenze sono state “aggiustate” e le nomine di giudici e pubblici ministeri sono state pattuite dai “cuellos blancos” anche in altre giurisdizioni, come ad esempio a Lima-Sud e Ayacucho.

Dei quattro progetti di legge di Vizcarra, il più urgente riguarda la riforma del sistema di elezione dei rappresentanti del Consiglio Nazionale della Magistratura (CNM), i cui membri sono stati sospesi il 20 luglio dal Congresso nel corso di una speciale sessione legislativa convocata dallo stesso presidente. Il disegno di legge dell’Esecutivo peruviano propone che i membri del CNM siano eletti attraverso un concorso pubblico per merito.

Nelle ultime settimane Lima e le principali città del Perù sono state centro di numerose manifestazioni che chiedono a Vizcarra di “chiudere il parlamento”, dove la maggioranza fujimorista impedisce l’approvazione della riforma. 

“Esorto i deputati ad unirsi a questa lotta contro la corruzione e a prendere le misure che la Costituzione consente loro, accettando la questione di fiducia e approvando le quattro riforme” – ha dichiarato Vizcarra parlando alla nazione in TV. Rivolgendosi ai peruviani, il presidente ha detto che non è estraneo alla loro indignazione e la condivide: “Io faccio mio il clamore popolare, ne abbiamo abbastanza di chi compra e vende i diritti e lascia impuniti i crimini di coloro che trasgrediscono il nostro sistema giuridico e avvelenano nostra società”.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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