Orban e i partiti: come il voto del Parlamento europeo è stato commentato dall’opposizione

Pubblicato il 17 settembre 2018 alle 20:30 in Europa Ungheria

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In occasione dell’apertura della sessione autunnale del Parlamento ungherese, Viktor Orban ha tenuto, lunedì 17 settembre, il tradizionale discorso inaugurale dando il suo punto di vista sulla votazione avvenuta lo scorso mercoledì 12 settembre, quando il Parlamento Europeo ha dichiarato Budapest colpevole di minare i valori democratici e dello stato di diritto. Il discorso è stato duramente criticato da alcuni dei partiti di opposizione, che hanno dichiarato il Primo Ministro ungherese colpevole di di aver fornito un’interpretazione fuorviante del rapporto Sargentini, il documento alla base del voto del 12 settembre, e di ignorare i veri problemi del Paese, come riporta il quotidiano Hungary Today.

Orban ha commentato fatti della scorsa settimana, durante la quale è stata avviata, nei confronti di Budapest, la procedura prevista dall’Articolo 7 del TUE, che nei casi più estremi, ovvero in presenza di una violazione grave e persistente, può comportare l’imposizione di sanzioni politiche, tra cui la sospensione del diritto di voto nel Consiglio. Ad aver dato il via al processo che ha portato l’organo legislativo dell’UE al voto è stato il rapporto Sargentini, stato aspramente criticato dal discorso di Orban, che ha affermato: “Il documento è stato redatto contro l’Ungheria e non contro il Governo ungherese”. Su questo punto, ovvero sul tentativo di trasformare le critiche mosse nei confronti dell’esecutivo in un attacco contro l’intero Paese, Orban era già stato criticato dal vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, che alla vigilia del voto ha dichiarato: “Dire che criticare le leggi ed il Governo equivarrebbe a criticare una nazione o un popolo è la via d’uscita del vigliacco”, cioè un escamotage usato per cercare di distogliere l’attenzione dal contenuto delle critiche.

L’immigrazione è stata uno dei temi centrali del discorso di Orban, che ha sottolineato che il Governo non rinuncerà al suo diritto di controllare i confini del Paese. “Non permetteremo a nessuno di togliere una virgola ai nostri diritti di controllo alle frontiere”, ha dichiarato il Primo Ministro, sottolineando che le guardie di frontiera ungheresi “non sono solo professionisti, ma patrioti”, che hanno prestato giuramento per proteggere il Paese, come riferisce Hungary Today.

Orban ha inoltre sottolineato le divergenze sul tema tra Budapest e Bruxelles, affermando che quest’ultima “non ambisce a proteggere i confini dell’Unione Europea, ma ad istituire un centro di accoglienza per gestire l’immigrazione anziché bloccarla” aggiungendo, al contempo, che “l’Ungheria non è né un corridoio di passaggio né un campo profughi”.  

Infine, rivolgendosi ai deputati, Orban ha ricordato che in occasione delle elezioni generali tenutesi l’8 aprile 2018, quando il suo partito, Fidesz, ha ottenuto il 49,27% dei voti, aggiudicandosi 133 dei 199 seggi, la popolazione ungherese ha deciso di riconfermare la fiducia al Governo, dandogli il via libera per per continuare le sue politiche nazionali, economiche e in tema di famiglia, oltre che a proseguire le sue azioni concernenti l’immigrazione. Dal canto loro, alcuni deputati membri dei partiti di opposizione hanno commentato ed, in alcuni casi, criticato le parole del Primo Ministro.

Il secondo partito ungherese per numero di seggi (ne ha 26, contro i 133 Fidesz) è il Movimento per un’Ungheria Migliore, anche conosciuto come Jobbik, formazione euroscettica e di estrema destra. Stando a quanto riporta Hungary Today, il suo leader Márton Gyöngyösi ha commentato gli ultimi sviluppi a livello europeo affermando che Orban “ha perso contro l’Europa e si trova ad un bivio”, aggiungendo che potrebbe non essere troppo tardi per arretrare.

Il Partito Socialista, che nelle scorse elezioni si è aggiudicato 20 seggi in Parlamento, riecheggiando le già ricordate critiche del vicepresidente della Commissione europea Timmermans, ha accusato il Primo Ministro di “nascondersi dietro le spalle della nazione” quando dichiara che il rapporto Sargentini è stato redatto contro l’Ungheria nel suo insieme e non contro il suo esecutivo. A questo proposito, il leader socialista Ferenc Gyurcsány ha sostenuto che il documento contiene 48 osservazioni critiche contro il Governo di Budapest e nessuna contro il Paese nel suo complesso.

Infine, il partito ecologista dal nome La Politica può essere Diversa, che ha 8 rappresentanti in Parlamento, ha definito il discorso di Orban sull’immigrazione uno “pseudo-dibattito basato su un problema reale” che il Governo starebbe usando per “oscurare la realtà”, secondo quanto riportato da Hungary Today. László Lórant Keresztes, membro del partito, ha dichiarato che Orban non è interessato a risolvere la crisi migratoria, ma a continuare ad usare questo problema come una tema per la sua campagna. Keresztes ha inoltre dichiarato che i rappresentanti del partito a livello europeo hanno votato contro il rapporto Sargentini, ritenendo che sia sbagliato punire un Paese per le scelte del proprio esecutivo. Ricordiamo che il report alla base del processo che ha portato al voto del 12 settembre è stato redatto dalla politica olandese Judith Sargentini, eurodeputata di Sinistra Verde.

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Cristina Lipari

di Redazione

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