L’Iran e la passività europea

Pubblicato il 17 settembre 2018 alle 13:26 in Europa Iran

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Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, il 15 settembre, ha dichiarato che se l’Europa desidera garantire i propri interessi economici a lungo termine, deve agire per neutralizzare le implicazioni del ritiro statunitense dall’accordo sul nucleare. In caso contrario, se la passività europea dovesse continuare, l’Iran ha minacciato di rivalutare il proprio rispetto dei termini dell’accordo, aumentando, eventualmente, le attività di arricchimento dell’uranio.

 Zarif, in occasione di un’intervista alla rivista tedesca Der Spiegel, ha affermato che è compito degli europei e degli altri firmatari agire per compensare le sanzioni statunitensi, enfatizzando la necessità di attuare il pacchetto di misure redatto dall’Europa. A ciò ha aggiunto: “Ciò che è di importanza fondamentale è che l’Europa dovrebbe farlo non per l’Iran, ma per i propri interessi economici sovrani e a lungo termine”.

I leader dell’Unione Europea si sono opposti fermamente al ritiro del presidente americano, Donald Trump, dal Joint Comprehension Plan of Action (JCPA), l’accordo sul nucleare, avvenuto l’8 maggio. A conferma di ciò, venerdì 14 settembre, la Germania ha dichiarato di prendere in considerazione l’idea di istituire un sistema di pagamento con i suoi partner europei, finalizzata a consentire transazioni commerciali continuative con l’Iran una volta che la seconda tranche delle sanzioni statunitensi entrerà in vigore. Nonostante ciò, alcuni funzionari tedeschi hanno ammesso privatamente che un sistema simile non impedirebbe alle grandi compagnie che fanno affidamento sulle esportazioni statunitensi di sfuggire alle sanzioni, nel caso in cui queste continuassero ad avere scambi commerciali con l’Iran.

Zarif ha affermato che la priorità di Teheran è quella di continuare a vendere una quantità ragionevole di petrolio in tutto il mondo e restituire i proventi a Teheran, oltre ad incoraggiare investimenti e cooperazione in settori come la tecnologia e la ricerca. “L’Europa ha sostenuto che l’accordo nucleare fosse nel suo interesse per la sicurezza. Quindi l’Europa deve essere pronta a pagare per questo. Niente è gratis.” ha dichiarato il ministro, aggiungendo che l’Europa dovrebbe essere disposta ad attuare un accordo di blocco, in base al quale potrebbe acquisire la facoltà di punire le imprese europee per il ritiro dagli accordi commerciali iraniani al fine di evitare le sanzioni statunitensi. “La domanda è se gli europei vogliono che le loro aziende seguano le leggi europee o statunitensi, e se si sottometteranno ai dettami americani” ha infine concluso Zarif.

Il JCPA é stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, gli Stati Uniti hanno notificato il loro recesso dall’accordo e, tre mesi dopo, il 7 agosto, hanno reintrodotto sanzioni dirette contro 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario. In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi.

La Repubblica Islamica ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida. Il 22 luglio è iniziata una guerra di parole tra Washington e Teheran. Se il leader iraniano, Hassan Rouhani, ha messo in guardia gli Stati Uniti di “non giocare con la coda del leone”, il presidente americano ha replicato che l’Iran dovrebbe smettere di minacciare gli Stati Uniti o prepararsi a “subirne le conseguenze”.

La comunità internazionale, invece, si è divisa sulla reintroduzione delle misure restrittive da parte di Washington. L’Unione Europea ha preso le distanze dagli Stati Uniti, dichiarandosi intenzionata ad adottare misure legali per tutelare le imprese europee operanti in Iran, mentre l’Iraq ha informato che, pur non approvando le sanzioni, le avrebbe fatte rispettare.

Le sanzioni americane pesano sull’economia iraniana, già provata dalla disoccupazione, dall’inflazione (che nel 2017 ha raggiunto l’8,1%) e dal deprezzamento della valuta nazionale. Gli effetti delle sanzioni non sono però unicamente di natura economica, in quanto migliaia di Iraniani hanno protestato contro il carovita, la disoccupazione e la corruzione, alimentando manifestazioni antigovernative.

Una seconda tranche di sanzioni statunitensi contro l’Iran, diretta contro il settore petrolifero e bancario, è prevista per novembre. “Il presidente Trump ha reso molto chiaro che vuole la massima pressione sull’Iran e questo è quello che sta accadendo. Non dovrebbero esserci dubbi che gli Stati Uniti vogliano risolvere questo problema in modo pacifico, ma siamo pienamente preparati per qualsiasi contingenza creata dall’Iran”, aveva spiegato il consigliere per la Sicurezza Nazionale Bolton.

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Alice Bellante

di Redazione

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