Regno Unito: sindaco di Londra richiede nuovo referendum per la Brexit

Pubblicato il 16 settembre 2018 alle 12:03 in Europa UK

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Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha chiesto che venga indetto un nuovo referendum per quanto riguarda la Brexit. L’uomo ha altresì avvertito che lasciare l’Unione Europea potrebbe peggiorare l’economia e portare alla perdita di circa 500.000 posti di lavoro.

In un editoriale pubblicato dal The Guardian, Khan ha criticato il governo britannico per il modo in cui sta gestendo i negoziati con l’UE, spiegando che l’impreparazione ha portato a diversi aspetti negativi. Inoltre, l’attuale sindaco ha criticato la premier britannica, Theresa May, per non essere riuscita a negoziare un accordo Brexit né con il suo partito né con l’Unione Europea, e ha criticato altresì il suo predecessore, Boris Johnson, per aver dato la priorità alle sue ambizioni politiche e non al bene del Paese.

Khan ha sottolineato che gli scenari attuali per l’uscita britannica dall’Unione Europea sono molto diversi da ciò che era stato promesso durante la campagna per il referendum, nel 2016. L’uomo ha spiegato che, al momento, le prospettive sono due, ossia o lasciare l’UE senza un buon accordo, che potrebbe essere troppo vago riguardo la futura relazione tra Londra e Bruxelles, o uscire dal blocco europeo senza aver raggiunto alcun patto. “Il popolo non vuole lasciare l’UE per diventare più povero, per vedere le aziende soffrire, per avere il servizio sanitario a corto di personale o per vedere la polizia prepararsi a possibili rivolte civili e la sicurezza nazionale messa a rischio se la nostra cooperazione con l’Unione Europea riguardo la lotta contro il terrorismo viene meno” ha sottolineato il sindaco.

Da parte sua, la May ha sempre escluso la possibilità di tenere un secondo referendum sulla Brexit. La premier ha dichiarato che i membri del Parlamento voteranno solamente per accettare o meno l’accordo finale di uscita dal blocco europeo.

Il Regno Unito dovrà lasciare ufficialmente l’Unione Europea il 29 marzo 2019 e, prima di tale data, dovrà arrivare a un accordo sui termini dell’uscita. Tuttavia, la premier, finora, è riuscita solamente a siglare un patto sull’unione doganale, a luglio. La situazione attuale ha aumentato la preoccupazione riguardo la possibilità che Londra esca dal blocco europeo senza un patto: se tale occasione dovesse verificarsi, il Paese ritornerebbe alle regole commerciali sancite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e sarebbe costretto a pagare dazi sui beni importati dall’Unione Europea. Il governo britannico ha già ammesso di stare accumulando medicinali.

Il ministro delle Finanze inglese, Philip Hammons, parlando con alcuni ministri senior, all’inizio di settembre, ha dichiarato che la Brexit potrebbe essere posticipata, per avere tempo di approvare nuove leggi e preparare il piano per l’uscita. L’idea è stata subito respinta dalla May.

Sia il governo che il Partito Laburista dell’opposizione, stanno facendo pressioni per un secondo referendum sulla Brexit. Entrambi i principali partiti, tuttavia, sono divisi sulla questione. Il leader laburista, Jeremy Corbin, finora ha resistito alle pressioni interne e dei sindacati per richiedere un nuovo voto. I conservatori, invece, sono divisi tra coloro che sostengono un approccio più morbido alla Brexit, coloro che vogliono rimanere nel blocco europeo e altri che vogliono una separazione netta dall’UE.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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