USA: Manafort fornirà informazioni sull’influenza russa nelle presidenziali del 2016

Pubblicato il 15 settembre 2018 alle 12:05 in Russia USA e Canada

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Paul Manafort, l’ex direttore per la campagna elettorale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di cooperare con gli investigatori federali per fare chiarezza riguardo l’influenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016.

Dopo mesi durante i quali si era rifiutato di collaborare alle indagini del consigliere speciale, Robert Mueller, che sta indagando sul coinvolgimento russo nel voto che ha eletto Trump come 45esimo presidente degli Stati Uniti e nel possibile coordinamento di Mosca con alcuni membri della campagna elettorale dell’uomo, Manafort ha cambiato idea e ha deciso, venerdì 14 settembre, di collaborare nelle indagini, in cambio di una riduzione delle accuse.

L’uomo si è dichiarato colpevole di cospirazione contro gli Stati Uniti e di corruzione dei testimoni. Inoltre, Manafort è stato accusato di crimini come riciclaggio di denaro e attività di lobbying non registrate in Ucraina, per la quale aveva lavorato prima di prendere parte ai lavori per la campagna presidenziale di Trump.

Manafort è la quinta persona vicina a Trump a dichiararsi colpevole riguardo le accuse mosse contro di lui, insieme a Michael Cohen, ex avvocato personale di lunga data del presidente, George Papadopoulos, l’ex consigliere per le politiche estere della campagna elettorale, Michael Flynn, il primo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump e Rick Gates, un altro collaboratore della campagna. Secondo Reuters, Manafort era presente all’incontro tenutosi a giugno 2016 presso la Trump Tower, presenziato altresì dal figlio di Trump, Donald Trump Junior, durante il quale avrebbe ottenuto da un’avvocato russo, Natalia Veselnitskaya, informazioni ai danni della candidata democratica, Hillary Clinton. Inizialmente, l’amministrazione Trump aveva sostenuto che tale incontro era volto a discutere una serie di programmi relativi alle adozioni di bambini russi. In un secondo momento, il leader della Casa Bianca aveva riconosciuto che la riunione era stata organizzata per individuare una serie di informazioni che potevano danneggiare la Clinton, ma aveva sottolineato che tali attività erano “totalmente legali e comuni in politica”.

Il team di Mueller ha dichiarato al tribunale di Washington, dove si è tenuto il processo, che Manafort aveva dato un’anteprima delle informazioni che avrebbe potuto offrire, portando così all’accordo, secondo il quale l’uomo coopererà completamente con il governo, concedendo interrogatori senza avere il suo avvocato presente e testimoniando davanti a qualsiasi giudice e in qualsiasi processo. Secondo il patto, inoltre, Manafort dovrà rinunciare a milioni di dollari di beni immobili, inclusi una casa negli Hamptons, una a Brooklyn e un appartamento nella Trump Tower di Manhattan.

Manafort rischia più di 10 anni di carcere, più altri 10 a causa di un’imputazione mossa dallo stato della Virginia, che ad agosto lo aveva accusato di frode bancaria. Tuttavia, in base al suo livello di cooperazione e alle decisioni del pubblico ministero per la riduzione della pena, l’uomo potrebbe dover scontare soltanto da 1 a 5 anni in prigione. Trump ha il potere di emanare una grazia presidenziale per Manafort, ma il presidente non ha comunicato le sue intenzioni a riguardo. Tuttavia, secondo Jed Shugerman, professore di legge presso l’Università Fordham, il perdono del presidente non può essere emanato poiché Manafort ha ammesso di aver condotto attività classificabili come crimini di Stato.

Il 22 agosto, su Twitter, il leader della Casa Bianca aveva elogiato l’ex direttore della sua campagna elettorale per il suo coraggio nel rifiutarsi di partecipare all’inchiesta. Non è chiaro, secondo Reuters, quali informazioni l’uomo potrà offrire all’accusa, ma la sua collaborazione potrebbe portare sotto scrutinio Trump, la sua famiglia e i suoi soci. La Casa Bianca ha preso le distanze dalla situazione.

Rudy Giuliani, che rappresenta Trump nel caso, ha dichiarato che la cooperazione di Manafort con Mueller non rappresenta un problema per il suo cliente. Il presidente degli Stati Uniti ha sempre definito le indagini riguardanti una sua possibile collusione con la Russia “una caccia alle streghe”.

Da parte sua, la Russia ha respinto le conclusioni dell’intelligence statunitense, che ha stabilito che Mosca ha interferito nelle elezioni presidenziali del 2016 hackerando la rete di computer del Partito Democratico e diffondendo informazioni false sui social media.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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