G20: riforma OMC ‘urgente’ dopo dazi di Trump

Pubblicato il 15 settembre 2018 alle 12:19 in Argentina USA e Canada

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I ministri del Commercio dei Paesi del G20 si sono incontrati in Argentina e hanno manifestato “l’urgente bisogno” di rivitalizzare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), mentre manifestanti davano fuoco alle bandiere statunitensi in segno di sfida alle nuove tariffe commerciali imposte da Washington.

I responsabili commerciali dei Paesi membri del G20 si sono incontrati, nella giornata di venerdì 14 settembre, nella città argentina di Mar Del Plata, località marittima. Al termine della conferenza, è stata rilasciata una dichiarazione congiunta in cui si legge che i ministri hanno “portato il dialogo su un nuovo livello” per quanto riguarda le dispute commerciali di portata internazionale. Tuttavia, non è stato spiegato in che modo ciò sia avvenuto, né sono stati forniti ulteriori dettagli circa le possibili riforme dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC). Ciò avviene in concomitanza con la decisione del presidente americano, Donald Trump, che si appresta a proporre dazi del 25% su 200 miliardi di dollari di prodotti ‘made in China’. “Ovviamente le nuove misure inerenti alle tariffe commerciali non sono positive, ma dobbiamo vedere come evolve la situazione”, ha commentato il Ministro argentino della Produzione e del Lavoro, Dante Sica, durante la conferenza stampa successiva all’incontro di venerdì.

Sica ha altresì annunciato che stanno ingranando i dialoghi inerenti a un accordo sul libero scambio tra l’Unione Europea e i Paesi del blocco commerciale Mercosur, ossia il mercato comune dell’America meridionale, di cui fanno parte in qualità di Stati membri l’Argentina, il Brasile, il Paraguay, l’Uruguay e il Venezuela. Secondo il ministro argentino, è probabile che si raggiunga un accordo entro la fine dell’anno. Al momento le parti si trovano nello stadio finale delle trattative, che tocca gli aspetti più delicati di un possibile UE-Mercosur, e si apprestano a definire gli ultimi dettagli tecnici e politici.

Fuori dalla sede del vertice erano riuniti alcuni manifestanti argentini che, nel corso della giornata, hanno incendiato bandiere nazionali americane e hanno inneggiato cori contro i dettami del libero mercato e contro il sostegno mostrato dal presidente Trump verso Mauricio Macri, presidente dell’Argentina dal 10 dicembre 2015, che ha perso la popolarità presso il suo popolo in seguito all’introduzione di un regime di austerità, il cui contraccolpo ha pesato maggiormente sulla classe operaia del Paese. “Siamo qui riuniti per esprimere solidarietà ai lavoratori del Sud America. Mentre questi politici dormono in letti lussuosi, le comunità muoiono di fame a causa di politiche commerciali e riforme che danneggiano i più vulnerabili”, ha spiegato uno dei manifestanti, il 30enne Maralin Cornil.

Trump ha reso noto che presenzierà, insieme ad altri capi di Stato, al vertice finale con il quale verranno chiusi i lavori del gruppo, e che avrà luogo il 30 novembre a Buenos Aires. La presidenza del G20 è a rotazione annuale, e per il 2018 è presieduta dall’Argentina. Il vertice di quest’anno sarà il tredicesimo meeting del Gruppo dei Venti, nonché il primo che si terrà in Sud America, e la riunione sarà guidata da Macri in persona. Durante il corso della sua presidenza, l’Argentina sta rinegoziando un accordo finanziario del valore di 50 miliardi di dollari con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), al momento in stallo; oltre a ciò, il Paese mira a ridurre il debito pubblico, raggiungendo l’obiettivo di disavanzo di bilancio, e ridurre ulteriormente i costi per assicurarsi di poter continuare a pagare il suo debito internazionale.

Se da una parte Trump ha minacciato di rimuovere gli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, dall’altra la Cina ha richiesto di riformare l’organo internazionale per rendere il sistema commerciale globale più equo ed efficace. L’OMC, che esiste da 23 anni, si basa sul consenso, ovvero ogni singolo Stato membro dei 164 totali ha un effettivo potere di veto, ed è dunque pressoché impossibile raggiungere un accordo su eventuali ratifiche ed emendamenti alle norme originarie.

Giovedì 23 agosto, gli Stati Uniti e la Cina avevano implementato reciprocamente tariffe del 25% su beni dal valore complessivo di 16 miliardi di dollari, intensificando in tal modo la loro guerra commerciale, mentre, a Washington, funzionari americani e cinesi erano impegnati in colloqui per ridurre le tensioni commerciali. I dazi americani sulle importazioni cinesi sono entrati in vigore a mezzanotte del 23 agosto, ora locale, e sono stati immediatamente seguiti da quelli cinesi su oltre 300 prodotti statunitensi. Le tariffe americane si applicano a 279 categorie di prodotti provenienti dal Paese asiatico, inclusi prodotti chimici, attrezzature ferroviarie, materie plastiche e semiconduttori. Quelle cinesi, invece, sono dirette contro 333 categorie di prodotti americani, tra cui carbone, rame, prodotti in acciaio, combustibili e attrezzature mediche.

La guerra commerciale tra i due Paesi è cominciata il 23 marzo, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle esportazioni cinesi di acciaio e alluminio. Pechino ha risposto a tale misura il giorno seguente, annunciando tariffe nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. In seguito, il 14 giugno, Trump ha approvato dazi su prodotti cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari e ha poi minacciato Pechino con ulteriori dazi, per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari, in caso di ritorsioni da parte della Cina che, a sua volta, ha delineato un piano tariffario ai danni di Washington consistente in dazi su prodotti statunitensi per un totale di 50 miliardi di dollari. Il 6 luglio, gli Stati Uniti hanno risposto, imponendo dazi addizionali del 25% sui prodotti cinesi, per un valore di 34 miliardi di dollari, dando avvio, secondo Pechino, alla “più grande guerra commerciale della storia economica”. Il 10 luglio, inoltre, Washington ha minacciato tariffe del 10% su un elenco di prodotti cinesi dal valore complessivo di 200 miliardi di dollari. Dall’inizio di luglio, le due economie più grandi al mondo hanno imposto dazi su prodotti dal valore complessivo di 100 miliari di dollari.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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