USA chiudono ufficio palestinese a Washington

Pubblicato il 14 settembre 2018 alle 10:36 in Palestina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti hanno chiuso la missione diplomatica dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) a Washington, il 13 settembre, dopo che, tre giorni prima, il presidente americano, Donald Trump, aveva dato disposizioni in tal senso, richiedendo che entro e non oltre il 10 ottobre fosse chiusa la sede di quella che, rappresentando a Washington gli interessi palestinesi, è, di fatto, l’ambasciata palestinese negli Stati Uniti.

In particolare, il 10 settembre, i funzionari del Dipartimento di Stato statunitense avevano richiesto che l’ufficio palestinese nella capitale americana cessasse la sua attività entro questa settimana, decidendo in tal modo di non concedere alla missione il suo tradizionale rinnovo semestrale. La mossa statunitense arriva in un momento in cui la Palestina sta cercando di attivare la Corte Penale Internazionale perché persegua Israele per crimini di guerra. Gli Stati Uniti, che rifiutano di riconoscere tale istituzione, temono che questo possa costituire un precedente pericoloso. Il Consigliere americano per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, ha affermato che, se la Corte Penale Internazionale tentasse di perseguire gli Americani per la loro condotta in Afghanistan, gli Stati Uniti reagirebbero.

La decisione americana di chiudere la missione diplomatica dell’OLP negli Stati Uniti, tuttavia, si inserisce in un quadro più ampio di tensioni fra Washington e Ramallah e contribuisce a intensificarle. Gli Stati Uniti stanno tentando di esercitare pressioni sulla Palestina affinchè entri in colloqui di pace con Israele e Trump si è proposto come mediatore in tale processo. I funzionari palestinesi, tuttavia, temono che un eventuale accordo di pace si riveli a favore di Israele e sostengono che la Casa Bianca, che considerano apertamente sbilanciata a favore di Israele, stia cercando di ricattarli. Alcune decisioni dell’amministrazione Trump, in particolare, hanno suscitato la rabbia palestinese. Il 6 dicembre 2017, in un discorso pronunciato alla Casa Bianca, Trump  ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e, il 14 maggio di quest’anno, è stata inaugurata l’ambasciata americana, precedentemente situata a Tel Aviv, a Gerusalemme. In seguito, dopo averlo annunciato il 24 agosto, Washington ha tagliato oltre 200 milioni di dollari di aiuti destinati all’assistenza umanitaria dei Palestinesi e ha annullato il sostegno americano all’ UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi.

In merito alla chiusura dell’ufficio palestinese, il capo della missione dell’OLP a Washington, Husam Zomlot, in un video pubblicato su Facebook e indirizzato al “grande popolo d’America”, ha definito la mossa americana “sfortunata e vendicativa”. Mentre sul versante americano tale mossa si giustifica alla luce del fatto che l’OLP “non ha intrapreso provvedimenti per far avanzare negoziati diretti e significativi con Israele”, sul versante palestinese la decisione americana rappresenta sostanzialmente un ricatto. “Non ci sorprende che l’amministrazione Trump ci abbia dato solo due scelte: o perdiamo il nostro rapporto con l’amministrazione o perdiamo i nostri diritti come Nazione”, ha dichiarato Zomlot, affermando che “il nostro presidente, la nostra leadership e il popolo palestinese hanno scelto i nostri diritti”. Il funzionario palestinese, tuttavia, ha sottolineato che i Palestinesi sono “estremamente rattristati dallo stato attuale delle cose”.

Al momento, gli sforzi americani in vista di una soluzione al conflitto israelo-palestinese non stanno avendo successo. Trump ha affermato di aver elaborato una proposta dettagliata in tal senso, proposta che, tuttavia, non è mai stata divulgata pubblicamente. A tal proposito, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, ha dichiarato che l’amministrazione non è “pronta a svelare” il piano, ma che rimane ottimista. “Deve esserci un diverso tipo di approccio. Niente ha funzionato, quindi stiamo provando un approccio diverso”, ha affermato il funzionario statunitense.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Roberta Costanzo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.