Tutti gli interessi dell’Italia in Libia: ecco perché ci serve un governo amico

Pubblicato il 14 settembre 2018 alle 16:29 in Il commento Libia

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Molti italiani si domandano perché sia così importante avere un governo amico in Libia. Le  ragioni più importanti sono cinque. La prima è che l’Italia, che è dipendente dall’estero per le fonti energetiche, si rifornisce di gas e di petrolio anche da quel Paese. Un governo ostile in Libia potrebbe innalzare i prezzi di quei beni vitali. Lo Stato italiano si impoverirebbe e avrebbe meno soldi per aiutare i ceti più bisognosi. Semplificando, il meccanismo è facile da spiegare. Uno Stato conosce un disavanzo del bilancio o perché incassa di meno o perché spende di più. Se le spese per l’importazione di gas e petrolio aumentano, lo Stato italiano va incontro a una crescita del disavanzo, che impone di ricorrere al debito. Disavanzo del bilancio pubblico e debito sono infatti in un rapporto di causa-effetto, nel senso che prima viene il disavanzo e poi il debito. Detto più chiaramente, se lo Stato spende più di quel che ha (disavanzo), deve chiedere soldi a qualcuno (debito) e questo qualcuno sono i cittadini con i loro risparmi. Chi risparmia, presta; chi spende troppo, s’indebita. In un sistema in cui la banca d’Italia non può stampare moneta a piacimento, lo Stato italiano può rispondere a un innalzamento delle spese in due modi principali, che però sono tutti negativi per gli italiani. O ricorre all’aumento delle tasse o ricorre a nuova emissione di titoli del debito pubblico. Se ricorre alle tasse, gli italiani si impoveriscono subito; se ricorre a nuovo debito pubblico, si impoveriscono dopo.

La seconda ragione, per cui è importante avere un governo (molto) amico in Libia, è che il petrolio e il gas estratti in quel Paese producono occupazione per gli italiani. Una cosa è importare petrolio dall’Arabia Saudita, prodotto da operai sauditi; altro è importare petrolio libico, estratto anche da operai italiani. Nel primo caso, a differenza del secondo, si compra un bene che non dà lavoro agli italiani.

La terza ragione è che un governo libico ostile all’Italia, in caso di crisi, potrebbe nazionalizzare le strutture italiane, e cioè appropriarsene con la forza, comprese le strutture di Eni. L’Italia ha investito miliardi di euro per costruire infrastrutture in Libia. È di immensa importanza strategica, per gli italiani, il gasdotto di Mellitah, che porta gas in Sicilia scorrendo nel sottosuolo marino. Greenstream, così si chiama, è un metanodotto monumentale, in larga parte costruito con soldi italiani.

La quarta ragione è che un governo ostile in Libia potrebbe puntare le armi contro l’Italia. È regola elementare delle relazioni internazionali che tutti gli Stati devono operare per avere vicini o deboli, e quindi facilmente schiacciabili con la forza, o amici. Per gli Stati Uniti, è ottimo avere un vicino come il Messico; per la Russia, la Georgia.

La quinta ragione è che un governo ostile in Libia potrebbe stabilire alleanze con Stati ostili all’Italia oppure con Stati che sono amici dell’Italia, ma nemici degli Stati Uniti. È il caso della Russia, che appoggia il governo di Tobruk, il quale, sotto la guida del generale Haftar, vorrebbe impossessarsi di tutta la Libia. Il governo di Torbuk, ove riuscisse a unificare il Paese, potrebbe autorizzare la Russia a costruire una base navale sulle coste libiche, che poi è la grande ambizione di Putin, desideroso di avere una presenza militare nel Mediterraneo, in una zona Nato. Questo porrebbe l’Italia in una condizione di pericolo potenziale, mentre il fine supremo del ragionamento strategico è quello di uccidere le potenzialità negative sul nascere. Come colgono Giuseppe Conte e Enzo Moavero Milanesi, è interesse dell’Italia che Russia e Stati Uniti abbiano buoni rapporti. Se però i buoni rapporti non sono possibili, è di vitale importanze che le loro tensioni stiano lontane dalle coste italiane, per due ragioni. La prima è che, quando Stati Uniti e Russia competono, devastano interi Paesi: lo conferma il caso della Siria. La seconda è che, se iniziassero a competere vicino alla Sicilia, l’Italia verrebbe coinvolta, mentre la politica più idonea all’interesse nazionale è stare fuori da qualunque tensione Usa-Russia.

È interesse nazionale dell’Italia che il Mediterraneo rimanga un mare americano, cosa che un governo filo-russo in Libia non potrebbe garantirebbe.

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Articolo apparso sul “Messaggero”. Per gentile concessione.

di Alessandro Orsini

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