Terrorismo: 121 organizzazioni estremiste di matrice islamista attive nel 2017

Pubblicato il 14 settembre 2018 alle 6:01 in Africa Medio Oriente

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Nonostante le sconfitte militari subite dall’ISIS in Siria e in Iraq tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, circa 121 organizzazioni terroristiche di matrice islamista sono attive in tutto il mondo. È quanto riferisce il primo report annuale del Global Extremism Monitor (GEM), lanciato dall’Institute for Global Change di Tony Blair, intitolato “Violent Islamist Extremism: A Global Problem”.

Secondo le stime contenute nel documento, l’estremismo islamista violento è un problema globale. Nel 2017 ci sono stati 7.841 attacchi in 48 Paesi e sono state adottate misure di contrasto in complessivamente 66 Stati. Tra quelli interessati da tale fenomeno, 18 costituiscono i Paesi più sviluppati al mondo. Delle 121 organizzazioni attive, almeno 92 hanno perpetrato violenza in almeno uno Stato. In particolare, l’organizzazione fondamentalista nigeriana di Boko Haram, insieme a Jamaat Nasr al-Islam wal Muslimin, originaria del Mali, hanno dimostrato la fluidità delle offensive nel Sahel e nella zona del Lago Ciad Basin, compiendo attacchi ciascuna in quattro Paesi diversi.  

Per quanto riguarda i dati relativi alle vittime delle organizzazioni terroristiche, nel 2017 sono state contate le morti di 6.310 civili. Almeno 67 gruppi hanno organizzato e compiuto attentati mirati contro i cittadini, con l’obiettivo di diffondere paura. In linea con ciò, le azioni di Boko Haram sono state rivolte principalmente contro i civili, affermandosi come il principale gruppo che compie attacchi contro il pubblico. L’ISIS, invece, nel 2017, tra la Siria e l’Iraq, ha provocato la morte di 2.080 civili. La Siria, secondo il documento, nel 2017 è rimasta l’epicentro dell’estremismo violento, dove almeno 34.853 persone sono state uccise in attacchi terroristici. Il report riferisce che le principali vittime sono cittadini musulmani, in quanto 2/3 degli attacchi del 2017 hanno colpito Paesi a maggioranza musulmana. Nello specifico, oltre il 95% degli attacchi settari ha interessato le popolazioni sciite, seguite da quelle cristiane.

I Paesi che hanno subito il maggior numero di attacchi sono stati Somalia, Yemen, Siria, Afghanistan e Iraq, i quali sono stati classificati altresì come gli Stati più fragili al mondo. Le altre aree più colpite dal terrorismo si trovano in corrispondenza di Mali, Egitto, Nigeria e Pakistan. In riferimento alle tattiche, le esecuzioni e gli attentati suicidi sono pratiche condivise dai gruppi estremisti di matrice islamista. 25 organizzazioni hanno fatto ricorso al concetto di martirio nel condurre gli attacchi.

Il fenomeno dell’estremismo islamista violento riguarda anche le donne. Il report riferisce che la loro presenza tra le fila delle organizzazioni dimostra la capacità di adattamento strategico dei militanti. Nello specifico, nel 2017, Boko Haram è stato il gruppo che ha impiegato il maggior numero di donne, talvolta soltanto bambine di pochi anni, per compiere attacchi.

Per cercare di contrastare il fenomeno dell’estremismo violento di matrice islamista, il GEM sostiene che le misure di sicurezza siano vitali. Tuttavia, il volume degli incidenti indica che, almeno che le autorità internazionali non decidano di avviare una guerra all’ideologia estremista, riconoscendo che tali organizzazioni sono unite da un legame religioso, politico e ideologico, la violenza continuerà a diffondersi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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