Onu estende missione in Libia, ma non approva elezioni a dicembre

Pubblicato il 14 settembre 2018 alle 9:38 in Africa Libia

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Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso il mandato della missione in Libia di un anno, ma non ha approvato le elezioni del 10 dicembre, concordate alla Conferenza di Parigi alla fine di maggio. Ad avviso delle Nazioni Unite, la situazione di sicurezza del Paese nordafricano non è sufficientemente stabile da poter organizzare nuove votazioni. Il Consiglio ha così adottato una risoluzione, redatta dalla Gran Bretagna, in base alla quale le elezioni dovranno tenersi il prima possibile, quando ci saranno le giuste condizioni di sicurezza. La Francia, al contrario, continua a sostenere che la Libia sia pronta a scegliere la propria guida politica.

Il premier di Tripoli, Fayez Serraj, che condivide il piano dell’Onu, sostiene che la Libia non sia ancora pronta a tenere nuove elezioni. Tale posizione è condivida dall’Italia, il cui ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero, il quale ha affermato di essere in disaccordo con il governo francese.

In base alla Risoluzione 2432 (2018), la Missione dell’Onu in Libia (UNISMIL) è stata estesa fino al 15 settembre 2018. I 15 membri del Consiglio hanno altresì deciso che l’UNISMIL dovrà ricoprire una serie di funzioni, tra cui sostenere le istituzioni nazionali, monitorare e registrare la situazione dei diritti umani, coordinare l’assistenza internazionale e fornire aiuti e supporto al governo di Tripoli per stabilizzare le zone liberate dall’ISIS e da altri conflitti.

Italia e Francia sono in competizione per estendere la propria influenza sul Paese nordafricano che, pur essendo diviso e devastato dalla guerra, è ricco di petrolio e gas. Roma ha stretti rapporti con le autorità di Tripoli ed è l’unico Stato occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella capitale libica. La Francia, invece, è ritenuta più vicina al generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA).

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile, che ha portato alla formazione di due governi rivali, uno insediato a Tripoli e uno a Tobruk. Il 17 settembre 2015, l’accordo di Skhirat ha dato vita al Governo di Accordo Nazionale (GNA), con a capo Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, gli altri due governi non l’hanno mai riconosciuto. Serraj è riuscito ad insediarsi a Tripoli soltanto il 30 marzo 2016 e, da allora, le autorità libiche continuano ad essere divise in due governi: quello stanziato a Tripoli e guidato da Serraj, appoggiato dall’Onu, e quello di Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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