Macron ammette: “Francia responsabile di torture in Algeria”

Pubblicato il 14 settembre 2018 alle 11:26 in Algeria Francia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, il primo leader ha ammesso pubblicamente che la Francia ha fatto ricorso sistematicamente alla tortura in Algeria, ex colonia francese, e che il Paese è responsabile della scomparsa del matematico attivista algerino Maurice Audin, arrestato durante la battaglia di Algeri, l’11 giugno 1957. È la prima volta in cui un leader francese rilascia tali dichiarazioni.

“È tempo che la nostra nazione faccia luce sulla questione”, ha affermato Macron in un comunicato, aggiungendo che è importante conoscere e guardare con coraggio alla storia. Giovedì 13 settembre, il capo dell’Eliseo ha incontrato Josette Audin, la vedova di Maurice Audin che, all’epoca della guerra per l’indipendenza dell’Algeria era membro del Partito Comunista algerino ed era fortemente anti-coloniale. Dopo essere stato arrestato, Audin venne torturato e ucciso dalle autorità francesi, secondo quanto riportato da testimoni. Macron ha reso noto che lo Stato aprirà i propri archivi per permettere la ricerca di informazioni su altre persone scomparse durante la guerra. Il presidente ha altresì assicurato che permetterà agli storici di indagare liberamente sulla questione.

La guerra per l’indipendenza dell’Algeria dalla Francia, iniziata nel novembre 1954, si concluse soltanto nel marzo 1962. Durante quegli anni, l’Algerian National Liberation Front (FLN) effettuò una serie di attacchi di guerriglia contro ni soldati ed i civili francesi presenti ad Algeri, ai quali i soldati francesi risposero sempre più duramente, contribuendo ad accrescere le violenze. Una storica specializzata sulla questione, Sylvie Thenaunt, ha riferito a France24 che Audit venne arrestato mentre si trovava a casa, venendo portato presso il centro di detenzione di El Bair, dove fu interrogato e torturato. Da allora, ogni sua traccia fu persa. Nonostante i soldati francesi le avessero riferito che era scappato, Josette Audin, convinta che il marito fosse stato ucciso, nel 1957 fece causa alla Francia per complicità nell’omicidio di Maurice, dando vita a un comitato di supporto. I primi progressi si ebbero nel 2014, quando l’allora presidente francese, Francois Hollande, ammise che Audin era morto durante la detenzione, senza tuttavia ammettere che fosse colpa dello Stato francese.

Ad avviso del leader del Partito comunista francese, Pierre Laurent, la dichiarazione di Macron dimostra che il governo di Parigi ha mentito per 61 anni. “È un grande momento per Josette ASudin e la sua famiglia, ma anche per il nostro partito che si è speso molto per far luce sul conflitto con l’Algeria”, ha riferito Laurent.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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