Chi sono gli alleati di Orban contro le sanzioni?

Pubblicato il 14 settembre 2018 alle 17:30 in Europa Ungheria

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Orban ha dichiarato che lunedì il Governo deciderà i passi legali da intraprendere per contestare la decisione presa dal Parlamento europeo mercoledì 12 settembre, con cui è stata attivata la procedura prevista dall’Articolo 7 del TUE nei confronti dell’Ungheria, considerata colpevole di minare i valori democratici e dello stato di diritto del blocco europeo. Reuters riporta che Orban ha riferito, alla radio di Stato, di aspettarsi “un serio dibattito legale” circa la decisone.

I dati della votazione rivelano forti spaccature all’interno del Parlamento europeo, come spiega Balkan Insight. Sebbene sia stato possibile raggiungere la maggioranza dei 2/3 richiesta dall’Articolo 7, con 448 favorevoli all’avviamento della procedura, ben 192 eurodeputati si sono schierati in favore dell’Ungheria, votando contro la mozione, e 48 si sono astenuti. Alla vigilia del voto, l’Ungheria sembrava aver perso il suo alleato più grande all’interno del Parlamento dell’UE, ovvero il Partito Popolare Europeo (PPE), di cui fa parte Fidesz, il partito di Orban. Il leader del PPE, Manfred Weber, nominalmente alleato di Orban, aveva anticipato, alla vigilia del voto, che si sarebbe schierato in favore della mozione che dichiara il Governo di Budapest a rischio di minare i valori fondamentali dell’UE, come riportato da Politico. La rivista riporta altresì che Weber, pur avendo espresso chiaramente le sue intenzioni, ha lasciato gli altri membri della formazione di decidere autonomamente se difendere o meno l’Ungheria. Secondo l’analisi riportata da Balkan Inisght, una buona parte del sostegno ottenuto dall’Ungheria è arrivato dagli eurodeputati dei paesi balcanici, ed è interessante notare che non si tratta solamente di membri della formazione di centro-destra di cui fa parte anche Fidesz, ma sembra che il supporto sia stato di tipo trasversale, e che abbia beneficiato del coinvolgimento di membri di altri gruppi parlamentari, come quello  dei Socialisti e Democratici e dei Conservatori e Riformisti.

Balkan insight riporta che otto deputati bulgari, tra cui cinque membri del PEE, uno dei Socialisti e Democratici e due dei Conservatori e riformisti si sono opposti alla mozione, sostenendo l’Ungheria, mentre tre si sono astenuti o non si sono presentati. Orban sembra aver trovato alleati politici anche in Romania: i deputati Renate Weber e Norica Nicolai, membri della Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa hanno votato contro l’attivazione dell’articolo 7, supportando l’Ungheria. Inoltre, l’ex Primo Ministro della Romania, Theodor Stolojan, appartenente al PPE e Ramona Manescu si sono astenuti. Per quanto riguarda la Croazia, quattro eurodeputati del PPE, Ivana Maletic, Dubravka Suica, Zeljana Zovko e Marijana Petir, insieme ad un conservatore, Ruza Tomasic, hanno votato contro la mozione. La deputata Dubravka Suica, esprimendo vicinanza e supporto all’Ungheria, ha dichiarato: “La nostra piccola delegazione ha votato contro la relazione. L’Ungheria è un paese confinante con il quale vogliamo costruire relazioni di buon vicinato”.

Ad aver supportato in massa l’Ungheria sono stati anche i conservatori britannici. L’Independent ha sottolineato come i Tories siano stati “l’unico partito conservatore dell’Europa Occidentale a votare in difesa del Governo di Orban”, aggiungendo che “i conservatori hanno mandato i loro 19 eurodeputati ad opporsi alle sanzioni contro l’Ungheria”. Solo uno di loro, Baroness Nosheena Mobarik, ha votato in favore all’avviamento della procedura di infrazione, mentre altri due si sono astenuti. I Tories hanno criticato la mozione che condanna Budapest, definendola “politicizzata” e controproducente. Tuttavia, la mossa dei conservatori britannici non è passata inosservata nel Regno Unito, dove i conservatori sono stati accusati di prendere le parti di Orban solo per ottenere il suo sostegno nei colloqui per la Brexit. Il Primo Ministro ungherese, dal suo canto, una volta arrivato a Strasburgo, ha elogiato il Governo britannico, dicendo ai giornalisti: “Vorremmo avere una Brexit giusta perché amiamo gli inglesi ed abbiamo sempre collaborato, e quindi meritate un buon accordo, un accordo equo”.

Un altro importante alleato politico dell’Ungheria è la Polonia, che si è dichiarata pronta a vietare qualsiasi tentativo di imporre sanzioni politiche contro Budapest, impegnandosi a votare contro tali misure all’interno delle istituzioni europee. In difesa della posizione di Budapest, il ministro degli Esteri polacco ha affermato che “ogni Stato membro ha il diritto sovrano di attuare le riforme interne che ritiene opportune” e che le azioni dirette contro gli Stati membri sono funzionali solo ad inasprire le divisioni all’interno dell’UE, accrescendo, di conseguenza, la mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee, come riporta il Financial Times . Anche la Polonia è, a sua volta, oggetto di una procedura di infrazione, avviata però dalla Commissione in seguito all’approvazione di riforma del settore giudiziario aspramente contestata. In quel caso, fu Budapest a dare il suo sostegno a Varsavia, quando il Parlamento ungherese adottò una risoluzione affermando che la Commissione “non ha il diritto di intromettersi”, negli affari interni degli Stati membri.

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Cristina Lipari

di Redazione

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