Cina e Afghanistan: l’ombra lunga del 1980

Pubblicato il 14 settembre 2018 alle 7:36 in Afghanistan Cina

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La Cina inizierà l’addestramento di soldati afghani sul suo territorio nazionale, questo la pone, come in un ricorso storico, dalla stessa parte degli Stati Uniti, della Nato e degli altri Paesi che puntano ad eradicare il problema della presenza di terroristi in Afghanistan.

Perché si tratta di un ricorso storico? La ragione è da ricercarsi nel biennio 1979-80.

Quando, nel 1979, l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan scatenò una reazione internazionale volta a sostenere i gruppi di mujahideen nati per contrastare i sovietici. Primi tra i Paesi che fornirono aiuti economici ai combattenti furono: Stati Uniti, Pakistan, Cina, Iran, Arabia Saudita.

Per comprendere la situazione attuale e quella del 1980 è necessario ripensare a che tipo di rapporti sussistevano tra questi Paesi in quell’anno e metterli in rapporto con quelli odierni.

Nel 1980, Usa e Cina avevano appena riallacciato i rapporti diplomatici, dopo una sospensione durata 40 anni. La Cina e l’Arabia Saudita non avevano relazioni ufficiali e la situazione sarebbe rimasta invariata fino al 1990. L’Iran aveva 52 ostaggi statunitensi nella sua ambasciata a Tehran. Nonostante ciò, questo gruppo disomogeneo di Paesi, ciascuno perseguendo i propri interessi, sostenne la crescita di quei combattenti, in seguito, avrebbero promosso e aiutato Al Qaeda.

La Cina del 1980 era molto diversa da quella odierna. Un Paese impoverito da decenni di politiche economiche comuniste mal gestite, che tentava di risollevarsi e dimenticare le atrocità dei due decenni precedenti segnati dalla Rivoluzione Culturale – durissima campagna repressiva e di rieducazione di tutti i letterati e i non-rivoluzionari del Paese- e aveva lanciato il grande piano di Riforme e Apertura due anni prima, nel 1978.

Nonostante ciò, Pechino ha portato avanti, per un periodo piuttosto lungo a partire dal 1980, l’addestramento dei mujahideen e ne ha finanziato l’acquisto di armi per diversi milioni di dollari.

Nel 1980, la Cina ricevette anche supporto militare dagli Stati Uniti per combattere da un lato l’Unione Sovietica e dall’altro i comunisti afghani. Si trattava di un’azione parte di un più ampio piano per promuovere i rapporti diplomatici appena rinati che includeva anche la concessione alla Cina dello status di “Paese favorito” per il commercio, un elemento fondamentale utilizzato poi, nel corso degli anni ’90, per sostenere la richiesta di accesso della Cina alla Organizzazione Mondiale del Commercio. Uno scenario piuttosto diverso da quello della “guerra commerciale” che le due Potenze sono pronte a combattere oggi.

Quali furono, dunque, le ragioni che spinsero la Cina a sostenere i mujhideen e persino ad acquistare armi dagli Stati Uniti che per decenni erano stati considerati il nemico numero 1?

La prima ragione era la nascita, in Afghanistan, di un governo comunista di ispirazione sovietica molto simile a quello che aveva dato il primo impulso alla Rivoluzione Comunista cinese per essere ripudiato negli anni ’50, quando tra il Partito Comunista Cinese e quello Sovietico si creò una profonda spaccatura. Pechino non poteva tollerare la presenza di un governo filo-sovietico nel vicino Afghanistan.

La seconda ragione è anche quella più importante e valida ancora oggi ed è riassumibile in una sola parola: Xinjiang.

La provincia del Xinjiang, nell’entroterra più occidentale della Cina, presenta una maggioranza di popolazione di etnia uigura e religione islamica ed è nota per le continue rivolte e problemi di sicurezza che sono preoccupazione continua per il governo di Pechino.

Le misure del governo centrale per tenere sotto controllo il Xinjiang sono state diverse nel corso dei decenni: dal ripopolamento della provincia con flussi di cinesi di etnia Han – l’etnia maggioritaria in Cina – alla repressione o restrizione delle pratiche religiose musulmane fino alla creazione di quelli che oggi sono stai definiti da Human Rights Watch veri e propri cambi di detenzione e rieducazione, in cui sarebbero rinchiusi circa 1 milione di uiguri.

Tornando al presente, sebbene lo schieramento dei Paesi che sostengono l’addestramento dell’esercito afghano non è mutato, mutati sono i rapporti tra loro.

Stati Uniti e Cina si fronteggiano in quella che rischia di diventare la guerra commerciale del nuovo millennio, mentre al ghiaccio dei rapporti Cina-Russia degli anni ’80 si deve sostituire una relazione di partenariato sempre più stretta.

Oggi la Cina non ottiene armi dagli Usa che, anzi, guardano alla crescita e all’ammodernamento dell’esercito cinese – Armata Popolare di Liberazione – con crescente preoccupazione.

Intanto, le truppe cinesi partecipano alla più grande esercitazione militare russa degli ultimi anni, mentre il Presidente cinese, Xi Jinping incontra la sua controparte russa, Vladimir Putin, al Vladivostok Eastern Economic Forum e ribadisce la volontà della Cina di guidare la globalizzazione economica e il libero commercio, in netta contrapposizione con le politiche protezioniste e volte al bilateralismo degli Stati Uniti.

Di certo il mondo è cambiato rispetto al 1980, eppure quanto è iniziato in quell’anno, soprattutto sul suolo dell’Afghanistan continua ad avere forti echi nella realtà di oggi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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