USA sanzionano leader miliziano libico per attacchi ai porti petroliferi

Pubblicato il 13 settembre 2018 alle 9:13 in Libia USA e Canada

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato un leader miliziano libico per aver diretto attacchi contro i siti petroliferi del Paese. Si tratta di Ibrahim Jadhran, il quale è accusato di aver contribuito a peggiorare la pace e la stabilità della Libia, supervisionando azioni contro i pozzi nella regione della mezzaluna petrolifera. Il Dipartimento americano, che ha preso la decisione mercoledì 12 settembre, ha riferito che, dall’inizio dell’anno, tali milizie hanno causato la morte di numerose persone.

“Gli attacchi ripetuti delle milizie dirette da Jadhran hanno provocato gravi danni all’economia, privando i libici di migliaia di dollari di entrate dell’industria petrolifera”, ha spiegato il sottosegretario del Tesoro per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, Sigal Mandelker, la quale ha specificato che le azioni contro i pozzi petroliferi sotto la guida del leader vanno avanti dal 2013. Lo scorso giugno, le sue milizie hanno attaccato e preso il controllo dei porti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf, facendo perdere alla Libia più di 1.4 miliardi di guadagni. Le sanzioni del Dipartimento americano, oltre a un divieto di viaggio, comprendono il congelamento dei beni di Jadhran a livello globale. Il leader è inoltre già ricercato dalle autorità di Tripoli.

I porti di Sidra e Las Lanuf sono stati liberati alla fine di giugno da un’offensiva chiamata “Holy Invasion”, diretta dal generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). A causa degli scontri con le forze fedeli a Jadhran, almeno 2 serbatoi sono stati distrutti, suscitando la dura reazione della National Oil Corporation (NOC), che ha condannato le operazioni militari nella zona e richiesto la cessazione immediata del conflitto.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi: quello stanziato a Tripoli e guidato da Fayez Serraj, appoggiato dall’Italia e dall’Onu, e quello di Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. L’assenza di una guida unitaria ha fatto sì che il Paese nordafricano, ormai da anni, è terreno fertile per i gruppi armati, i trafficanti e le organizzazioni terroristiche che stanno traendo vantaggio dalla situazione di caos.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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