USA a Eritrea: “Migliori rapporti con l’Etiopia non bastano per la rimozione delle sanzioni”

Pubblicato il 13 settembre 2018 alle 17:26 in Eritrea USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno accolto con favore il riavvicinamento tra l’Etiopia e l’Eritrea dopo venti anni di reciproca ostilità ma hanno ribadito che la situazione dei diritti umani in Eritrea continua a costituire un ostacolo per la cooperazione tra Washington e Asmara e, in particolare, per la rimozione delle sanzioni imposte al Paese africano dal 2009.

Con riferimento ai rapporti con l’Etiopia, il 10 settembre, il ministro dell’Informazione eritreo, Yaemane Meskel, ha annunciato su Twitter che i leader dei due Paesi africani hanno deciso di riaprire alcuni punti di attraversamento per i trasporti stradali lungo il confine che condividono per la prima volta in 20 anni. Il riferimento è al maggio 1998, data di inizio del conflitto tra i due Paesi africani che ha causato circa 80.000 vittime, provocando altresì una profonda destabilizzazione dell’intera regione. Sebbene nel 2000 i combattimenti in piena regola sono stati interrotti, le forze armate dei due Paesi hanno continuato a fronteggiarsi lungo il confine controverso, la cui demarcazione ha scatenato il conflitto.

Segnali positivi nell’ottica di un miglioramento dei rapporti bilaterali dei due paesi africani provengono anche dal versante etiope. In particolare, il primo ministro Abiy Ahmed, entrato in carica il 2 aprile di quest’anno, ha varato alcune riforme che, secondo alcuni osservatori, hanno il potenziale per ridisegnare il panorama politico del Corno d’Africa. In particolare, il leader etiope ha posto fine allo stato di emergenza e ha rilasciato alcuni prigionieri politici, annunciando altresì alcuni piani per aprire parzialmente l’economia agli investitori stranieri. Con particolare riferimento ai rapporti con l’Eritrea, il primo ministro etiope ha proposto che i due Paesi concludessero la pace, siglata il 9 luglio. Tale atteggiamento di apertura tra i due Paesi africani ha infuso da più parti la speranza che possa trattarsi dell’inizio di un allentamento della tensione nella regione.

A tal proposito, anche gli Stati Uniti hanno espresso soddisfazione per il miglioramento dei rapporti tra i due Paesi africani, sottolineando, tuttavia, che questo non comporterà automaticamente la rimozione delle sanzioni che pesano sul Paese dal 2009. In particolare, in quell’anno, è stato il Regno Unito a promuovere le sanzioni contro l’Eritrea, sostenuto da 13 dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le sanzioni, che includevano un embargo sulle armi, restrizioni sui viaggi e congelamento dei beni per alcuni dei principali funzionari del Paese, erano motivate dal sostegno del paese africano ai militanti islamici attivi in Somalia, accusa, questa, che l’Eritrea ha sempre negato.

“L’Eritrea non può presumere che dicendo cose meravigliose e instaurando buoni rapporti con i vicini verranno automaticamente rimosse le sanzioni”, ha spiegato, il 12 settembre, l’assistente segretario del Dipartimento di Stato americano per l’Africa ed ex ambasciatore degli Stati Uniti in Etiopia, Tibor Nagy, dopo aver dichiarato che, in ogni caso, gli Stati Uniti si sono “deliberatamente impegnati” con l’Eritrea negli ultimi mesi.

In particolare, Washington non vede di buon occhio alcuni atteggiamenti dell’Eritrea, in merito, in particolare, all’acquisto di armi nordcoreane e alla tutela dei diritti umani. Sotto il primo profilo, Nagy non ha fornito informazioni dettagliate. È noto, tuttavia, che gli Stati Uniti hanno richiesto una spiegazione al Paese africano in merito ai suoi acquisti di armi dalla Corea del Nord.

Con riferimento, invece, al secondo profilo, Washington ha sottolineato la sua preoccupazione in merito alla detenzione di alcuni membri locali e americani del personale dell’ambasciata statunitense, nonché in merito alla situazione dei diritti in generale. In particolare, sono motivo di preoccupazione la detenzione di prigionieri politici e religiosi, il servizio nazionale indefinito e obbligatorio, nonché un sistema di governo strettamente controllato. L’Eritrea, da parte sua, ha respinto ripetutamente le accuse di violazioni dei diritti umani proveniente dall’ONU, definendo le accuse di  uccisioni extragiudiziarie e torture “totalmente infondate”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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