Perù: secondo ergastolo per i terroristi di Sendero Luminoso

Pubblicato il 13 settembre 2018 alle 6:04 in America Latina Perù

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La corte penale peruviana riunita nella base militare di Callao ha condannato martedì 11 settembre il fondatore del gruppo terrorista Sendero Luminoso, Abimael Guzmán, e dieci altri ex membri di detta organizzazione all’ergastolo per terrorismo aggravato per l’attentato di Tarata, il 16 luglio 1992. L’attacco, da parte del organizzazione di ideologia maoista con un’autobomba carica di 400 chili di esplosivo, causò 17 morti e 155 feriti in Calle Tarata, nel centro di Miraflores, uno dei quartieri più ricchi di Lima.

Guzmán e la moglie, Elena Iparraguirre, erano già stati condannati nel 2006 all’ergastolo per terrorismo, dopo che la Corte Suprema aveva annullato le prime condanne contro Guzmán e il resto della cupola di Sendero Luminoso poiché emesse durante la vigenza delle leggi speciali promulgate dall’allora presidente Alberto Fujimori. Il 5 aprile 1992 Fujimori aveva sciolto il parlamento e sospeso le garanzie costituzionali tra le altre ragioni, proprio per dotarsi di poteri speciali contro il terrorismo.

Sendero Luminoso fu fondata nella città di Ayacucho, nella regione andina peruviana, come organizzazione maoista leninista da Abimael Guzmán, docente di filosofia e membro del Partito comunista peruviano, con cui ruppe per la posizione filosovietica del partito. Guzmán, che assunse il nome di battaglia di “Presidente Gonzalo”, sposò una linea filocinese e si propose di “distruggere lo stato con il terrore”. Era la fine degli anni ’70 e la dittatura del generale Francisco Morales Bermúdez aveva convocato un’assemblea costituente che averebbe ricondotto il paese alla democrazia con l’elezione di Fernando Belaunde nel 1980. 

Sendero Luminoso iniziò ad operare militarmente dopo la restaurazione della democrazia e si rese responsabile di diversi attacchi nella zona andina del Perù durante i governi di Fernando Belaunde Terry (1980-85) e Alán García (1985-90). Le prime vittime furono poliziotti, membri delle forze armate e proprietari terrieri della regione andina, ma successivamente l’organizzazione si estese a quasi tutto il paese, fatta eccezione per la regione amazzonica, e iniziò a colpire indiscriminatamente in modo particolare le comunità indigene che non si univano alla “guerra popolare”. In alcuni casi, come in occasione del “massacro di Lucanamarca”, del 3 aprile 1983, l’intera comunità venne sterminata. 

Al contempo il movimento si fanatizzò ulteriormente e definì la propria ideologia “pensamiento Gonzalo”, cioè l’interpretazione propria di Guzmán del maoismo. Nel 1984 si registrarono inoltre i primi contatti tra Sendero Luminoso e il narcotraffico, tuttavia la crisi economica che visse il paese negli anni successivi fece conquistare all’organizzazione le simpatie di diverse forze di sinistra. 

Nel 1990 Sendero Luminoso ritenne di aver raggiunto un equilibrio con lo stato, ovvero secondo Guzmán l’organizzazione deteneva lo stesso potere del governo. Nello stesso anno Alberto Fujimori era eletto presidente del Perù. Due anni dopo Fujimori, che nel frattempo aveva realizzato un auto-golpe sciogliendo il parlamento e sospendendo la costituzione, avviava un ambizioso programma anti-terrorista, la “operación victoria” che portò nel settembre 1992 all’arresto di Guzmán e dell’intera cupola di Sendero Luminoso, ridotta da quel momento a un’organizzazione minore senza grande potenziale e dilaniata da lotte intestine.

Guzmán sconta la pena nella base militare di Callao, nello stesso carcere dove è detenuto, per corruzione e crimini contro l’umanità commessi durante il regime di Fujimori, Vladimiro Montesinos, capo dei servizi segreti e principale responsabile della “operación victoria” che portò alla sua cattura. 

Si considera che tra il 1980 e il 2000 l’organizzazione abbia ucciso o fatto sparire 60.000 persone, la maggioranza indigeni di etnia quechua della regione andina. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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