La Polonia con l’Ungheria contro le sanzioni

Pubblicato il 13 settembre 2018 alle 11:03 in Polonia Ungheria

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Successivamente alla votazione del Parlamento europeo, che ha deciso, il 12 settembre, di punire l’Ungheria, considerata colpevole di minare i valori democratici e dello stato di diritto del blocco europeo, Varsavia si è schierata accanto a Budapest, dichiarandosi pronta a vietare qualsiasi tentativo di imporle sanzioni politiche.

Con la votazione del 12 settembre, il Parlamento europeo è riuscito a raggiungere la maggioranza dei 2/3 richiesta dall’Articolo 7 del TUE, con 448 voti favorevoli, 192 contrari e 48 astensioni. Questo costituisce il primo caso in cui l’organo legislativo dell’UE si è trovato a valutare la possibilità di imporre sanzioni politiche ad uno Stato membro per via di una presunta minaccia ai valori europei. Anche la Polonia, che si è stagliata in difesa dell’Ungheria, è a sua volta oggetto di una procedura di infrazione prevista dall’Articolo 7 ma, nel suo caso, questa è dovuta ad una presunta erosione dell’indipendenza giudiziaria, ed è stata avviata dalla Commissione a seguito di una riforma aspramente contestata. In quel caso, fu Budapest a dare il suo sostegno a Varsavia, quando il Parlamento ungherese adottò una risoluzione affermando che la Commissione “non ha il diritto di intromettersi”, negli affari interni degli Stati membri, come spiega il Financial Times.

In una dichiarazione, rilasciata il giorno del voto, la Polonia ha dichiarato di vedere “con preoccupazione” la mossa intrapresa contro l’Ungheria. Il Financial Times riporta che il ministro degli Esteri polacco ha dichiarato che le azioni dirette contro gli Stati membri sono funzionali solo ad inasprire le divisioni all’interno dell’UE, accrescendo, di conseguenza, la mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee.

Il Financial Times spiega altresì che Fidesz, il partito di Orban, ha risposto in modo provocatorio all’esito del voto, definito “una frode” dal ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjarto, che ha riferito che il Governo sta esplorando le vie legali per contestarlo. I membri di Fisdez hanno anche rimproverato alcuni colleghi del Partito Popolare Europeo (PPE), il cui leader, Manfred Weber, nominalmente alleato di Orban, aveva anticipato, alla vigilia del voto, che si sarebbe schierato in favore della mozione che dichiara il Governo di Budapest a rischio di minare i valori fondamentali dell’UE, come riportato da Politico. Il Washington Post ha spiegato che, nonostante Orban sia riuscito per anni a proteggere il suo Paese ed il suo Governo, deviando con successo la condanna internazionale, si sia giunti ad un punto di non ritorno dal momento in cui le critiche sono cresciute anche all’interno del PPE.

Tuttavia, sebbene pare che Orban abbia perso il tradizionale appoggio del Partito Popolare Europeo, possa ancora contare fermamente sulla Polonia, sua alleata anche nel blocco anti-immigrazione, che ha dichiarato di impegnarsi per votare contro le potenziali sanzioni politiche all’interno delle istituzioni europee. In difesa della posizione di Budapest, il ministro degli Esteri polacco ha dichiarato che “ogni Stato membro ha il diritto sovrano di attuare le riforme interne che ritiene opportune”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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