IOM: riprese operazioni di rimpatrio volontario dalla Libia

Pubblicato il 13 settembre 2018 alle 14:21 in Immigrazione Libia

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha ripreso le procedure di rimpatrio dalla Libia, in seguito alla fine degli scontri a Tripoli. Il 10 settembre, un volo diretto in Ghana è partito dall’aeroporto di Mitiga con a bordo 21 migranti provenienti da diversi distretti di Tripoli. Gli stranieri in questione avevano espresso la volontà di rientrare in patria attraverso il programma di rimpatrio volontario dell’IOM, che permette ai migranti di raggiungere i Paesi di origine in totale sicurezza e ricevendo assistenza durante il viaggio e dopo l’arrivo per essere reintegrati nelle comunità locali.  

“Abbiamo saputo che questo volo era autorizzato a lasciare la Libia, quindi speriamo che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane aumentino le richieste”, ha spiegato il coordinatore del programma dell’IOM, Ashraf Hassan, aggiungendo che il numero di persone esprimono la volontà di essere rimpatriati è in aumento. Entro la fine della settimana, è previsto che altri voli charter partano dalla Libia. Il capo dell’IOM Libia, Otham Belbeisi, ha spiegato che, i recenti scontri a Tripoli, hanno messo in pericolo la vita dei migranti prigionieri dei centri di detenzione dell’area, aumentando le loro sofferenze e accrescendo anche la loro vulnerabilità. “Continueremo a rispondere alle necessità e alle emergenze umanitarie presenti in Libia, le nostre squadre sul campo stanno lavorando senza sosta”, ha affermato Belbeisi.

Tra il 26 e il 27 agosto, Tripoli è stata investita dalle offensive tra due coalizioni di milizie rivali, che si sono protratti per diversi giorni, causando la morte di 63 persone e il ferimento di 159. Inoltre, 1.800 famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie case mentre, domenica 2 settembre, circa 400 prigionieri sono evasi dalla prigione di Ain Zara. Lo stesso giorno, il Consiglio presidenziale di Tripoli ha dichiarato lo stato di emergenza nella capitale, rendendo noto che avrebbe applicato nuove misure di sicurezza al più presto. Al momento, le vittime degli scontri sono circa 50, mentre i feriti circa 130. Il 4 settembre, le milizie rivali coinvolte nelle offensive hanno concordato un cessate il fuoco sotto l’egida della missione dell’Onu in Libia (UNISMIL), nel corso di un meeting presso Al-Zawiya, dove era presente anche l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ghassam Salame.

In tale contesto, centinaia di migranti sono fuggiti da un centro di detenzione nei pressi Tripoli per mettersi al riparo dagli scontri. Un video pubblicato sui social media mostra numerosi migranti africani, alcuni dei quali trasportano buste di plastica, camminare sul ciglio di una strada per allontanarsi dalla struttura. Il centro di detenzione in questione ospitava 1.900 stranieri, ma molti erano già stati trasferiti dalle autorità presso altri luoghi più sicuri.

La Libia, ormai da anni, costituisce il principale porto di partenza dei migranti che, vittima dei trafficanti, tentano di raggiungere l’Europa sui barconi lungo la tratta del Mediterraneo centrale. A causa dell’assenza di un’unica autorità politica in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale, i trafficanti di esseri umani stanno portando avanti le loro attività, così che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati e rinchiusi in centri di detenzione. Questi trattamenti non sono destinati soltanto agli uomini, ma vengono applicati indistintamente anche a donne e bambini. L’inviato speciale della UN Refugee Agency per la situazione nel Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel, ha riferito che le condizioni dei rifugiati nei centri di detenzione libici sono estremamente gravi, motivo per cui il programma di rimpatrio è vitale per la loro salvezza.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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