USA: ordinata chiusura dell’ufficio palestinese a Washington

Pubblicato il 12 settembre 2018 alle 10:40 in Palestina USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha ordinato la chiusura dell’ufficio dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) a Washington, il 10 settembre, dal momento che l’OLP “non ha intrapreso provvedimenti per far avanzare negoziati diretti e significativi con Israele” secondo il Dipartimento di Stato. L’ufficio dovrà chiudere entro e non oltre il 10 ottobre.

La sede dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina a Washington funge da ambasciata de facto, in quanto la funzione dell’ambasciatore è quella di rappresentare gli interessi palestinesi negli Stati Uniti. La decisione della chiusura è arrivata dopo un periodo di tensioni tra gli USA e la Palestina, le quali sono state esacerbate dai provvedimenti dell’amministrazione Trump, responsabile per aver cancellato la maggior parte degli aiuti forniti ai territori palestinesi e per aver riconosciuto Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele.

Secondo il punto di vista americano, la leadership dell’OLP ha condannato il piano di pace redatto dagli Stati Uniti, volto a riconciliare Israele e Palestina, senza nemmeno vederlo, rifiutando di collaborare per il raggiungimento di un accordo. Da parte loro, invece, diversi funzionari palestinesi hanno promesso di combattere quelle che hanno definito come tattiche di bullismo e di punizione collettiva, inflitte dagli Stati Uniti. A tal proposito, il negoziatore capo palestinese, Saeb Erekat, ha dichiarato: “Queste persone hanno deciso di stare dalla parte sbagliata della storia proteggendo i criminali di guerra e distruggendo la soluzione a 2 Stati”.

Come se non bastasse, è emersa un’altra questione in corrispondenza della chiusura dell’ufficio dell’OLP a Washington. La Corte Penale Internazionale, al momento, sta considerando la richiesta, avanzata dall’Autorità Palestinese, di indagare su eventuali crimini commessi da Israele nei territori palestinesi. Gli Stati Uniti, pur non riconoscendo l’autorità della corte insieme all’alleato mediorientale, non sono particolarmente entusiasti dell’accaduto dal momento che essi stessi sono sotto inchiesta per potenziali crimini commessi in Afghanistan durante la guerra.

L’avversione statunitense nei confronti della corte internazionale rientra nel quadro dei provvedimenti adottati dall’amministrazione Trump, decisa a mettere a dura prova la cooperazione internazionale. Non a caso, nel 2018, gli Stati Uniti si sono ritirati dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e hanno minacciato di abbandonare la World Trade Organization, oltre a bloccare i finanziamenti per l’organo dell’ONU creato per aiutare i profughi palestinesi.

L’amministrazione Trump non si è impegnata pubblicamente a sostenere una Palestina distinta al fianco di Israele, cambiando obiettivo rispetto ai governi precedenti. Le amministrazioni Bush e Obama avevano altresì cercato di promuovere negoziati tra Israele e Palestina al fine di implementare la soluzione a 2 Stati. Trump, dal canto suo, avrebbe elaborato una proposta dettagliata per risolvere il conflitto israelo-palestinese, nonostante questa non sia mai stata divulgata pubblicamente. Infine, in linea con i governi precedenti, la Casa Bianca di Trump continua a considerare illegittimi gli sforzi palestinesi finalizzati ad ottenere il riconoscimento come Stato attraverso le organizzazioni internazionali.

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Alice Bellante

di Redazione

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