USA a Iran: “Reagiremo a ulteriori attacchi sostenuti da Teheran in Iraq”

Pubblicato il 12 settembre 2018 alle 11:41 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di non aver agito per impedire gli attacchi dei giorni scorsi al consolato americano a Bassra, in Iraq, e all’ambasciata statunitense nella capitale irachena, Baghdad. Washington, pertanto, ha avvertito Teheran che gli stati Uniti “reagiranno in modo rapido e decisivo” a qualsiasi ulteriore attacco che sia riconducibile a Teheran in Iraq e che colpisca cittadini americani o che causi danni alle strutture statunitensi nel Paese mediorientale. È quanto riferito dall’ufficio stampa della Casa Bianca in una dichiarazione rilasciata martedì 11 settembre.

Innanzitutto, la dichiarazione afferma che “l’Iran non ha agito per fermare questi attacchi compiuti dai suoi delegati in Iraq, che ha sostenuto con finanziamenti, addestramento e armi”. Il riferimento è alla notte tra il 6 e il 7 settembre e alla giornata dell’8 settembre. Nella notte tra il 6 e il 7 settembre, 3 granate sono state lanciate all’interno della ‘Green Zone’ di Baghdad, un’area altamente fortificata che ospita il Parlamento nonché numerosi edifici governativi e ambasciate straniere, inclusa l’ambasciata statunitense. Secondo quanto riferito dalle forze armate irachene, l’attacco non ha provocato vittime o danni, dal momento che le granate sono state lanciate in un lotto abbandonato. Nonostante ciò, l’attacco è particolarmente rilevante in quanto è il primo che colpisce la ‘Green Zone’ da diversi anni. L’8 settembre, invece, il consolato americano a Bassra, situato vicino all’aeroporto, è stato attaccato da alcuni missili. Anche in questo caso, non si sono registrati danni o vittime.

Tali attacchi fanno parte dei più ampi disordini che stanno avendo luogo in Iraq nelle ultime settimane. In particolare, i manifestanti iracheni protestano per il collasso delle infrastrutture, per le interruzioni di corrente e soprattutto per la corruzione che affligge il Paese, che non riesce a dotarsi di un nuovo governo in seguito alle elezioni parlamentari includenti di maggio 2017. Nella dichiarazione diffusa dal suo ufficio stampa, tuttavia, la Casa Bianca ha accusato gruppi contigui a Teheran per tali attacchi. Secondo quanto riportato da alcuni funzionari curdi dell’Iraq, peraltro, l’8 settembre, l’Iran avrebbe attaccato il quartier generale del Partito Democratico del Kurdistan dell’Iran (KDPI) e quello del Partito Democratico del Kurdistan iraniano (PDKI), situati nella città settentrionale di Koya. “Gli Stati Uniti terranno conto che il regime di Teheran è responsabile di qualsiasi attacco che si traduca in lesioni al nostro personale o danni alle strutture del governo degli Stati Uniti “, si legge nella nota, che conclude che “l’America risponderà in modo rapido e decisivo in difesa delle vite americane”.

Teheran, per il momento, non ha rilasciato alcun commento ufficiale al contenuto della nota della Casa Bianca. È certo, tuttavia, che il monito americano arriva in un momento in cui i rapporti tra Washington e Teheran sono estremamente complessi. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura nei confronti di Teheran, promessa dall’attuale presidente americano nel corso della campagna elettorale. Uno dei momenti di maggiore tensione si è verificato l’8 maggio, quando gli Stati Uniti hanno notificato il loro recesso dall’accordo sul nucleare iraniano, firmato, il 14 luglio 2015, a Vienna, da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’accordo prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali contro Teheran, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica né a interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Per tali ragioni, in seguito al recesso, il 7 agosto, gli Stati Uniti hanno annunciato la reintroduzione di sanzioni dirette contro il settore siderurgico e automobilistico iraniano nonché contro il settore finanziario. L’Iran, da parte sua, ha reagito alla decisione statunitense assumendo un atteggiamento di sfida che ha dato luogo ad una guerra di parole tra i leader dei due Paesi, iniziata il 22 luglio. Intanto, per il mese di novembre, è prevista l’entrata in vigore di una seconda tranche di sanzioni statunitensi contro l’Iran, diretta stavolta contro il settore petrolifero e bancario.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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