Siria: la fase finale dell’Operazione Roundup

Pubblicato il 12 settembre 2018 alle 14:33 in Siria USA e Canada

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Le Syrian Democratic Forces (SDF), con il sostegno aereo e l’artiglieria della coalizione a guida statunitense,  il 10 settembre, hanno intrapreso la fase finale dell’Operazione Roundup, un’offensiva finalizzata ad eliminare la presenza dello Stato Islamico dalla Siria.

L’operazione cancellerà i resti dell’ISIS in tutta la Siria nordorientale, lungo la valle del fiume Eufrate, verso il confine tra Siria e Iraq, secondo le dichiarazioni della coalizione a guida USA. Le Syrian Democratic Forces, composte principalmente da combattenti curdi e arabi siriani, rappresentano le principali forze di terra grazie alle quali la coalizione è riuscita ad eliminare ed estromettere l’ISIS dalle zone conquistate dall’organizzazione terroristica.

Il 10 settembre, un comandante delle SDF aveva dichiarato a AFP che nell’avvio della fase finale dell’operazione erano stati uccisi almeno 15 combattenti dell’ISIS. Lo Stato Islamico controlla ancora parte del governatorato orientale di Deir ez- Zor, oltre ad altri territori nel sud della Siria. Nonostante ciò, diversi funzionari statunitensi affermano che il gruppo ha perso il controllo di oltre il 98% del territorio precedentemente detenuto.

La coalizione a guida statunitense attiva in Siria ha inoltre annunciato che non lascerà il Paese una volta sconfitto lo Stato Islamico. Al contrario, “andando avanti, continueremo il coordinamento con le Syrian Democratic Forces e altri partner per promuovere sicurezza e stabilità al livello regionale, al fine dii garantire che la sconfitta dell’ISIS sia duratura” ha dichiarato il maggiore generale statunitense, Patrick Roberson, comandante della task force congiunta delle operazioni speciali della coalizione.

La prima fase dell’Operazione Roundup era iniziata il 1 maggio e si era conclusa con successo il 15 maggio con la liberazione di Baghuz, sulla sponda orientale dell’Eufrate. Il 3 giugno, invece, isis le Syrian Democratic Forces (SDF), la coalizione di arabi e curdi che combatte contro l’ISIS in Siria al fianco della coalizione internazionale a guida americana, avevano avviato le operazioni di terra per la seconda fase dell’Operazione. L’obiettivo rimane la sconfitta dell’ISIS nella Siria nordorientale.

Un recente rapporto delle Nazioni Unite ha messo in guardia sul fatto che lo Stato Islamico, il quale una volta controllava vaste aree della Siria nord-orientale e dell’Iraq settentrionale, stia utilizzando tattiche da guerriglia anche in quei territori, forte della propria presenza nella Siria orientale. L’Onu ha, inoltre, stimato che il gruppo jihadista abbia ancora 30.000 membri, distribuiti tra la Siria e l’Iraq.

L’ISIS è apparso nel nord e nell’est della Siria nel 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terra, mantenendo solamente il controllo dell’area vicino a Abu Kamal, attualmente circondata ad ovest da forze governative e ad est da forze curde, e la zona di al-Hajar al-Aswad, a sud di Damasco. 

Nonostante il gruppo terroristico ad oggi controlli meno del 3% del territorio siriano, esso continua a condurre offensive sempre meno sporadiche contro le forze del presidente Bashar al-Assad e i suoi alleati. Per contrastare la minaccia dello Stato Islamico, ancora estremamente rilevante in Siria, il 22 luglio alcuni jet siriani e russi hanno bombardato un bastione dell’ISIS lungo il confine israelo-giordano, nella parte meridionale della Siria, per impedire ai militanti di entrare nelle aree abbandonate dagli altri gruppi ribelli. Le forze affiliate allo Stato Islamico, trincerate nel bacino di Yarmouk, confinante con le alture del Golan occupate da Israele e con la Giordania, hanno respinto l’attacco a terra da parte dell’esercito siriano e dai suoi alleati. L’area è diventata il principale campo di battaglia della regione, dopo che una vasta offensiva dell’esercito siriano, sostenuto dalla Russia, ha mandato via altri gruppi di ribelli che una volta erano sostenuti da Stati Uniti, Giordania e Stati del Golfo.

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Alice Bellante

di Redazione

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