Atteso voto su sanzioni all’Ungheria: la difesa di Orban

Pubblicato il 12 settembre 2018 alle 12:20 in Europa Ungheria

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Il Primo Ministro ungherese, Viktor Orban ha dichiarato che il suo Stato potrebbe essere condannato per aver scelto di non essere un “Paese di migranti”, respingendo con forza le critiche mosse contro il suo Governo dall’UE, durante un dibattito tenutosi a Strasburgo martedì 11 settembre, alla vigilia del voto sull’attivazione dell’ articolo 7 sulle violazioni dello Stato di Diritto, che potrebbe portare all’applicazione di sanzioni politiche contro Budapest. Il Parlamento europeo deciderà nelle prossime ore.

L’inizio del discorso di Orban è caratterizzato da una forte disillusione circa la votazione di oggi, che ha portato il Primo Ministro Ungherese a rivolgersi ai deputati europei dicendo: “So che avete già deciso, so che la maggioranza approverà la relazione e so che il mio intervento non cambierà la vostra opinione”. L’Ungheria è considerata colpevole di minare i valori democratici e dello stato di diritto del blocco europeo. Durante il dibattito, Orban ha difeso il suo Paese e il suo Governo in maniera estremamente decisa, affermando che, qualunque decisione verrà presa, “l’Ungheria non cederà alle estorsioni, difenderà i suoi confini, fermerà l’immigrazione illegale e proteggerà i suoi diritti, se necessario, anche da voi”. Nel discorso di Orban, le forze del Parlamento Europeo “ricattano e diffamano, con false accuse, l’Ungheria ed il suo popolo”. Il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans ha attaccato Orban, criticandolo per aver tentato di trasformare le critiche mosse contro il suo Governo in un attacco contro l’intero Paese. Timmermans, rivolgendosi direttamente al Primo Ministro ungherese, ha affermato: “Dire che criticare le leggi e criticare il Governo equivarrebbe a criticare una nazione o un popolo è la via d’uscita del vigliacco”, cioè un escamotage usato per cercare di distogliere l’attenzione dal contenuto delle critiche.

I parlamentari europei oggi voteranno sulla proposta di avviare una procedura contro Budapest. Quest’ultima è basata su un report redatto dal Comitato parlamentare sulle Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni. Il processo, delineato dall’articolo 7 del TUE, potrebbe portare l’Ungheria a vedere sospesi i propri diritti di voto nel Consiglio.

La procedura prevista dall’articolo 7 era stata avviata, dalla Commissione Europea, anche contro la Polonia, per via di una presunta erosione dell’indipendenza giudiziaria. Tuttavia, la votazione di oggi è particolarmente importante perché costituisce il primo caso in cui il Parlamento europeo si trova a valutare la possibilità di imporre delle sanzioni politiche ad uno Stato membro per via di una presunta minaccia ai valori europei. La specialità di questo evento è stata colta anche da Orban, che ha dichiarato che le possibili sanzioni politiche contro l’Ungheria costituirebbero il primo caso in cui “una comunità condanna le proprie guardie di frontiera”.

A finire nel mirino del Parlamento Europeo non sono state solo le politiche sulle migrazioni, ma anche quelle riguardanti i media e la corruzione. I temi che hanno attratto gran parte della condanna internazionale nei confronti di Budapest son il sistema elettorale, la libertà dei media, l’indipendenza della magistratura, il trattamento dei rifugiati e dei richiedenti asilo e i limiti nel funzionamento delle organizzazioni non governative. Il Washington Post sottolinea come, nonostante Orban sia riuscito per anni a proteggere il suo Paese ed il suo Governo, deviando con successo la condanna internazionale, si sia giunti ad un punto di non ritorno dal momento in cui le critiche sono cresciute anche all’interno del Partito Popolare Europeo (PPE), di cui fa parte anche il suo partito, Fidesz. Una chiara prova del fatto che la formazione di centro-destra abbia preso le distanze è stato fornito da Manfred Weber, leader del PPE e, nominalmente, alleato di Orban, che ha dichiarato, martedì 11 settembre, di voler votare in favore della mozione che dichiara il Governo di Budapest a rischio di minare i valori fondamentali dell’UE, come riportato da Politico. Weber, dopo un incontro con gli altri membri della formazione di centro-destra, incluso Orban, ha dichiarato “voterò in favore dell’articolo 7”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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