Afghanistan: attacco sucida a Nangarhar

Pubblicato il 12 settembre 2018 alle 6:01 in Afghanistan Asia

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Un attentatore suicida si è fatto esplodere nel corso di una protesta nella provincia di Nangarhar, nel distretto di Mohmad Dara, nel pomeriggio di martedì 11 settembre, uccidendo 68 persone e ferendone altre 165. La manifestazione, organizzata in prossimità della strada che collega Jalalabad a Torkham, chiedeva le dimissioni di Bilal Pacha, comandante locale delle forze di polizia del distretto di Achin, in prossimità di Mohmad Dara. Al momento, nessun gruppo terroristico ha rivendicato l’azione.

Nel frattempo, i talebani si stanno preparando per partecipare a nuovi colloqui di pace con gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa afghana Khaama Press, la quale riferisce altresì che i militanti vorrebbero chiedere uno scambio di prigionieri. “Questo meeting determinerà il futuro dei negoziati di pace e dimostrerà se gli Stati Uniti saranno seri e sinceri”, ha commentato un ufficiale del gruppo di ribelli. Gli ufficiali afghani e statunitensi non hanno ancora commentato sugli ultimi sviluppi.

La scorsa settimana, il segretario della Difesa americano, James Mattis, si era recato in visita ufficiale a Kabul per incontrare il nuovo comandante delle truppe americane e della NATO in Afghanistan, il generale Scott Miller, e discutere i progressi conseguiti nei colloqui con i talebani. Tra i temi affrontati,Mattis ha discusso altresì dei progressi nei colloqui con i talebani.

Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno intensificato i raid aerei in Afghanistan e hanno inviato migliaia di unità aggiuntive tra le fila delle truppe afghane per consigliare e addestrare le forze locali, in linea con la nuova strategia americana in Afghanistan, inaugurata il 21 agosto 2017, volta sconfiggere definitivamente il terrorismo dal Paese dell’Asia Centrale.

Con riferimento ai colloqui con i talebani, tuttavia, Mattis si è dichiarato fiducioso, quanto l’apertura di “alcune linee di comunicazione” fanno sperare in una svolta. Il funzionario americano, inoltre, ha sottolineato che, “per quanto strano possa sembrare”, la NATO e i talebani si trovano dalla stessa parte nella lotta contro lo Stato Islamico. Il generale Dunford, da parte sua, ha confermato le parole di Mattis, aggiungendo che l’obiettivo di Washington è “convincere i talebani che non possono vincere sul campo di battaglia e che devono impegnarsi in un processo di pace”. Anche il governo americano ha raccomandato ottimismo in merito ai colloqui con i talebani, individuando nel loro consenso alla tregua di giugno un segnale positivo in vista di un processo politico di riconciliazione.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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