Medici Senza Frontiere: oltre 100 migranti morti al largo della Libia

Pubblicato il 11 settembre 2018 alle 9:29 in Immigrazione Libia

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Più di 100 migranti, tra cui 20 bambini, sono morti al largo della Libia a causa del naufragio di 2 gommoni sui quali stavano viaggiando. È quanto ha reso noto Medici Senza Frontiere (MSF) in un comunicato, lunedì 10 settembre, in cui viene spiegato che i superstiti, molti dei quali hanno riportato gravi bruciature, sono stati riportati nei centri di detenzione libici.

L’incidente è avvenuto la mattina presto del primo settembre, quando due gommoni con a bordo centinaia di persone hanno cominciato ad imbarcare acqua dopo essere salpati dalle coste libiche. I migranti erano per la maggior parte originari di Sudan, Mali, Nigeria, Camerun, Ghana, Libia, Algeria ed Egitto. Il comunicato di MSC riferisce che un totale di 276 superstiti sono stati soccorsi dalla Guardia Costiera libica, che li ha condotti presso il porto di Khoms, dove una squadra dell’organizzazione umanitaria ha fornito loro soccorso.

Uno dei superstiti ha spiegato che, mentre la prima imbarcazione si è fermata a causa di un problema al motore, la seconda, dove erano presenti 165 adulti e 20 bambini, ha continuato a navigare, iniziando ad imbarcare acqua poco dopo. Il migrante ha precisato che, in quel momento, il satellitare segnalava che l’imbarcazione era vicina alle coste maltesi, perciò i migranti a bordo hanno contattato la Guardia Costiera italiana riferendo le coordinate e chiedendo assistenza. “Ci hanno detto che avrebbero mandato qualcuno, ma la barca ha iniziato ad affidare e solo alcuni di noi avevano i giubbotti di salvataggio. Gli aiuti europei sono arrivati più tardi via aria, lanciandoci zattere gonfiabili, ma soltanto 55 persone sono riuscite a salvarsi. Sarebbero potuti essere salvati se i soccorsi fossero arrivati prima”, ha spiegato il migrante, aggiungendo che, poco dopo, è giunta la Guardia Costiera libica.

Un’infermiera di MSF a Misrata ha spiegato che la squadra di dottori dell’organizzazione ha assistito per diverse ore i superstiti, molti dei quali erano in gravi condizioni. Successivamente, i migranti sono stati trasferiti in un centro di detenzione gestito dalle autorità libiche. A tale proposito, Medici Senza Frontiere rende noto che, con il supporto dell’Unione Europea, la Guardia Costiera libica ha riportato in Libia oltre 13.000 migranti, tra il gennaio e l’agosto 2018. L’organizzazione si è detta molto preoccupata riguardo alle condizioni dei migranti in tali strutture. “Siamo estremamente preoccupati per i nostri pazienti, come possono guarire se sono costretti a vivere in celle sovraffollate?”, ha commentato un medico di MSF.

Alla luce di ciò, Medici senza Frontiere chiede la fine della detenzione arbitraria di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo in Libia, per evacuarli altrove. Nello specifico, l’organizzazione vorrebbe che:

  • La UN Refugee Agency (UNHCR) e Paesi terzi organizzino l’evacuazione e il ricollocamento dei migranti;
  • L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e i Paesi di origine organizzino il rimpatrio dei migranti dalla Libia;
  • Gli Stati europei e le autorità libiche smettano di intercettare le persone in mare per riportarle in Libia per evitare il loro sbarco in Europa.

Secondo le stime dell’IOM, dal primo gennaio al 5 settembre, sono arrivati sulle coste europee 71.779 migranti, di cui 31.040 in Spagna, 20.250 in Italia, 19.564 in Grecia, 714 a Malta e 211 a Cipro. Si tratta di numeri molto inferiori rispetto a quelli registrati nello stesso periodo del 2017, tranne che per la Spagna, la quale, dal mese di giugno, costituisce il principale porto di sbarco europeo. Il numero dei migranti che hanno perso la vita in mare, dall’inizio dell’anno al 5 settembre, si aggira intorno a 1.565, cifra minore rispetto ai 2.651 stranieri morti nello stesso periodo del 2017.

Nonostante tali dati, la UNHCR ha messo in guardia le autorità europee, rendendo noto che i viaggi nella tratta del Mediterraneo centrale, che collega la Libia all’Italia, stanno divenendo sempre più rischiosi. Secondo un report intitolato “Desperate Journeys”, pubblicato il 3 settembre dall’agenzia dlel’Onu, i trafficanti di esseri umani che operano in Libia stanno correndo rischi sempre più grandi per fare le traversate verso l’Europa, dal momento che la Guardia Costiera libica è molto più attiva rispetto agli anni passati, intercettando sempre più imbarcazioni cariche di migranti. Ciò, secondo la UNHCR aumenta il rischio di morte in mare nel corso dei viaggi verso i Paesi europei.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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