Burkina Faso: jihadisti si stanno spostando nell’Est del Paese

Pubblicato il 11 settembre 2018 alle 6:01 in Africa Burkina Faso

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Le attività jihadiste in Burkina Faso si stanno spostando dalla zona centro-settentrionale alla zona orientale del Paese, una regione già caratterizzata dalla presenza della criminalità organizzata.

Secondo quanto riportato da France24, il 5 settembre, un gruppo di soldati del Burkina Faso, impegnato in un’operazione per disinnescare le mine posizionate dai jihadisti nell’est della città di Kabonga, è rimasto vittima di una violenta esplosione, che ha causato la morte di 2 ufficiali ed il ferimento di altri 6. I responsabili dell’incidente non sono ancora stati identificati. Dal momento che si è trattato del terzo attacco esplosivo mortale in un mese, secondo il sociologo Sidi Kountè, specializzato nel jihadismo nel Sahel, stiamo assistendo alla nascita di un nuovo fenomeno. Nessun gruppo terroristico ha rivendicato tali azioni, anche se l’uso di materiale esplosivo contro le forze di sicurezza burkiniane suggerisce che sia opera di un’organizzazione jihadista. In particolare, secondo Kountè, l’assenza di rivendicazione potrebbe costituire una mossa strategica di un nuovo gruppo che, ancora, non ha una base solida e che sta crescendo. Ciò che è certo, ha dichiarato il sociologo, è che un’organizzazione jihadista è attiva nell’Est del Paese.

A lungo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti dalla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. Il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando la difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta anti-terrorista efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda attiva nell’Africa nord-occidentale. L’ultima serie di attentati si è verificata il 2 marzo 2018, quando il quartier generale dell’esercito e l’ambasciata francese a Ouagadougou sono stati attaccati, lasciando 8 morti e 85 feriti. Tali attacchi sono stati rivendicati dal gruppo Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda e guidato da Iyad Ag Ghaly, un noto separatista tuareg, ricercato nel Sahel.

Kountè ha spiegato che, grazie agli sforzi antiterrorismo e all’intervento delle milizie locali, francesi e maliane, JNIM potrebbe essersi spostato in altre aree, tra cui l’Est del Paese, confinante con il Ghana, il Togo, il Benine e il Niger. Tale area, da lungo tempo, è considerata il centro della criminalità organizzata del Burkina Faso. Dal momento che il governo centrale ha tralasciato il controllo della regione, le milizie koglweogo sono divenute i garanti della sicurezza della popolazione locale. Inoltre, grazie alla presenza di fitte foreste e all’assenza di infrastrutture adeguate, l’area rimane praticamente inaccessibile alle forze di sicurezza nazionali. Queste caratteristiche, secondo Kountè, rendono la regione particolarmente fertile per i gruppi jihadisti.

Dal momento che l’esercito del Burkina Faso è impegnato su diversi fronti, il sociologo suggerisce che le autorità del Paese africano potrebbero chiedere il sostegno del G5 Sahel, il corpo antiterrorismo sostenuto dalla Francia che ha l’obiettivo di contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nel Sahel. Tale zona, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il G5 Sahel, formato da 5.000 ufficiali dell’esercito di Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad, è nato nel febbraio 2017 ed è stato formalmente approvato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu nel giugno dello stesso anno.

La Francia è uno dei principali sostenitori del G5 Sahel e, in particolare, l’obiettivo del presidente Emmanuel Macron sarebbe quello di far trasferire parte dei finanziamenti che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu destina alle 10.000 truppe di peacekeeping della missione MINUSMA, alle forze multinazionali che operano in Sahel. È previsto che Parigi destini 1.2 miliardi di euro al fondo per lo sviluppo della regione per i prossimi 5 anni. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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