11 settembre: ancora nessun processo per 5 sospettati

Pubblicato il 11 settembre 2018 alle 13:11 in USA e Canada

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L’11 settembre 2001, l’attacco alle Torri Gemelle di New York ha provocato la morte di quasi 3000 persone e il ferimento di oltre 6000 individui. Oggi, 17 anni dopo, 5 presunti responsabili di quello che l’America ricorda come il peggior attentato terroristico sul suolo statunitense nella storia, non sono ancora stati processati. Secondo quanto riportato dal New York Post, tra di loro c’è anche Khalid Sheikh Mohammed, autoproclamatosi mente dell’attacco. Gli altri uomini sono, invece, Ali Abdul Aziz Ali, pakistano, accusato di aver ordinato la diffusione di video di addestramento al volo nonché di trasferimento di ingenti somme di denaro ai dirottatori dei voli coinvolti nell’attacco al World Trade Center, Ramzi bin al-Shibh, yemenita, accusato di aver finanziato la formazione dei terroristi dell’11 settembre, Mustafa Ahmed Adam al-Hawsawi, saudita, accusato di essere uno dei principali finanziatori degli attacchi di 17 anni fa, e Walid Muhammad Salih bin Roshayed bin Attash, yemenita, accusato di aver selezionato e contribuito ad addestrate diversi dirottatori dei voli coinvolti nell’attacco al World Trade Center.

Secondo il New York Post, i pubblici ministeri, che chiedono la pena di morte per i 5 uomini coinvolti nei fatti drammatici di 17 anni fa, hanno tentato per anni di processarli ma senza successo. Le cause del ritardo sono molteplici e includono il ripetuto trasferimento della sede processuale, domande in merito alla sussistenza di prove schiaccianti e limitazioni allo svolgimento di processi a Guantanamo Bay, il campo di prigionia americano situato a Cuba all’interno della base navale statunitense, istituito dal governo americano sotto l’amministrazione di George W. Bush, per la detenzione di persone ritenute vicine agli ambienti del terrorismo.

In particolare, gli Americani hanno catturato Mohammed e i suoi 4 complici entro il 2003. In un primo momento, i sospettati sono stati inseriti nei “siti neri” della CIA, strutture esterne in cui i sospetti di alto livello di al Qaeda sono detenuti e interrogati. I 5 sospettati sono stati poi citati in giudizio nel 2008. Tuttavia, quando si è insediato alla Casa Bianca, Barack Obama ha sospeso il caso e, nel 2010, il Pentagono ha respinto le accuse senza pregiudizio, lasciando cioè aperta la possibilità che i sospettati vengano accusati di nuovo in seguito. Dopo il tentativo fallito dell’allora procuratore generale, Eric Holder, di trasferire il caso alla corte federale di Manhattan e la decisione dell’amministrazione di riformulare le accuse presso il tribunale militare di Guantanamo, i 5 uomini sono stati citati in giudizio nel 2012, data che segna l’avvio di una lunga serie di udienze preliminari circa il loro trattamento durante la detenzione e l’eventuale applicabilità di tattiche di “interrogatorio potenziato” per raccogliere prove. Infine, la sostituzione del giudice militare che aveva seguito il caso sta provocando un ulteriore ritardo dal momento che il suo successore deve aggiornarsi su un’enorme quantità di documenti, prove e trascrizioni. Pertanto, secondo quanto riferito dall’Herald e riportato dal New York Post, è improbabile che il processo inizi prima del 2020, dal momento che anche per il 2019 sono previste numerose udienze preliminari.

Secondo quanto riportato dal New York Post, solo due persone sono state condannate in merito ai fatti dell’11 settembre. Il primo è Zacarias Moussaoui, dichiaratosi colpevole nel 2005 per 6 capi d’accusa di cospirazione legata agli atti terroristici dell’11 settembre, sta scontando la vita in carcere senza condizionale. Il secondo è Mounir el-Motassadeq, condannato nel 2006 a 15 anni di detenzione dai tribunali tedeschi per aver fornito assistenza finanziaria e per complicità in omicidio.

Il mancato processo di alcuni dei sospettati, intanto, accresce da anni la frustrazione dei parenti delle vittime. Tra loro, Debby Jenkins, il cui fratello Joseph è rimasto ucciso negli attacchi del World Trade Center, ha riferito al New York Post che il ritardo è “scandaloso” e che le famiglie aspettano che sia fatta giustizia. Alice Hoagland, il cui figlio, Mark Bingham, ha cercato di impedire ai dirottatori di prendere il controllo del volo United Airlines 93, da parte sua, ha affermato di rispettare l’equo processo ma di desiderare che i sospettati vengano giustiziati, dal momento che hanno “torturato e ucciso quasi 3000 persone”.

La mattina dell’11 settembre di 17 anni fa, 19 attentatori hanno dirottato 4 aerei diretti in California, poco dopo il loro decollo, avvenuto rispettivamente dagli aeroporti di Boston, Newark e Washington. Alle 8:46 locali, 5 dirottatori hanno preso il controllo del primo volo decollato da Boston, facendolo schiantare contro la torre nord del World Trade Center; poco dopo, alle 9:03, il secondo aereo, anch’esso partito da Boston, si è schiantato contro la torre sud. Alle 9:37, il terzo aereo, decollato dall’aeroporto internazionale di Washington, ha colpito il Pentagono. Infine, il quarto volo, decollato da Newark, è caduto nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, alle 10:03. Nonostante non sia mai stato scoperto il quarto obiettivo dei terroristi, le autorità americane ritengono che l’aereo avrebbe dovuto schiantarsi contro la Casa Bianca o Capitol Hill. Le stragi sono state ricollegate ad al-Qaeda e, in particolare, le autorità americane ritengono che le menti degli attentati sono state Osama Bin Laden, Khalid Sheick Mohammed e Mohammed Atef. Dei 19 attentatori, 15 erano di nazionalità saudita, 2 erano originari degli Emirati Arabi Uniti, uno del Libano e uno dell’Egitto. Complessivamente, gli attacchi dell’11 settembre hanno ucciso quasi 3000 persone, ferendone più di 6000.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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