Israele: pressioni sul governo per trovare fondi alternativi per i palestinesi

Pubblicato il 10 settembre 2018 alle 6:01 in Israele Palestina

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I funzionari di sicurezza israeliani stanno facendo pressioni sul governo affinché trovi una fonte alternativa per i fondi umanitari destinati ai palestinesi di Gaza, dopo gli ultimi tagli degli Stati Uniti all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA).

Negli ultimi giorni, i funzionari israeliani hanno comunicato alla leadership politica del Paese di temere che il ritiro dei fondi e i tentativi degli Stati Uniti di limitare il contributo delle altre nazioni all’Agenzia dell’ONU potrebbero portare a un collasso umanitario a Gaza e anche alla guerra, in quanto il gruppo terroristico Hamas, che governa sull’area, sta cercando di incolpare i nemici esterni per le tormentate condizioni del territorio. Gaza, infatti, è oggetto di un embargo perpetrato sia da Israele che dall’Egitto, volto a prevenire, secondo i governi dei 2 Paesi, che Hamas espanda le sue capacità militari e minacci i vicini. Tuttavia, secondo The Times of Israel, negli anni il governo israeliano ha cercato di assicurarsi che il blocco limiti solamente il gruppo terroristico e non danneggi il popolo. Tuttavia, le condizioni nella Striscia di Gaza rasentano la crisi umanitaria.

A settembre, alcuni funzionari senior israeliani, fra i quali il ministro per la Cooperazione regionale, Tzachi Hanegbi, e il rappresentante delle Forze di Difesa Israeliane che si occupa delle relazioni con i palestinesi, il generale maggiore Kamil Abu Rokon, parteciperanno a una conferenza delle nazioni donatrici organizzata dall’UNRWA a New York. I funzionari cercheranno di ottenere l’approvazione di un canale parallelo di aiuti stranieri a Gaza, che permetterà di continuare a finanziare gli aiuti alimentari, le operazioni dell’ONU nelle scuole e il pagamento dei salari dei circa 30.000 impiegati dell’organizzazione. I funzionari della sicurezza hanno dichiarato che i fondi dell’UNRWA per i principali programmi di Gaza, inclusi quelli per le scuole e per la consegna di cibo, sono assicurati fino alla fine del 2018, ma se non ci saranno fondi per il 2019, si verificherà un collasso.

Il 31 agosto, gli Stati Uniti avevano annunciato che avrebbero posto fine a tutti i contributi all’UNRWA, una settimana dopo aver tagliato circa 200 milioni di dollari in aiuti destinati a Gaza e alla Cisgiordania. Nonostante siano stati accolti con favore da alcuni politici israeliani, fra i quali lo stesso primo ministro, Benjamin Netanyahu, i funzionari della Difesa avrebbero criticato i tagli, poiché temono che potrebbero fomentare le violenze in Palestina e mettere in pericolo la sicurezza di Israele.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, più di una volta, in concomitanza con i tagli ai fondi per i palestinesi, ha dichiarato che avrebbe ricominciato a finanziare gli aiuti se Israele e Palestina arriveranno a un accordo per risolvere la crisi. Inoltre, il Dipartimento di Stato americano aveva dichiarato che avrebbe cercato altri modi per aiutare i palestinesi. L’Autorità Palestinese, da parte sua, ha respinto i piani di pace annunciati dall’amministrazione Trump e sta boicottando gli Stati Uniti da quando, il 6 dicembre 2017, il leader della Casa Bianca aveva annunciato che avrebbe spostato l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo così la Città Santa come capitale di Israele.

Israele, da parte sua, ha per lungo tempo considerato l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi come un male necessario, una risorsa vitale di aiuti internazionali ai palestinesi volta a contribuire alla stabilità dell’area. Allo stesso tempo, l’agenzia riflette e rinforza una delle cause alla base del conflitto con la Palestina. L’UNRWA permette ai discendenti dei rifugiati palestinesi della guerra di Indipendenza del 1948-1949 di continuare a utilizzare questo status, anche se queste persone hanno ricevuto la cittadinanza in Paesi terzi. Nonostante supporti i contributi umanitari dell’Agenzia dell’ONU, Israele ha dichiarato che questa definizione è servita come un riconoscimento internazionale de facto, almeno agli occhi dei palestinesi, della loro aspirazione a rovesciare i risultati di quella guerra, che aveva portato alla fondazione di Israele. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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