Israele: la guerra segreta contro l’Iran e l’ISIS

Pubblicato il 10 settembre 2018 alle 13:09 in Israele Medio Oriente

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Negli ultimi anni, Israele ha segretamente armato e finanziato una dozzina di gruppi ribelli presenti nel sud della Siria al fine di impedire ai combattenti iraniani e ai militanti dello Stato Islamico di avvicinarsi al proprio territorio, secondo un rapporto di Foreign Policy.

I primi indizi dei finanziamenti dello Stato Ebraico sono emersi nel 2017 quando l’esercito israeliano ha intrattenuto le prime comunicazioni dirette con alcuni comandanti ribelli, allineati con il Free Syrian Army, fornendo fondi per stipendi, armi e munizioni per rendere le alture del Golan una zona “cuscinetto” tra la Siria e il proprio territorio. In alcune interviste del Wall Street Journal, risalenti al 2017, i ribelli dell’opposizione siriana avevano rivelato che la cooperazione era iniziata già nel 2013, dopo che alcuni combattenti avevano ricevuto cure mediche negli ospedali israeliani.

Inizialmente, le armi trasferite erano per lo più fucili d’assalto M16 fabbricati negli Stati Uniti. In seguito, lo Stato Ebraico ha iniziato a rifornire i ribelli con attrezzature non americane, tra cui alcune armi e munizioni appartenenti ad una spedizione iraniana destinata al gruppo libanese Hezbollah, che Israele aveva sequestrato nel 2009. Dall’inizio del conflitto siriano, nel marzo 2011, Israele ha sempre rifiutato di accogliere rifugiati siriani nel proprio territorio, accettando unicamente di curare feriti e malati in alcune cliniche a nord del Paese per poi rispedirli in territorio di guerra.

Nonostante ciò, l’assistenza fornita dallo Stato Ebraico ai ribelli siriani si è espansa significativamente proprio nel 2017, in coincidenza di una politica israeliana più aggressiva, finalizzata a mantenere le milizie appoggiate dall’Iran lontane dalla Siria meridionale e perciò dal confine con Israele. Decine di comandanti e combattenti dell’opposizione siriana hanno dichiarato che, grazie alla politica estera dello Stato Ebraico, le proprie forze hanno ottenuto salari individuali di circa 75 dollari al mese, i quali sono poi stati utilizzati per acquistare armi nel mercato nero siriano.

Due dei gruppi supportati da Israele sono stati identificati pubblicamente: Forsan al-Jolan, una fazione con sede nella città di confine di Jubata al-Khashab, a Quneitra, e Liwaa Omar bin al-Khattab, con sede a Beit Jinn, una città che confina con il monte Hermon. Le armi e altre attrezzature militari coinvolte negli traffici sono state consegnate attraverso 3 porte di sicurezza che collegano le alture del Golan e la Siria. Tra gli oggetti di scambio vi erano veicoli di trasporto, fucili d’assalto e mortai. Non è più un segreto perciò che Israele abbia fornito armi e fondi ai ribelli siriani, sebbene si ritenga che l’assistenza dello Stato Ebraico sia inferiore alla media, se comparata a quella fornita dalle altre potenze straniere coinvolte nella guerra civile siriana. A conferma di ciò, i ribelli hanno espresso insoddisfazione circa la misura degli aiuti forniti, affermando che essi erano insufficienti.

A giugno, il regime di Damasco, sostenuto dalla Russia, aveva lanciato una grande operazione militare nel sud della Siria, al fine di riconquistare l’area strategica al confine con la Giordania e con le alture del Golan occupate da Israele. Nonostante lo Stato Ebraico abbia effettuato circa 200 incursioni aeree in Siria, negli ultimi 18 mesi, esse sono state dirette principalmente contro obiettivi iraniani. Non a caso, Israele non è intervenuta direttamente contro le forze del presidente siriano, Bahsar al-Assad, ma ha comunque minacciato di attaccare i contingenti del regime se questi si fossero schierati nella zona demilitarizzata delle alture del Golan. Le offensive di Quneitra e Daraa, le quali erano state sostenute da una massiccia forza aerea russa, hanno causato il dislocamento di centinaia di migliaia di civili, i quali hanno lasciato le loro case cercando accoglienza verso i confini del Golan e della Giordania. Secondo quanto riporta The New Arab, alcuni ribelli avrebbero interpellato diversi dei loro contatti militari israeliani per chiedere asilo, poi concesso ad un numero limitato di comandanti e ai loro familiari. Nonostante ciò, sui canali ufficiali, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva ripetutamente dichiarato che i civili siriani in fuga dalla guerra non sarebbero stati ammessi in Israele.

Il Rapporto di Foreign Policy evidenzia infine che Israele ha anche fornito supporto armato a fazioni ribelli che combattono contro gli affiliati dello Stato Islamico, presenti nel bacino di Yarmouk. A tal fine ha altresì condotto attacchi diretti con droni contro i comandanti dell’ISIS ed effettuato incursioni missilistiche contro le roccaforti del gruppo. Per quanto riguarda i gruppi ribelli che combattono le forze del regime di Assad, invece, non c’è stato alcun tipo di supporto tramite fuoco diretto.

L’assistenza fornita da Israele ai ribelli siriani è significativa per diverse ragioni secondo Foreign Policy. In primis, essa rappresenta la volontà israeliana di impedire il consolidamento della presenza iraniana in Siria. In secondo luogo, solleva alcune domande circa gli equilibri di potere in Siria, proprio quando la guerra civile sembra avvicinarsi ad una conclusione. È altresì importante notare che i contingenti iraniani, i quali hanno aiutato Assad a sconfiggere i ribelli, non mostrano alcuna inclinazione a ritirarsi dalla Siria, rappresentando un potenziale “punto di infiammabilità” tra Io Stato Ebraico e Teheran. In terzo luogo, come risultato dell’aiuto umanitario e militare fornito, Israele è ormai percepita da molti residenti della Siria meridionale come un’alleata. Perciò, mentre le truppe fedeli ad Assad, aiutate dalle forze russe e iraniane, hanno riaffermato il controllo territoriale su sempre più aree della Siria, Israele ha cercato altri modi per garantire i suoi interessi lungo il confine. A conferma di ciò, a luglio dell’anno corrente, i funzionari israeliani hanno raggiunto un’intesa con la Russia, la quale ha consentito il ritorno delle forze del regime nelle regioni occidentali di Daraa e Quneitra, le aree adiacenti alle alture del Golan. In cambio, la Russia avrebbe promesso di mantenere le milizie appoggiate dall’Iran a 80 chilometri dalle alture del Golan e di non ostacolare gli attacchi israeliani contro obiettivi iraniani in tutta la Siria.

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Alice Bellante

di Redazione

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