USA: nessun futuro presidente rimuoverà l’ambasciata statunitense da Gerusalemme

Pubblicato il 9 settembre 2018 alle 10:50 in Israele USA e Canada

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L’ambasciatore statunitense presso Israele, David Friedman, ha dichiarato che nessun futuro presidente degli Stati Uniti annullerà la decisione di Washington di spostare la sua ambasciata a Gerusalemme e di riconoscere la città come capitale israeliana.

Venerdì 7 settembre, in una intervista pubblicata dal giornale Israel Hayom, il diplomatico statunitense ha spiegato di non considerare possibile che una qualsiasi amministrazione futura, sia repubblicana sia democratica, possa decidere di invertire la decisione che il leader della Casa Bianca, Donald Trump, aveva preso il 6 dicembre 2017, quando in un discorso aveva annunciato che avrebbe spostato l’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme Est, riconoscendo la Città Santa come capitale israeliana. Tale decisione aveva attirato la rabbia, le critiche e le proteste di migliaia di persone e organizzazioni in tutto il mondo. L’amministrazione Trump aveva poi inaugurato l’ambasciata a Gerusalemme il 14 maggio 2018. Nelle proteste scoppiate in quell’occasione, erano morte almeno 60 persone.

Secondo Friedman, per annullare la decisione del presidente, la nuova amministrazione dovrebbe riconoscere nuovamente Tel Aviv come capitale di Israele, mossa che il diplomatico ha definito “più controversa di quella di Trump”. L’uomo ha poi ribadito di non ritenere possibile che un politico statunitense, di qualsiasi partito, oserebbe prendere una posizione del genere, “completamente contraria alla realtà”.

Secondo The Times of Israel, negli Stati Uniti, sin dal 1995, entrambi i partiti al Congresso hanno sostenuto la decisione di spostare l’ambasciata nazionale a Gerusalemme, ma i presidenti che si sono succeduti da allora si sono sempre tirati indietro, per paura di peggiorare le tensioni nella regione e di pregiudicare i negoziati tra palestinesi e israeliani. I primi, infatti, considerano Gerusalemme Est come la capitale del loro futuro Stato, mentre Israele considera tutta la città sua capitale indivisa. Trump ha spiegato che, con la sua decisione, ha rimosso il punto di scontro fra le due parti, permettendo così alle trattative di andare avanti, ma i palestinesi hanno risposto votando contro i tentativi statunitensi di ravvivare i negoziati. La Palestina, infatti, ha già respinto un piano di pace statunitense che l’amministrazione Trump ha solamente anticipato, ma non ha ancora pubblicato.

Durante l’intervista rilasciata al giornale, che è vicino al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ed è di proprietà di un finanziatore di Trump, Sheldon Adelson, Friedman ha dichiarato che Washington non ha intenzione di dire a Israele di evitare la costruzione di insediamenti in Cisgiordania, poiché questi non vengono considerati un ostacolo alla pace coi palestinesi. Tuttavia, il diplomatico ha spiegato che, in qualche caso, gli Stati Uniti potrebbero chiedere al governo israeliano di considerare alcuni limiti a tale costruzione. “Non diremo a Israele cosa fare e cosa non fare. È un Paese sovrano e devono prendere loro queste decisioni. Tuttavia, abbiamo una relazione aperta e di fiducia, discutiamo con Israele di questi piani e lo facciamo dal punto di vista espresso da questa amministrazione, ossia che tali insediamenti non sono un ostacolo alla pace. Se la loro espansione continuerà smodatamente, verranno definiti limiti più grandi al territorio che verrà dato ai palestinesi” ha spiegato Friedman. Prima di diventare ambasciatore, l’uomo è stato tra i donatori dell’insediamento di Beit El, vicino Ramallah.

A differenza delle precedenti amministrazioni statunitensi, che condannavano regolarmente la costruzione di insediamenti israeliani, facendo pressioni su Israele per limitarne la proliferazione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, l’attuale presidenza è stata quasi totalmente silente nei riguardi di questa problematica. Friedman ha spiegato che i funzionari statunitensi, nel momento in cui venivano presentati loro i piani di costruzione israeliana in Cisgiordania, si pronunciavano solamente contro la strategia di sviluppo complessivo, definita tuttavia “ragionevole” dall’ambasciatore stesso.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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