La diplomazia cinese sfida il modello occidentale

Pubblicato il 9 settembre 2018 alle 15:36 in Asia Cina

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La Cina è sempre più nota per la sua abilità di aggiustare e adeguare ai suoi interessi ogni cosa, a partire dal modello socialista che è divenuto prima “socialismo con caratteristiche cinesi” – per indicare il suo allontanamento graduale da quello socialista e l’inserimento di elementi di economia di mercato, pur sempre sotto il controllo del governo centrale – poi “socialismo con caratteristiche cinesi per la Nuova Era” , nuova definizione coniata dal presidente Xi Jinping durante il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese, nell’ottobre 2017.

Il socialismo non è l’unica cosa ad avere “caratteristiche cinesi”, anche il sistema diplomatico della Cina presenta aspetti peculiari che sembrano voler sfidare l’approccio “generalista” diffuso nei Paesi occidentali.

La rete diplomatica cinese conta 170 ambasciate e 10 missioni permanenti nel mondo. Come accade anche per gli ambasciatori dei Paesi occidentali, i funzionari diplomatici cinesi in media restano in carica in una sede circa 3,5 anni.

La grande differenza con il resto del mondo che il modello cinese presenta riguarda, però, le posizioni più alte nelle ambasciate dei Paesi ritenuti dal governo di Pechino più importanti – come Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Giappone, Germania, Brasile, India e Corea del Nord – alla figura dell’ambasciatore “generalista” e pronto a muoversi altrove al termine del mandato triennale, si sostituiscono figure di esperti regionali.

L’attuale ambasciatore cinese in Russia, Li Hui, detiene la sua posizione da un decennio e prima di arrivare a Mosca, ha lavorato prima in Kazakistan e prima ancora come Direttore Generale della DG Affari dell’Europa Orientale e Centrale. Un percorso che lo rende estremamente esperto su tutte le questioni regionali. Una situazione identica si riscontra nel Regno Unito, mentre nelle altre ambasciate maggiori la durata media dei mandati è di 6 anni. L’unico Paese della lista a fare eccezione sembra essere l’India, dove l’ambasciatore viene cambiato con maggior frequenza.

La ragione di questa scelta è che il governo centrale di Pechino seleziona attentamente i diplomatici da inviare nelle ambasciate che ritiene chiave per la sua politica estera ed è evidente che la scelta si riduca a un numero esiguo di persone.

Quali sono le caratteristiche che devono avere i diplomatici di più alto livello all’interno modello cinese fondato su un turnover più lungo della media e una maggiore specializzazione regionale?

I criteri fondamentali per la selezione di queste figure di spicco sono tre: la conoscenza delle lingue straniere e la specializzazione nelle tematiche afferenti a una certa area e l’esperienza lavorativa pregressa. La comprensione del Paese e della regione di destinazione, secondo Pechino, permettono ai suoi diplomatici di tutelare e portare avanti al meglio gli interessi della Cina. Questo criterio sembra stia acquisendo sempre maggiore importanza per il governo centrale cinese. Più della metà degli ambasciatori che hanno ricevuto un nuovo incarico tra il 2017 e la prima metà del 2018 – per un totale di 62 – ha un’esperienza e conoscenze specifiche regionali superiore a quella del predecessore. Per quanto riguarda la carriera pregressa, tutti gli ambasciatori nei Paesi chiave per la Cina hanno ricevuto in precedenza almeno un altro incarico come ambasciatore o sono stati direttori generali o loro vice al Ministero degli Esteri.

Il presidente Xi Jinping ha evidenziato un altro fattore chiave per la selezione dei più alti funzionari della diplomazia cinese: la fedeltà al Partito, ricordando che tutti i diplomatici sono, prima di ogni altra cosa, “quadri del Partito”.

La seconda caratteristica del modello delle ambasciate cinesi è che all’interno di ogni sede diplomatica non tutti i funzionari sono direttamente dipendenti del Ministero degli Esteri, ma vi sono inviati e consiglieri provenienti anche da altri Ministeri e dipartimenti statali che non rispondono direttamente all’ambasciatore, rendendo complessa la gestione.

Il punto di forza della “diplomazia con caratteristiche cinesi” sembra rimanere il focus sulla specializzazione regionale degli ambasciatori e dei diplomatici. Una peculiarità che –unita anche alla conoscenza della lingua dei Paesi di destinazione – può mettere la Cina in una posizione di forza, soprattutto negli incontri vis-a-vis, secondo l’analisi di Sabine Mokry su The Diplomat.

La Cina cerca di comprendere sempre al meglio possibile chi ha davanti prima di iniziare qualsiasi trattativa – diplomatica come commerciale, di alto come di basso livello – se i Paesi occidentali vogliono evitare di essere in una posizione di svantaggio, dovrebbero considerare l’idea di formare diplomatici che conoscano e comprendano la Cina, la sua lingua e la sua cultura almeno quanto le controparti conoscono e comprendono loro.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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