Gli USA hanno incontrato in segreto organizzatori di un golpe contro Maduro

Pubblicato il 9 settembre 2018 alle 13:22 in USA e Canada Venezuela

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Due funzionari statunitensi hanno dichiarato che gli Stati Uniti hanno incontrato in segreto alcuni rappresentanti dell’esercito venezuelano che stavano pianificando un colpo di Stato ai danni del presidente del Paese latinoamericano, Nicolas Maduro.

La notizia è stata riportata dal New York Times, sabato 8 settembre. I funzionari americani avrebbero incontrato i militari ribelli più di una volta dal primo contatto, ma alla fine Washington aveva deciso di non sostenere il golpe, piano che alla fine è stato abbandonato dai venezuelani stessi.

Il New York Times ha riportato diversi dettagli degli incontri, ai quali hanno preso parte 11 attuali ed ex funzionari statunitensi e un ex comandante militare venezuelano sanzionato dal governo di Washington per crimini come torture contro i critici, l’incarcerazione di personaggi politici, il ferimento di centinaia di civili, traffico di droga e la collaborazione con le FARC, che gli Stati Uniti considerano un gruppo terroristico. L’uomo ha dichiarato che almeno 3 fazioni all’interno dell’esercito del Venezuela stavano complottando contro il governo di Maduro.

Il primo contatto sarebbe avvenuto quando un rappresentante di uno dei gruppi di ribelli si era recato in un’ambasciata statunitense di una capitale europea. Inizialmente, i funzionari di Washington erano preoccupati del fatto che la richiesta di un incontro avrebbe potuto portare all’accusa che gli Stati Uniti stessero cospirando contro il governo venezuelano, ma alla fine avevano deciso di correre il rischio, dopo aver testimoniato il peggioramento della crisi nel Paese. L’amministrazione Trump aveva quindi inviato un diplomatico agli incontri che avrebbe solamente ascoltato quanto i ribelli avevano da dire e non avrebbe negoziato.

Dal primo incontro, avvenuto all’estero nell’autunno del 2017, il diplomatico aveva riportato che i ribelli venezuelani non avevano un piano dettagliato, ma speravano piuttosto che il governo statunitense avrebbe fornito loro idee e una guida. L’ex comandante venezuelano ha dichiarato che i funzionari latinoamericani non hanno mai chiesto né proposto l’intervento militare degli Stati Uniti. Durante il secondo incontro, i venezuelani avevano domandato che Washington fornisse loro radio crittate per comunicare in modo sicuro, tuttavia i funzionari statunitensi avevano respinto la richiesta. Il terzo incontro si era verificato all’inizio del 2018, ma nessuna promessa di supporto materiale era stata fatta, né gli Stati Uniti avevano mostrato segni di sostenere il piano dei ribelli.

L’ex comandante venezuelano ha spiegato che i funzionari militari avevano cercato più di una volta di organizzare un colpo di stato. Inizialmente avevano pianificato di agire a luglio 2017, nel periodo delle elezioni per sostituire l’Assemblea Nazionale con un corpo legislativo a favore di Maduro, chiamato Assemblea Nazionale Costituente. In seguito, i piani erano slittati prima a marzo 2018, e poi dopo le elezioni del 20 maggio. Tuttavia, entrambi i tentativi erano stati sventati poiché i piani erano trapelati. Il New York Times ha spiegato che non è chiaro quanti dettagli i venezuelani abbiano condiviso con gli statunitensi, ma ci sono conferme del fatto che Maduro era al corrente degli incontri segreti.

Riguardo gli incontri segreti, la Casa Bianca non ha rilasciato commenti, ma ha dichiarato che gli Stati Uniti continuano a sostenere “il pacifico e ordinato ritorno della democrazia in Venezuela”. Garrett Marquis, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha affermato che la soluzione alla crisi venezuelana può essere trovata solamente attraverso la ripresa di pratiche democratiche da parte del governo, dello stato di diritto e del rispetto della libertà e dei diritti umani fondamentali. Washington ha altresì sottolineato l’importanza di intraprendere un dialogo con tutti i venezuelani che mostrano di desiderare la democrazia.

Il Ministero della Difesa venezuelano, da parte sua, non ha rilasciato commenti. Tuttavia, il ministro degli Esteri del Paese, Jorge Arreaza, ha pubblicato un commento su Twitter, parlando dei tentativi di invasione nelle nazioni dell’America Latina. “Denunciamo davanti al mondo i piani di intervento e il sostegno alle cospirazioni militari da parte del governo statunitense contro il Venezuela” ha affermato l’uomo.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in precedenza aveva già delineato la possibilità di una opzione militare per risolvere la crisi venezuelana. Ad agosto 2017, il leader della Casa Bianca si era rivolto a diversi consiglieri riguardo la possibilità di invadere il Paese latinoamericano, attirandosi le critiche degli alleati e incoraggiando, allo stesso tempo, i ribelli venezuelani a contattare il governo di Washington.

Il Venezuela, che una volta era uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina, è caduto in una crisi umanitaria ed economica. Il popolo vive in mancanza di cibo e medicine, gli ospedali sono sovraffollati, l’inflazione è alta e si verificano spesso proteste politiche. Il caos e la crisi hanno dato il via a un esodo di massa di venezuelani che cercano riparo nei paesi vicini, aumentando le tensioni nell’area. In molti ritengono che Maduro abbia rovinato l’economia del Paese, ma il presidente ha sempre giustificato le sue azioni denunciando l’imperialismo degli Stati Uniti e il loro desiderio di deporlo. Le relazioni tra Caracas e Washington sono sempre state tese, tanto che è dal 2010 che i 2 governi non sono rappresentati da ambasciatori, l’uno nel Paese dell’altro. Inoltre, da quando è salito in carica, Trump ha imposto una serie di sanzioni su alcuni funzionari di alto livello venezuelani, incluso Maduro stesso e il suo vice presidente.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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