Yemen: Houthi non si presentano a Ginevra, collasso tentativi di pace

Pubblicato il 8 settembre 2018 alle 13:24 in Medio Oriente Yemen

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Le trattative per la pace yemenita sono definitivamente collassate, sabato 8 settembre, dopo 3 giorni di vana attesa della delegazione del movimento Houthi, ma le Nazioni Unite promettono che agiranno con diplomazia.

La mancata comparizione della delegazione Houthi a Ginevra per quelle che avrebbero dovuto essere le prime trattative per la pace negli ultimi 3 anni ha stroncato le speranze di una svolta imminente nella risoluzione del conflitto yemenita. Tuttavia, secondo quanto ha affermato l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ciò non significa necessariamente che il processo di pace sia destinato a rimanere in stallo. Griffiths, che ha moderato le tre giornate di dialogo con la delegazione del governo dello Yemen, ha infatti affermato che, nei prossimi giorni, si incontrerà con i principali leader Houthi a Sanaa, Muscat, in Oman. Durante una conferenza stampa, l’inviato Onu ha inoltre affermato che la delegazione degli Houthi avrebbe voluto essere presente alle trattative di Ginevra, ma “non abbiamo creato delle condizioni sufficientemente corrette per farli venire qui”.

Nella giornata di venerdì 8 settembre, il gruppo degli Houthi aveva fatto sapere che stavano ancora aspettando che le Nazioni Unite garantissero loro che l’aereo sul quale doveva imbarcarsi la delegazione del movimento non fosse ispezionato da forze appartenenti alla coalizione saudita e potesse evacuare alcuni feriti.

Riferendosi al percorso verso la pace, Griffiths, sabato 8 settembre, ha comunque pronunciato parole incoraggianti: “Un nuovo inizio è un momento molto delicato, fragile. Le persone si trovano in un momento in cui forse non tutte le parti in causa sono pienamente impegnate e non vedono risultati immediati dalle trattative. Quindi non considero questa situazione come un intoppo insormontabile nel processo”. Inoltre, l’inviato Onu ha affermato che insieme alla delegazione governativa yemenita si è discusso di misure volte a ricostruire la fiducia nelle autorità, come ad esempio il rilascio dei prigionieri, un maggiore accesso umanitario, specialmente per la città di Taiz, e la riapertura dell’aeroporto di Sanaa. Oltre a ciò, si è raggiunto un accordo riguardo le evacuazioni a scopo medico dalla capitale dello Yemen, Sanaa, che è attualmente sotto il controllo dei ribelli. Tale operazione dovrebbe iniziare entro una settimana con un volo diretto al Cairo, ha spiegato Griffiths, parlando di un “primo risultato”.

Il ministro degli Esteri yemenita, Khaled al-Yamani, che era a capo della delegazione governativa, ha accusato gli Houthi di essere “del tutto irresponsabili” e di cercare di “sabotare le negoziazioni”. Prima di lasciare la città svizzera, Al-Yamani ha altresì affermato che, se i ribelli fossero stati sinceri nei loro propositi, si sarebbero presentati a Ginevra, anche solo per incontrarsi in sale separate. Il ministro ha inoltre criticato pesantemente Griffiths, che è subentrato come mediatore tra le due parti nel febbraio 2018. “Vogliamo che le Nazioni Unite siano più severe nel portare l’altra parte ai negoziati”, ha affermato al-Yamani.

Anwar Gargash, ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti, e dunque membro fondamentale della coalizione a guida saudita di Paesi arabi sunniti, ha pubblicato un Tweet in cui scrive: “Nonostante il serio passo indietro di Ginevra, la retta via è ancora quella di una soluzione politica. Forse ciò che ora è più chiaro per la comunità internazionale è la mancata volontà, da parte degli Houthi, di impegnarsi in buona fede in un simile processo”.

Dopo mesi di negoziazioni con entrambe le parti, Griffiths riteneva che avere i gruppi rivali nello stesso edificio avrebbe facilitato una svolta. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mercoledì 6 settembre, aveva espresso pieno appoggio per gli sforzi di Griffiths nel condurre le consultazioni e trovare una soluzione politica. In una dichiarazione, il Consiglio aveva chiesto una piena attuazione della Risoluzione ONU 2216, la quale chiede agli Houthi di riportare Sanaa sotto il controllo del governo e li invita a smettere di usare lo Yemen come base per attaccare i Paesi vicini. Nonostante ciò, lo stesso giorno dell’emissione della dichiarazione, i ribelli avevano lanciato un missile balistico nella città sudorientale di Najran, ferendo più di 20 persone. Secondo il portavoce della coalizione saudita, il colonnello Turki Al Malki, il missile era stato intercettato dalle forze di difesa aerea, ma i residenti avevano subito lievi ferite quando le schegge del missile erano crollate a terra. Ad oggi, le milizie Houthi hanno lanciato 189 missili balistici verso il Regno e, nonostante la maggioranza sia stata intercettata, questi hanno provocato la morte di un totale di 112 civili.

La guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015, è entrata ormai nel suo terzo anno. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’esistenza di gruppi secessionisti e dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. L’Arabia Saudita ritiene che Teheran si celi dietro il rifornimento di armi ai ribelli yemeniti, nonostante, da parte sua, Teheran abbia più volte respinto tali accuse. Sia la coalizione araba sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Circa 10.000 persone sono state uccise nel corso del conflitto in corso nello Yemen, tra cui 2.200 bambini, secondo le stime dell’Onu, che ha definito la situazione nel Paese la “peggiore crisi umanitaria del mondo”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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