Russiagate: in carcere Papadopoulos, ex consigliere di Trump

Pubblicato il 8 settembre 2018 alle 10:23 in Russia USA e Canada

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L’ex consigliere del presidente americano, Donald Trump, è il primo tra gli indagati a essere stato formalmente condannato per l’inchiesta sul Russiagate, e dovrà scontare 14 giorni di carcere per aver mentito all’FBI.

George Papadopoulos, condannato a scontare 14 giorni di carcere, durante l’udienza nel tribunale di Washington DC ha detto alla corte di essere un cittadino “americano patriottico” che ha commesso un errore dicendo una menzogna. Si era dichiarato colpevole, nell’ottobre 2017, di aver mentito all’FBI riguardo le tempistiche degli incontri avvenuti con i presunti intermediari di Mosca. È il primo ex assistente di Trump a venire arrestato nel quadro dell’indagine sul presunto complotto del Cremlino atto a influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016. Il presidente Trump all’epoca aveva reagito attaccando aspramente l’intera indagine, condotta dal procuratore speciale Robert Mueller.

Nel verdetto, pronunciato venerdì 7 settembre, Papadopoulos è stato altresì condannato a 12 mesi di libertà vigilata, 200 ore di lavori socialmente utili e una multa di 9.500 dollari. Durante l’udienza l’ex consigliere presidenziale ha affermato che la sua “intera vita è stata sconvolta” e che spera, dopo quanto è successo, di avere un’altra opportunità per redimersi. Papadopoulos ha infine concluso dicendo che l’indagine sul Russiagate ha implicazioni globali, e che “la verità conta”.

Fuori dal tribunale, il suo avvocato, Thomas Breen, ha affermato che il suo assistito è stato “uno sciocco” e ha agito “stupidamente” quando ha mentito all’FBI, ma ha anche aggiunto che il presidente degli Stati Uniti ha “intralciato quest’indagine” molto più di quanto avrebbe mai potuto fare Papadopoulos. Secondo l’avvocato, Trump ha ostacolato l’inchiesta riducendola a quanto egli stesso ha definito “una caccia alle streghe” e “fake news”.

Papadopoulos, 31enne, è originario di Chicago e, prima di unirsi alla campagna elettorale di Trump, nel marzo 2016, in funzione di consigliere volontario per la politica internazionale, lavorava come analista nel settore energetico e petrolifero con base a Londra. Nel quadro della campagna presidenziale, l’uomo si è messo in contatto con un misterioso docente universitatio maltese, tale Joseph Mifsud. Il professore gli avrebbe riferito che i russi erano in possesso di materiale compromettente (“sporco”) inerente alla rivale di Trump, l’esponente del partito democratico Hillary Clinton, sotto forma di “migliaia di email”. A quel punto, Papadopoulos aveva riferito l’informazione a Trump, l’allora candidato repubblicano, come anche ad altri membri del team elettorale addetti alla sicurezza nazionale, affermando che egli stesso avrebbe potuto organizzare un incontro con il presidente russo, Vladimir Putin, prima delle elezioni di novembre 2016.

In base a quanto emerso durante l’udienza, dalla ricostruzione dei fatti è emerso che in quelle circostanze, mentre nella stanza qualcuno aveva respinto l’offerta di Papadopoulos, Trump in persona aveva acconsentito con un cenno del capo in segno di approvazione e aveva poi rimesso la questione nelle mani di Jeff Sessions, l’allora senatore e attuale Procuratore Generale, il quale apparentemente apprezzava l’idea e aveva affermato che la campagna elettorale avrebbe dovuto avvalersi di tale strumento. Secondo quanto riferito dallo stesso Papadopoulos alla CNN in un’intervista andata in onda venerdì 7 settembre, Trump avrebbe “fatto un cenno col capo” e “in ogni caso non era preso” dall’idea di incontrare il leader russo, ma, al contrario, Jeff Sessions “era veramente entusiasta”. Nella testimonianza rilasciata da Sessions lo scorso novembre, l’uomo giurava di aver respinto l’offerta di Papadopoulos.

Le autorità americane erano state allertate della pista d’inchiesta verso la metà del 2016, quando Papadopoulos si era lasciato andare parlando dei suoi incontri con il professor Mifsud a un diplomatico australiano durante una bevuta in un pub londinese. L’inviato aveva a quel punto informato gli inquirenti statunitensi. Quando l’FBI lo interrogò, nel gennaio 2017, l’ex consigliere di Trump mentì affermando di aver incontrato due individui con legami russi prima di unirsi alla campagna presidenziale nel marzo 2016, laddove invece li aveva incontrati dopo il suo subentro nel team di Mr. Trump. Di questi due individui, uno era una donna che, secondo Papadopoulos, aveva legami col governo russo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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