Iraq: proteste nel Paese, manifestanti colpiscono consolato dell’Iran

Pubblicato il 8 settembre 2018 alle 15:41 in Iran Iraq

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Le manifestazioni in corso nel sud dell’Iraq si sono intensificate, venerdì 7 settembre, quando i partecipanti si sono riversati contro il consolato iraniano di Basra, mentre altri hanno preso brevemente in ostaggio alcuni lavoratori del vicino giacimento petrolifero.

Dopo 5 giorni di dimostrazioni a Basra, durante le quali sono decedute 12 persone negli scontri con le forze dell’ordine e gli edifici governativi sono stati svaligiati e dati alle fiamme, venerdì 7 settembre i manifestanti hanno fatto irruzione negli uffici del consolato iraniano, danneggiandoli e denunciando l’influenza dell’Iran negli affari politici iracheni. Le forze di sicurezza hanno dichiarato che negli uffici non c’era nessuno al momento dell’entrata dei membri della protesta. Il Ministero degli Esteri iracheno ha dichiarato che l’assalto non ha niente a che vedere con le richieste dei manifestanti. “Attaccare le missioni diplomatiche è inaccettabile e deleterio agli interessi dell’Iraq” ha aggiunto il portavoce del Ministero, Ahmed Mahjoub. Tuttavia, l’Iran ha accusato l’Iraq di non aver agito per proteggere il suo consolato e ha dichiarato di aspettarsi che Baghdad identifichi e punisca gli assalitori velocemente. In seguito, il governo di Teheran ha convocato l’ambasciatore iracheno per tale questione.

L’attacco al consolato iraniano si è verificato qualche ora dopo che la figura religiosa sciita più importante in Iraq, l’ayatollah Ali Sistani, ha fatto un appello per la riorganizzazione radicale della classe politica di Baghdad e per la fine delle violenze contro i manifestanti. Secondo Sistani, che considera le proteste di responsabilità dei leader politici, in Iraq dovrebbe essere formato un nuovo governo.

Il Dipartimento di Stato americano ha condannato, in una dichiarazione, le violenze contro i diplomatici e ha spiegato che tutte le parti, incluse le forze di sicurezza e i manifestanti, devono portare avanti in modo pacifico il loro diritto alla protesta e proteggere i diplomatici e le strutture nelle quali essi operano.

Nella stessa giornata del 7 settembre, a nord-ovest della seconda città più grande irachena un altro gruppo di manifestanti è entrato in una struttura di trattamento dell’acqua connesso al giacimento petrolifero West Qurna 2, gestito dall’azienda russa Lukoil. I partecipanti alla protesta hanno preso in ostaggio 2 impiegati iracheni per circa un’ora, prima di lasciare pacificamente il luogo, secondo quanto comunicato da fonti dell’azienda russa.

A causa delle proteste, fin da giovedì 6 settembre il principale porto marittimo dell’Iraq, Umm Qasr, è stato chiuso. Le manifestazioni potrebbero avere conseguenze serie per il Paese che, come ricorda Reuters, importa la maggior parte delle sue risorse alimentari.

Nei disordini di venerdì 7 settembre sono morti 2 manifestanti e ne sono stati feriti 39, secondo fonti locali sanitarie e delle forze di sicurezza. Inoltre, in serata è stato imposto il coprifuoco, poco dopo le 21 ora locale, ma i residenti hanno continuato anche dopo quell’orario ad assaltare un edificio delle Forze di Mobilizzazione Popolare dell’Iraq. Il consiglio di sicurezza nazionale del primo ministro del Paese, Haider al-Abadi, si è riunito nella stessa giornata delle proteste per indagare sulle vittime. Il premier ha dichiarato di aver ordinato alle forze di sicurezza di agire con decisione contro “gli atti di vandalismo” che hanno accompagnato le proteste.

I cittadini iracheni stanno manifestando a causa del collasso delle infrastrutture, delle interruzioni di corrente e soprattutto della corruzione. La rabbia è inoltre alimentata dall’incapacità della classe politica di formare un nuovo governo dopo le elezioni parlamentari di maggio 2017. Lunedì 3 settembre, infatti, il Parlamento del Paese si è riunito per la prima volta da quando è stato ufficialmente eletto, ma la seduta era stata interrotta dopo un giorno, a causa dell’impossibilità di giungere a un accordo per eleggere un presidente e il primo ministro. Sabato 8 settembre, il leader ad interim del Parlamento ha convocato i legislatori per un incontro di emergenza per discutere delle proteste.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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