USA: disordini in Nicaragua sono una minaccia alla sicurezza della regione

Pubblicato il 7 settembre 2018 alle 6:14 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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L’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha dichiarato, mercoledì 5 settembre, che Washington considera i disordini civili in Nicaragua una minaccia per la sicurezza della regione e teme che la repressione governativa delle proteste possa causare un esodo di persone analogo a quello che si sta verificando in Venezuela o in Siria.

“Quando i diritti umani vengono negati, la violenza e l’instabilità che ne derivano si riversano oltre i confini”, ha affermato la Haley in un discorso davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sottolineando che, se la situazione in Nicaragua continuasse a peggiorare, potrebbe causare un picco di migranti in fuga verso i Paesi vicini. Con riferimento ai flussi migratori, l’ambasciatrice americana ha altresì paragonato la situazione in Nicaragua a quella in Venezuela da cui, secondo l’UNHCR, più di 1,6 milioni di persone sono fuggite dal 2015, e a quella in Siria, da cui si stima che 5,5 milioni di rifugiati siano fuggiti dall’inizio della guerra.

Il ministro degli esteri nicaraguense, Denis Moncada, ha replicato che nel Consiglio di Sicurezza “c’è consenso sul fatto che il Nicaragua non rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali”. Al contrario, secondo Moncada, il Nicaragua è un modello di sicurezza nella regione per la sua lotta contro il crimine organizzato. Pertanto, secondo il ministro nicaraguense, includere il Paese nell’agenda del Consiglio di Sicurezza è stata una violazione del diritto internazionale. Nella stessa giornata del 5 settembre, il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, in un discorso tenuto nella capitale Managua, ha replicato che, se gli Stati Uniti “vogliono aiutare la popolazione del Nicaragua” e “se vogliono contribuire alla pace, la cosa migliore che possono fare, e che dovrebbero fare, è non interferire in Nicaragua e rispettarlo”.

Il Consiglio di Sicurezza si è diviso sull’intervento dell’ambasciatrice Haley. Mentre i rappresentanti della Russia, della Bolivia e del Venezuela hanno sostenuto le affermazioni di Moncada, ribadendo che la situazione nel Paese non sta minando la stabilità della regione, il rappresentante del Costa Rica ha messo in luce la situazione attuale nel suo Paese che sta affrontando un “aumento significativo” delle richieste di asilo da parte dei nicaraguensi da quando sono iniziate le proteste. Circa 12.830 nicaraguensi hanno richiesto asilo nel vicino Paese centramericano nei primi otto mesi dell’anno, ma secondo le cifre delle Nazioni Unite, sono almeno 23.000 i nicaraguensi fuggiti in Costa Rica, da quando le manifestazioni anti-governative sono iniziate nel Paese, ad aprile. I nicaraguensi che fuggono in Costa Rica sono principalmente studenti che, in quanto protagonisti delle proteste contro il governo di Ortega, sono il bersaglio principale della repressione governativa. Il profilo di tali immigrati costituisce una sfida per il Costa Rica, che deve fare i conti con un’immigrazione di livello più alto e con immigrati alla ricerca di impieghi più stabili e di livello migliore, mentre l’economia del Paese centramericano rallenta.

Le manifestazioni anti-governative in Nicaragua sono iniziate il 18 aprile a causa delle proteste dei cittadini contro una controversa riforma della sicurezza sociale che, oltre ad aumentare i contributi, imponeva una tassa sulle pensioni e riduceva i sussidi di welfare. In seguito, tuttavia, le proteste hanno sfociato in una più ampia opposizione contro Ortega, che è in carica dal 2007. Da quando sono iniziate le proteste, più di 300 persone sono rimaste uccise e 2.000 ferite nella repressione della polizia e dei gruppi armati nicaraguensi. L’esecutivo nicaraguense attribuisce lo spargimento di sangue a settori violenti dell’opposizione che tentano di eseguire un “colpo di stato”, mentre gli avversari di Ortega affermano che è dovuto alla repressione violenta dei manifestanti da parte delle forze filogovernative, paramilitari e di polizia. 

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Roberta Costanzo

di Redazione

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