Qualcuno fermi Trump: un nuovo attacco dalle stanze della Casa Bianca

Pubblicato il 7 settembre 2018 alle 10:28 in USA e Canada

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Un alto funzionario dell’amministrazione Trump, in condizione di anonimato, ha pubblicato un articolo sul New York Times che delinea l’amoralità di un presidente “impulsivo, aggressivo, meschino e inefficiente”. Un altro duro colpo per l’amministrazione Trump, in una lettera che Sicurezza Internazionale analizza per i propri lettori.

Il clima di tensione estrema tra il presidente Donald Trump e alcuni membri della sua stessa squadra è esploso negli ultimi giorni. La situazione è degenerata a partire dal 4 settembre, quando il Washington Post ha pubblicato alcuni estratti del prossimo libro di Robert Woodward, “Fear: Donald Trump in the White House”, in cui l’autore dipinge un quadro paradossale delle stanze più intime della Casa Bianca, con gli assistenti anziani costretti a togliere documenti ufficiali dalla scrivania del presidente, in modo che questo non arrivi a firmarli e con la speranza che finisca per dimenticarsene. Il nuovo articolo-scandalo, pubblicato il 6 settembre dal New York Timesracconta episodi simili e getta ulteriori ombre sull’operato del presidente Trump, da una parte, mentre solleva, dall’altra, questioni sulla legittimità delle azioni furtive portate avanti da alcuni membri del suo staff.

Il Times, in apertura all’articolo, sottolinea l’eccezionalità di un avvenimento di questo genere. La decisione di pubblicare un articolo anonimo è definita rara, ma necessaria, poiché l’autore è un alto funzionario dell’amministrazione Trump, la cui identità è nota unicamente ai vertici del quotidiano e il cui lavoro risulterebbe compromesso da tale divulgazione. Eileen Murphy, una portavoce del Times, ha dichiarato: “Siamo incredibilmente orgogliosi di aver pubblicato questo pezzo, che aggiunge un valore significativo alla comprensione di ciò che sta accadendo nell’amministrazione Trump, da parte di qualcuno che conosce bene la questione”. Il quotidiano ha comunicato che molte delle firme autorevoli che si occupano di Casa Bianca non sono state informate sull’identità del funzionario.

Un’analisi del contenuto dell’articolo e delle reazioni che ha scatenato è centrale per comprendere le tensioni che attraversano Washington, ad un mese dalle elezioni di medio termine, che si terranno il 6 novembre. Secondo l’alto funzionario anonimo, Trump starebbe infatti affrontando, durante la sua presidenza, una prova mai affrontata prima da nessun altro leader. Le indagini giudiziarie incombono su Trump, il Paese risulta diviso riguardo la sua leadership e il partito repubblicano, del quale l’autore del testo suggerisce numerose volte di fare parte, rischia di perdere alle elezioni di novembre a favore di un’opposizione che viene definita “ostinatamente in rovina”. Questi però non sarebbero i problemi principali del Paese. Il problema, non viene neanche compreso a pieno dal presidente stesso – secondo l’anonimo alto funzionario – ed è che Trump non ha alcun controllo della Casa Bianca. Come già delineato dalle anticipazioni del nuovo libro di Woodward, molti degli alti funzionari della sua amministrazione starebbero lavorando diligentemente dall’interno per ostacolare parte del programma di Trump e per arginare le sue peggiori inclinazioni. “Lo so bene. Sono uno di loro”, dichiara l’autore dell’articolo.

Il funzionario ci tiene però a specificare che quella di cui sta parlando non è una “resistenza” popolare di sinistra e che le personalità ostili a Trump condividono molte delle recenti politiche, poichè ne sarebbero autori, più di quanto lo sia il presidente. Le loro manovre sarebbero risultate in politiche che hanno già reso l’America “più sicura e più prospera”. A spingere questa “silenziosa resistenza” ad agire è, invece, il dovere nei confronti degli Stati Uniti d’America e il fatto che Trump continui ad comportarsi “in maniera dannosa per la salute della repubblica”. I membri dell’amministrazione hanno quindi promesso che, “fino a quando non avrà terminato il suo incarico”, faranno tutto il possibile per preservare le istituzioni democratiche americane. Anche se questo significa agire nell’ombra per contrastare gli impulsi più sbagliati di Trump, che viene definito come “amorale”. Non vi sarebbe alcun “principio comprensibile a guida dei suoi processi decisionali”. Inoltre, sebbene sia stato eletto come Repubblicano, il presidente ha mostrato pochissime affinità con gli ideali a lungo sostenuti dai conservatori: libero pensiero, libero mercato e liberi individui. L’autore lamenta che Trump si sia limitato a citarli o, nel peggiore dei casi, li abbia apertamente attaccati. 

Il tipo di leadership del Presidente Trump, si legge ancora, è “impulsivo, aggressivo, meschino e inefficiente”. Le sue azioni sarebbero “capricci” e nella Casa Bianca, come nei dipartimenti e nelle agenzie dell’esecutivo, i più alti dirigenti confessano in privato la loro quotidiana incredulità nei confronti dei commenti e delle azioni del comandante in capo. Le decisioni prese da Trump risultano quindi essere “incomplete, male informate e a volte sconsiderate”. Il funzionario anonimo cita le lamentele di un collega, in una spirale contro il presidente che sembra non dargli tregua. “Non c’è letteralmente modo di prevedere se cambierà idea da un minuto all’altro”. Tuttavia, gli americani possono essere rassicurati dal fatto che ci sono “oscuri eroi”, dentro e intorno alla Casa Bianca, che “si sono spinti molto in là”, per il bene della nazione. “Ci sono degli adulti in queste stanze”, rassicura l’anonimo funzionario, che continua “siamo pienamente consapevoli di cosa sta succedendo. E cerchiamo di fare ciò che è giusto anche quando Donald Trump non fa lo stesso”.

Il risultato è una presidenza schizofrenica, il cui esecutivo prende decisioni in modi contrastanti. Viene citato l’esempio della politica estera. “In pubblico e in privato, il presidente Trump mostra di preferire autocrati e dittatori, come il presidente russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong-un, e non dimostra un sincero apprezzamento per ciò che ci lega alle nazioni affini, nostre alleate”. Però, da parte sua, l’amministrazione sta agendo diversamente. Si cita il caso dell’espulsione dei diplomatici russi, come ritorsione per l’avvelenamento di un’ex spia russa in Gran Bretagna, decisione sulla quale il presidente si sarebbe trovato in estremo disaccordo, secondo questa versione dei fatti. Tuttavia, la sua squadra di sicurezza nazionale, più consapevole del presidente stesso, avrebbe fatto si che tali provvedimenti fossero eseguiti, così che Mosca potesse essere ritenuta responsabile delle proprie azioni. 

“Questo non è il lavoro del cosiddetto Stato profondo. È il lavoro dello Stato stabile”, si legge. Ad un certo punto, ha scritto il funzionario, questa instabilità ha portato il governo a pensare di invocare il 25 ° emendamento, in modo da dichiarare il signor Trump incapace di adempiere ai suoi doveri, ma nessuno avrebbe desiderato una crisi costituzionale. L’autore del testo è ben consapevole che il mandato di Trump finirà, “in un modo o nell’altro” e il loro compito è quello di salvare la situazione, per quanto possibile, il più possibile. In conclusione si rivolge al popolo americano.La preoccupazione più grande non è ciò che il signor Trump ha fatto alla presidenza, ma piuttosto ciò che noi, come nazione, gli abbiamo permesso di farci. Siamo caduti in basso con lui e abbiamo permesso che il nostro discorso fosse privato di civiltà”. E, rivelandoci qualcosa di se stesso, l’anonimo autore richiama alla memoria la lettera d’addio del defunto senatore John MacCain, noto oppositore di Donald Trump, tanto da avergli impedito di partecipare al suo stesso funerale, come parte delle ultime volontà. “Tutti gli americani dovrebbero ascoltare le sue parole e liberarsi dalla trappola del tribalismo, con l’obiettivo elevato di unire i nostri valori condivisi e l’amore per questa grande nazione”. Trump può temere uomini così degni, incalza il funzionario, ma noi dovremmo onorarli. L’invocazione conclusiva è per i cittadini americani, di qualsiasi partito politico. “C’è una resistenza silenziosa nell’amministrazione, fatta di persone che scelgono di mettere il Paese al primo posto. Ma la vera differenza sarà fatta dai cittadini di tutti i giorni che si eleveranno al di sopra della politica, superando le divisioni e decidendo di andare oltre le etichette in favore di una sola cosa: gli americani”.

Secondo il New York Times, Trump è scoppiato di rabbia dopo aver letto l’articolo. John F. Kelly, il capo dello staff, e altri aiutanti si sarebbero precipitati dentro e fuori dall’ufficio stampa cercando di capire come rispondere alle ulteriori accuse diffamatorie. Secondo il quotidiano americano, Trump ha avviato una caccia all’autore e la ricerca dovrebbe aver ristretto il campo ad una mezza dozzina di nomi. Già nella giornata del 6 settembre, la reazione di Trump, durante alcuni eventi pubblici e su Twitter, è stata estremamente rabbiosa. Ha aspramente criticato l’articolo del New York Times che ha definito “un editoriale senza scrupoli” e ha liquidato il libro di Woodward come “un pezzo totale di finzione” e “totalmente screditato”. Ha attribuito i resoconti a ad alcuni media che cercano di distruggere la sua presidenza.“A loro non piace Donald Trump e loro non piacciono a me perché sono persone molto disoneste”, ha riferito il presidente durante un incontro. Trump in seguito ha pubblicato un messaggio su Twitter che diceva semplicemente “Tradimento?” E poi un altro che diceva “Se l’anonimo codardo esiste davvero, il Times deve, per scopi di sicurezza nazionale, consegnarlo al governo subito!”. Il cerchio si stringe intorno al presidente Trump e, alla vigilia delle elezioni di novembre, la decisione finale su questi due anni di amministrazione adesso spetta al popolo americano, mentre il mondo intero aspetta con il fiato sospeso.

Il cerchio, però, potrebbe stringersi presto anche intorno all’autore anonimo, dal momento che Trump ha scatenato una caccia all’uomo all’interno delle proprie stanze. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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