NATO: accoglieremo la Macedonia se referendum confermerà accordo con la Grecia

Pubblicato il 7 settembre 2018 alle 16:19 in Macedonia NATO

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“Siamo pronti ad accogliere il vostro Paese come nuovo membro della NATO”: sono queste le parole che il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, ha pronunciato in seguito ad un incontro con il Primo Ministro della Macedonia, Zoran Zaev, giovedì 6 settembre. Nel fare questa promessa, Stoltenberg ha invitato i macedoni a votare al referendum che si terrà il 30 settembre, necessario per perfezionare la ratifica dell’accordo concluso con la Grecia il 17 giugno. Secondo quanto disposto dal trattato, firmato da Zoran Zaev e Alexis Tsipras, in cambio della decisione di Skopje di cambiare il suo nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”, Atene ha acconsentito a sollevare il veto sul suo ingresso nella NATO e nell’Unione Europea. I risultati dell’accordo non hanno tardato ad arrivare, dal momento che già il 12 luglio la NATO ha invitato Skopje ad avviare i colloqui di adesione. Il 25 luglio questi sono iniziati ufficialmente, con l’arrivo nella capitale macedone di una delegazione della NATO, guidata da James McKee, il direttore per gli Affari europei e globali, allo scopo di dare l’avvio formale alle negoziazioni per l’ingresso del Paese nell’Alleanza Atlantica. In quell’occasione, McKee ha dichiarato che la Macedonia potrebbe diventare il trentesimo membro della NATO entro i prossimi 18 mesi.

L’incontro di giovedì 6 settembre tra Stoltenberg e Zaev è quindi un ulteriore passo avanti di un processo di integrazione già pienamente avviato, che ha avuto la possibilità di iniziare grazie al raggiungimento di un accordo tra la Macedonia e la vicina Grecia, su cui, tra meno di un mese, i cittadini saranno chiamati ad esprimere il loro consenso. Tuttavia, nonostante le possibilità e le porte che la ratifica del trattato potrebbe aprire, ed in parte ha già aperto, come dimostrano i colloqui avviati con la NATO, non tutta la popolazione lo ha accolto con favore. È il caso, ad esempio, del partito di cui fa parte il Presidente della Repubblica Gjorge Ivanov, VMRO-DPMNE. Il partito ha definito l’accordo con la Grecia una “capitolazione nazionale” e per alcune settimane si è opposto alla nomina, in Parlamento, della commissione elettorale che sarebbe stata incaricata di organizzare il referendum. Dopo alcune settimane, VMRO-DPMNE ha sollevato il blocco delle nomine in cambio della disponibilità dell’esecutivo ad approvare un progetto di legge che ha garantito la formazione di un governo tecnico 100 giorni prima della consultazione, per assicurare l’equità e la regolarità della votazione. Tuttavia, il sostegno del partito di opposizione VMRO-DPMNE, anche nei momenti a ridosso del voto, non è da sottovalutare, perché la partecipazione degli elettori dell’opposizione sarà cruciale per il successo della consultazione.  Molti osservatori sostengono che senza la loro partecipazione sarebbe complicato raggiungere la soglia di partecipazione del 50% degli elettori. 

“Questa è un’opportunità storica” ha affermato Stoltenberg, “un’opportunità che capita una volta nella vita, di unirsi alla comunità internazionale, di diventare un membro della NATO, di diventare un membro dell’UE, ma per questo dovete confermare l’accordo sul nome”. Con queste parole, il segretario dell’Alleanza Atlantica ha tolto ogni dubbio sul fatto che l’ingresso nella NATO e nell’UE è strettamente subordinato all’esito del referendum.

Il Presidente della Repubblica, Gjorge Ivanov, ha dichiarato, dopo aver incontrato Sroltenberg: “Credo che il vero posto per la Macedonia sia nell’Unione Europea e nella NATO. Continuerò a sostenere i nostri obiettivi strategici. Ma l’UE e la NATO non possono essere un alibi per un cattivo affare”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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