Mattis a Kabul per discutere progressi in colloqui con i talebani

Pubblicato il 7 settembre 2018 alle 17:11 in Afghanistan USA e Canada

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Il segretario americano alla Difesa, James Mattis, si è recato a Kabul, venerdì 7 settembre, per una visita a sorpresa nel Paese asiatico, finalizzata a incontrare il nuovo comandante delle truppe americane e della NATO in Afghanistan, il generale Scott Miller, e discutere i progressi conseguiti nei colloqui con i talebani.

Innanzitutto, Mattis, accompagnato nella sua visita dal capo del Joint Chiefs of Staff Marine, il generale Joseph Dunford, incontrerà il generale Scott Miller, ex capo del Joint Special Operations Command e comandante, dal 2 settembre, delle forze della NATO e delle truppe americane operanti nel Paese asiatico nell’ambito, rispettivamente, dell’Operazione Resolute Support e dell’Operazione Freedom’s Sentinel. La prima è la missione guidata dalla NATO nel Paese asiatico, lanciata l’1 gennaio 2015, a seguito del completamento della International Security Assistance Force (ISAF), alla fine del 2014, e rinnovata in occasione del vertice NATO di Varsavia nel 2016. La Resolute Support è una missione che non prevede combattimenti e che opera con 16.000 membri provenienti dagli Stati membri della NATO per fornire formazione, consulenza e assistenza alle forze di sicurezza e istituzioni afghane. L’Operazione Freedom’s Sentinel, invece, è la missione americana che opera nel Paese asiatico in coordinazione con la Resolute Support, e che fa parte della missione permanente della NATO in Afghanistan. La Freedom’s Sentinel è stata lanciata, sotto l’amministrazione Obama, l’1 gennaio 2015, quando gli Stati Uniti hanno concluso 13 anni di operazioni militari in Afghanistan sotto l’Operazione Enduring Freedom. L’Operazione Freedom’s Sentinel è stata lanciata su invito del governo afghano e con il sostegno del popolo afghano per mantenere una limitata presenza militare americana sul territorio, allo scopo di preservare i progressi conseguiti nel Paese. Duplice l’obiettivo dell’Operazione: portare avanti l’attività di addestramento, consulenza e assistenza alle forze afghane, e l’attività di antiterrorismo contro ciò che restava di Al Qaeda.

Il segretario americano ha discusso altresì dei progressi nei colloqui con i talebani. Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno intensificato i raid aerei in Afghanistan e hanno inviato migliaia di unità aggiuntive tra le fila delle truppe afghane per consigliare e addestrare le forze locali, in linea con la nuova strategia militare adottata dal Pentagono e volta ad aumentare le pressioni sui talebani per indurli a cedere. Poiché i talebani non si sono mostrati disposti ad accettare la resa, Washington ha elaborato altresì alcuni piani volti a condurre i talebani e il governo afghano al tavolo delle trattative. Tali sforzi non hanno, per il momento, condotto agli esiti sperati e la guerra in Afghanistan, che dura ormai da 17 anni, rimane il conflitto più lungo che abbia coinvolto gli Stati Uniti.

Con riferimento ai colloqui con i talebani, tuttavia, Mattis si è dichiarato fiducioso dal momento che l’apertura di “alcune linee di comunicazione”, fa del processo negoziale qualcosa di più di un “miraggio”. Il funzionario americano, inoltre, ha sottolineato che, “per quanto strano possa sembrare”, la NATO e i talebani si trovano dalla stessa parte nella lotta allo Stato Islamico. Il generale Dunford, da parte sua, ha confermato le parole di Mattis, aggiungendo che l’obiettivo di Washington è “convincere i talebani che non possono vincere sul campo di battaglia e che devono impegnarsi in un processo di pace”. Anche il governo americano ha raccomandato ottimismo in merito ai colloqui con i talebani, individuando nel loro consenso alla tregua di giugno un segnale positivo in vista di un processo politico di riconciliazione.

La visita di Mattis in Afghanistan, peraltro, arriva in un momento in cui il governo afghano si trova a dover affrontare diverse “turbolenze” politiche. Le dimissioni del consigliere per la sicurezza nazionale, Hanif Atmar, arrivate il 25 agosto, sono emblematiche delle divisioni interne al governo afghano. In particolare, secondo alcuni osservatori, le dimissioni di Atmar si spiegano alla luce della volontà di quest’ultimo di sfidare l’attuale presidente afghano, Ashraf Ghani, nelle elezioni presidenziali previste per l’aprile 2019. Le elezioni parlamentari, invece, si svolgeranno ad ottobre di quest’anno. “Sarei sorpreso se accadesse qualcosa di importante sul fronte della riconciliazione prima delle elezioni presidenziali del prossimo anno, perché i talebani semplicemente non vedono il governo come una forza credibile”, ha spiegato Michael Kugelman, membro del think tank americano, Wilson Center, riportato da Reuters.

Il 4 settembre, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha annunciato di aver nominato l’ex ambasciatore americano in Afghanistan, Zalmay Khalilzad nuovo inviato speciale del Dipartimento di Stato in Afghanistan, per occuparsi dello “sviluppo delle opportunità per far sì che gli afghani e i talebani giungano a una riconciliazione”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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